Mi è capitato varie volte di leggere la poesia di Rossella Tempesta, ed in ogni occasione, alla fine, la sensazione è stata di appagamento: un inquieto, vivido piacere, una tensione orientata verso un luogo dell’essere, forse reale, forse utopico, ma pensabile, quindi umano. Tra le cascate gelide della poesia sterilmente spettrale e quelle contrapposte ma non meno micidiali della poesia consolatoria ad ogni costo, c’è una terra di mezzo, per fortuna, un sentiero da percorrere lentamente gustando ogni passo: è quello della poesia in grado di motivare piacere e dolore, e il loro eterno, appassionato amplesso. E’ il caso, quest’ultimo, anche della lirica di Rossella Tempesta. Parte sempre da sfondi e situazioni semplici, familiari. Terreno, si sa, potenzialmente più letale delle montagne dell’Afghanistan o dei vicoli di Baghdad. Questo lo sa bene, l’autrice, conosce il dolore e l’assurdo, ne sa a memoria l’odore, ne percepisce chiaramente l’assenza e la presenza. Ma, senza vane acrobazie linguistico-sintattiche, con una volontà autentica che riesce a trasmettere con un dettaglio, una sfumatura, un richiamo all’essenza tenace di ciò che ci rende umani, è capace di cercare sempre il sole tra le nuvole, anzi quel luogo nel sole che non importa che esista o meno, concepirlo rende la vita vivibile, e, a momenti, per quanto possa perfino spaventare il concetto e la parola, felice. Sempre ad occhi bene aperti, lottando anche nel sociale, nel civile, sul fronte quotidiano della convivenza. Una poesia, quella di Rossella Tempesta, capace di tenersi a debita distanza sia dalla banalità che dall’asprezza immotivata. Con il gusto di celare e ritrovare il sapore della vita in frammenti di versi che rivelano istanti di senso e sana sensualità. I.M.
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ROSSELLA TEMPESTA
In assenza del suo odore, della traccia luminescente nella notte
in assenza dei loro fremiti e respiri e battiti veloci
Mondo Feroce non saprei attraversarti
- neppure un’ora di sonno -
Mondo Male Feroce, mio cuneo scheggia conficcata
E tu Belva industriosa, mangiatore di creature vive
onnivoro e vampiro d’aria e di sangue trasparente
linfa che per dignità non scorre più neppure
e bianca è la morte bianche le bare
sbiancata la pelle degli ammalati consumati
da te avido immondo che consumi e rimetti e rimangi il tuo sterco ed il tuo bolo
e tutto ti diviene
oro.
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Sfinisce questa foga
del tendere strainutile
a mete travisate
di corpi rilucenti
di macchine potenti
e coiti inenarrabili
Ti dico: sono stanca,
ho voglia di spiazzare
le loro aspettative
lasciandomi dormire,
senza più gareggiare.
Più nuda di una perla
nel fango del porcile
ho preso a camminare
fra cose nude e nere,
le loro cose care
il frutto di una vita:
plastiche e peli lucidi
e tetti e lingotti
e urne cinerarie.
Ti dico: sono stanca,
non posso più restare,
sono sfuggita al senso
di correre, sgobbare
senza poi far l’amore,
al massimo scopare.
Tenetevi le stole,
le uova di storione
io voglio andare al sole,
passatemi a trovare.
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Infilo gli occhi nel verde
non vedo più la strada, sfuggono le case.
Così il mondo è già completo, solo distese verdi,
file di alberi immensi e alberi soli e immoti.
Perfette sono le siepi e i rampicanti
perfetti gli ikebana di sterpi e fiori
Sono lontana, sono una foglia
un tronco una farfalla.
Solo per il tuo canto ritorno.
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S’è alzato il vento
ma lievissimo; restituisce appena
una sembianza di vita alle cose.
Che giorno fermo e grigio, pare uno di quei tre sul Cranio.
Dunque se la storia è vero si ripete
si può sperare una resurrezione
dei nostri animi stanchi, delle braccia cascanti lungo i fianchi.
Si può sperare un temporale immenso
che svegli dal torpore, con boati e scrosci e livore dei cieli
Si può sperare di avere un’altra anima
e dire basta a questa sofferenza.
