DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
venerdì, 28 agosto 2009

L'ALTRO SGUARDO - testi di Renzia D'Incà

C'è una volontà tenace, nella poesia di Renzià D'Incà, di contrastare il dolore. Anche e soprattutto quello più subdolo, quello che si traveste da dovere, da convenzione consolidata, da presupposta Santa Inquisizione e Purificazione di colpe antiche e moderne, peccati più o meno originali ma sempre additati come atti di sfida da scontare. Per contrastare il dolore si può tentare di ignorarlo, schivandolo, camuffandolo, ricoprendolo di vesti posticce di immagini e di parole, oppure, con metodo opposto, si può provare a guardarlo negli occhi, per iniziare il cammino verso una forma di dialogo, una comunicazione: percorrendo in punta di piedi la stretta linea di confine che separa la forma altra, eterogenea, dall'abisso degli specchi, l'immedesimazione, la voglia di essere risucchiati da un gorgo. La sintesi mirabile di questo incontro-scontro tra l'io e l'opposto del sé, Renzia D'Incà l'ha offerta nei versi de Il Basilisco, un libro che ha ottenuto riscontri significativi, proprio per la capacità di proporre un approccio diretto alla necessità e al rischio di fare i conti con una parte oscura che attrae e respinge, affascina e inorridisce. Propongo qui in Dedalus qualche stralcio di testi tratti sia da Il Basilisco che da altri volumi editi dalla D'Incà. Ho tratto le liriche qui proposte dal sito della poeta di origine veneta da tempo residente in Toscana. Il sito della D'Incà, www.renziadinca.com, mi è parso anch'esso coerente con il suo modo di scrivere e di rapportarsi al mondo della poesia e al mondo tout court: sobrio, funzionale, attento all'estetica ma alieno ai fronzoli fini a loro stessi. Lo stesso atteggiamento, la stessa volontà di rivelarsi senza mai abdicare del tutto al diritto di conservare quel filo di mistero che è rispetto per la sacralità della persona e della poesia , l'ho trovata anche nei versi che propongo qui di seguito. Renzia D'Incà chiama il lettore a confrontarsi assieme a lei con il bello e l'orrendo, l'arte e l'assurdo, l'anelito all'eccelso che incontra sulla sua strada il becero, il violento, il nemico giurato di tutto ciò che è armonia: questi ostacoli ottusi, questi avversari tenacemente ottusi, l'autrice li contrasta con le armi che le sono proprie: l'intelligenza, l'ironia, la capacità di restare con i piedi per terra senza smettere di sognare nuvole baciate dal sole. E' ancora L'altro sguardo, titolo di un suo libro di qualche tempo fa, a costituire l'arma privilegiata di esistenza e resistenza. Ed è uno sguardo che coinvolge, quello di Renzia D'Incà, per le verità che sa proporre mentre dichiara, solenne e serena, "Io sono un'insostenibile bugia". E forse non è casuale l'uso di un'aggettivo che si pone in parallelo alla leggerezza dell'essere di Kundera. Una "guerrigliera delle parole", che ha il coraggio di osservare che "noi siamo l'amore e gli inferni domestici", ma che sa anche dire, e dirsi, tramite la poesia e la fedeltà ad essa: "io non sono un desiderio imploso/ e nemmeno una bruciante vendetta/ Sono la necessità/ che sopravvive ai sogni". I.M.


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   RENZIA D'INCA'

Brani estratti
Da L'altro sguardo (Baroni, Viareggio 1998)

...L'altro sguardo...


*

io non sono un desiderio imploso
e nemmeno una bruciante vendetta

Sono la necessità
che sopravvive ai sogni

*

io emigrante in terra di nessuno
coincidenza di opposti
convivo tra opposte polarità
io somma di numeri negativi
che fa sempre zero
luogo geometrico dove non mi incontro mai

oscuro presentimento fa di me un fuori legge
avverto clamore di poteri precostituiti
( non lavoro per bande
né per confraternite segrete)
-che sarà di me-

allaccio resistenze misteriose con gli angeli
per sollevarmi un pò da terra
ciclopica gravità mi sbatte al suolo
cado e mi rialzo con dignità
-almeno così m'illudo-

intanto la Storia passa sottotraccia
alla mia vita
ed io lancio per mare non informatico
segnali di vita in bottiglia cosmica

*

io sono
un'insostenibile bugia

un ghirigoro a lapis
sopra le certezze di un'adolescenza antica

io sono ciò che resta
del precipitato di nebbie alpine
corpuscolo di smog
atomo radioattivo cesio 173
sono la derivata alchemica
di un singhiozzo femminile
e una bestemmia paterna

sono la linea retta
fra due punti
A come abbandono
B come bambino

*

mi fanno paura la carne e il sangue
le pozzanghere scure
la notte dove tutte le vacche sono grigie
mi fanno orrore le siringhe
gli strumenti di tortura
la Prozac-felicità
e la porno-noia
Cosa ci rimane in fondo
che cosa ci consola
una sagace follia (?)

*

noi siamo ciò
che siamo stati

la memoria non serve a vivere
serve a non dimenticare
che siamo fallibili e soli
a scegliere fra luce e tenebra

noi torneremo sempre
nell'esatto punto
in cui è iniziato il nostro viaggio
condannati ad essere decisi
dagli eventi che ci hanno partorito

noi siamo l'amore e gli inferni domestici
da cui ci siamo illusi
di aver preso le distanze
in volo solitario

noi siamo sempre ciò che siamo stati
anche se ci merita un destino migliore

e la memoria serve solo a ricordarci
che il nostro viaggio è un eterno ritorno
dalla notte in corsa cieca incontro
a un'eterna notte

*

quando le parole annegano il discorso
meglio sostare sulla soglia del non dire
ad ascoltare il silenzio
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Brani estratti
Da Il basilisco (Edizioni del leone, Venezia 2006)

l'amante è più divino dell'amato
perché Dio è nel primo ma non nell'altro

(Platone  - Simposio)


  • Il basilisco

    ho incontrato il tuo occhio
    sulla soglia e sono morta
    morta di paura morta di voglia

    da qual momento in poi
    cessato mai ho d'amarti
    tu di perseguitarmi

    a stanarti tento
    con la penna del disamore
    straziarti vorrei che delle carni
    tue mai sazia mi sento
    T'offro in dono materia pulsante
    'per tua grazia ricevuta'
    parola distillata grondante

    a te consegno i resti
    del pasto inconsumato
    ed agli amanti degli amori
    incorporei surrogati devastanti

    *

    smottamenti bradisismi
    incrostazioni, nel magma
    semantico pulviscolare
    caotico nascente
    vedi tu forse qualcosa?
    Io niente. Niente di niente

    *

    chiedo chi sei chi sono
    e perché tu perché noi
    e noi due e perché perché
    non altri ma io e te
    -ed io da te-
    perché noi e l'altro
    l'altra da me e da te

    Così nell'arte del domandare
    sfinita muoio nello scortichìo
    delle mie futili parole inutili
    disperate sgorgoglianti
    arcane frantumate umilianti

    *

    niente addosso niente dentro
    iato silenzio sfinimento
    una quieta dissolvenza
    una funebre dissonanza
    vuoto di senso discrepanza

    *

    tu solo e sola anch'io
    vuota la stanza
    dilagante l'inappaganza
    manca il desiderio
    latita la danza

    *

    ti guardo non m'ascolti
    ti sento e non mi vedi
    è un dialogo fra ciechi
    visione fra sordi
    discorso d'animi dissolti

    *

    mio dolcissimo amante
    mio lutto, mio patèma,
    forse schiavo sei ancora
    e di me innamorato perso
    mio re dell'universo?

    *

    e si fa gioco e si fa alleanza
    e si canta ancora, io e te insieme
    gemelli disuguali, placide iene
    tu il torturatore ed io la torturata
    tu io principe ed io la fata

    *

    figlia tua bestia scannata
    puerile ribelle disonesta
    accoglimi ancora fra le tue braccia
    lesto che aspetti, fammi
    le fusa, su fammi la festa

    *

    il gioco ricomincia
    oppure è latitanza?
    sono sola, immota,
    e non conosco via
    lingua o danza

    *

    "da un tuo discorso
    da un tuo sospiro
    avulso monco tronco"

    accanisciti dai,
    vuoi farmi ruzzolare?
    Tanto non mi prendi
    Sarai tu stavolta
    a cadere, tu a farti male

    *

    bambina mia
    non si può fare
    lo sa, è proibito
    sarebbe un incesto

    Padre o amante
    -chiunque tu sia-
    per me questo
    è un sottile pretesto
    un invito manifesto
    ---------------------------------------------

Brani estratti
Da Camera ottica (Baroni, Viareggio 2001)

  • Emicrania

    La dura madre ospita
    affilata spada
    nei crepacci del cervello
    Non sono padrona d'altro
    che di un dolore pelvico
    che come ferita inguinale mi trapassa
    ma decentrata in alta sfera
    intellettualizzata
    così conforme del resto
    a donna di pensiero
    Mi compiaccio
    Sola vegeto sul suo nobile alato
    cerebro occidentale emisfero

    Logos trash (sul cavalcavia)

    Ah, l'Amore
    le cui forme
    (I corpi) dissoluti-dissolti

    Anime chiare (I corpi)
    anime vele
    autentiche come chimere

    Anonime aporie
    gesti irrisolti
    pendenze trascorsi-morti

    Volti assassini
    seni cosce
    sembianze di cielo

    Putrefazioni
    storie d'asfalto
    esondazioni d'organi
    fognature dissepolte

    Psicanalisi post femminista

    E' il punto G che conta
    il cerchio l'O di Giotto
    sostare sulla soglia
    con la porta socchiusa
    Ehi, dico, piano
    non occorre scardinare
    che non c'è serratura

    Brigatista d'immagine

    Guerrigliera delle mie parole
    gestivo uno sguardo diritto
    e ti schiacciavo il naso contro il muro
    sul mio Wonderbra che ingessa
    per farti finalmente guardare
    al muro in orizzontale appesa

    Ora che il fiume si è seccato
    con te spartisco il pane nero
    l'assassinio del discorso rotto
    In fiamme le parole vanno a ruba
    giù per il sentiero della trama
    sconnesse hanno perso il filo
    levata l'armatura
    ohi mi s'è smagliato il seno!
postato da: ivanomugnaini alle ore 15:52 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: , baroni, editi, edizioni del leone, renzia dincà, baroni editore

Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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