Si è alzato il vento…
A me e ai lettori che accolgono volentieri quanto c'è di autentico nel mondo della scrittura, Mariella Bettarini ha fatto il dono di un'antologia solida e corposa che racchiude scritti e pensieri che spaziano nell'arco di una vita, quasi cinquant'anni di frequentazione assidua e appassionata con la poesia. Mi sono sentito molto solidale con Sisifo: un compito non facile, il mio, quello di sintetizzare in un unico post di Dedalus una tale abbondanza e ricchezza di spunti, un percorso così lungo, vario e fertile di sbocchi, incontri e diramazioni. Ma sono un Sisifo contento: per quanto imperfetta e lacunosa possa risultare la mia personale scelta nel mare magnum dei lavori poetici di Mariella Bettarini, avrò in ogni caso il piacere di proporre a chi segue le peregrinazioni di Dedalus un'autrice che ha fatto della serietà e della coerenza punti di forza preziosi. C'è un filo rosso che lega le numerose raccolte e le sillogi che ha dato alle stampe: c'è una fedeltà a idee e ideali spesso osteggiati dal potere e dalla maggioranza dei cosiddetti "benpensanti". Una battaglia, tuttavia, condotta senza perdere l'essenza della generosità e di una dolcezza attenta, ad occhi bene aperti, pronta ad aprirsi e a chiudersi, a dare o a negare. Senza estremismi, sempre, e senza negare ai tempi e alle epoche il diritto di mutare. Ma anche, con uguale costanza, senza cedere a facili compromessi, nel mondo della scrittura e in quello ad esso correlato, la vita. Per parlare di un libro di quasi novecento pagine, e di un'esistenza intera dedicata alla scrittura, ci sarebbe bisogno di ben altro che di queste brevi note. Spero tuttavia di essere riuscito almeno a comunicare a chi legge l'essenza, il significato più profondo, al di là dell'indubbio valore letterario dei testi, del percorso di Mariella Bettarini. Il suo è un sincero "silenzio scritto", una ribellione a ciò che contrasta e offusca il diritto alla bellezza e alla libertà. E' un farsi muta per poi sussurrare e urlare tramite la parola, strappata al tempo e all'effimero, lasciata come testimonianza costante di amore verso il mondo, nonostante tutto, e verso la poesia che, a dispetto di tutto, è ancora nelle parole e nelle cose. L'invito ai visitatori e ai lettori di Dedalus è quello di cercare ulteriori informazioni sulla sua antologia poetica A PAROLE - IN IMMAGINI, realizzata assieme a Gabriella Maleti, artista e poetessa a lei legata da un lungo e fertile sodalizio poetico. Assieme a Gabriella, Mariella cura le edizioni Gazebo, per i cui tipi è stata pubblicata l'antologia. Anche questa realtà editoriale conferma la coerenza di cui ho detto, e contribuisce a rendere scritti molti silenzi ricchi di passione e di poesia. Perché, come recita il titolo della prima raccolta pubblicata da Mariella, scrivere è l'arte di muoversi sul filo che unisce Il pudore e l'effondersi, lo sguardo e la voce. Della capacità dell'autrice di muoversi con armonia su questo filo, parleranno, meglio di me, i versi che pubblico volentieri qui di seguito. I.M.
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MARIELLA BETTARINI
da LA SCELTA - LA SORTE
(Edizioni Gazebo, Firenze, 2001)
La collettività
sciami - torme - frotte -
stormi: rondini? vespe?
viaggiatori? bambini?
io/tu/tutti?
stuolo vermiglio - capannelli - folle -
turbe di collettivo - genti a flotte - uno più uno
più uno più uno...
amor millanta sé
se
l'or di notte ripopola le stazioni interrotte
e se collima il collettivo
col tuo tu - col il me
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La metamorfosi
fà conto che sussista e si valga la mente
d'un umbratile riconoscersi
che le fibre sappiano
la comunione - la chiamata
che moscerini e farfalle
svolino dentro "dal disio" vocati
che la discendenza sia
un discendere e il passato un risalire
che valgano poco (e
fiocamente]
attinenze - assonanze - affinità (documenti d'oscuro)
che - benché calma calda la voce - il gelo
sia immisurabile
che (noi sommersi - folgorati - persuasi
spenti) s'emani un principio d'identità
ormai rancido
che tardi troppo un esito qualunque -
che (figurato) appaia in contumacia il carro
del fieno e del sole
che il respiro soffra (esso)
la mala gloria e la vanagloria soffochi:
la metamorfosi
sarà di certo già passata indenne - vittoriosa
dentro i nostri corpi di (ex) luce - nel buio
brancolante (di ciò che chiamiamo mente o spirito o
anima - legamento etereo con il carnale)
saremo metamorfosi
noi pure - pure metamorfosi di ciò che incombe
dentro la forma e che tuttavia è già passato -
passa la metamorfosi e non torna
passa il veltro - il tedio
passa
tutto il passaggio (passante) di noi che filiamo
vacui - cui punge vaghezza - la muta vaghezza d'un film
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La poesia talora grida altre chiama - canta - parla - sussurra - urla (talvolta) - discorre e ride ma non prevede la felicità lei - la fascinata l'ammaliatrice dei suoi corifei repressi o sublimati - miscelati o compressi - a torme - a bande - a file di cipressi solitàri - malmessi castrati per il Regno (grida - sussurra lei) per il non "Oraesempre" esiliati (nei misteri - nei misteri - nel fondo - nel fondo monumento di parole) nel più oblungo nel più ovale del mondo la pianta s'è essiccata la pianura gelata l'acqua allaga e rivela sussurra lei ( la vivandiera senza cibo assediata acquartierata senza acqua - bambinella corsara ed equina gazzella)
La bellezza
ah quel filo - quel filo -
la bellezza - il cartiglio sul collo - s'un colle
la verdezza
il deserto - la piaga
che questo mondo è
a coloro che non son suoi (altro inizio)
poi:
veemente - spaesato paesaggio -
casto corteggio - epifania - coraggio
e dopo
carne - corpo fuso nella bellezza - e bellezze
di pietra e cruda asprezza e montagne e città
(che a vicenda si son perse d'udito)
gronda questa luce dagli occhi
dalle orecchie - quel tatto lieve - quel sonoro suono
boschi che bruciano - mostri metropoliti
in cupa mostra
bandiere belle
e belle sonaglière
begli alberi e bei visi
e più sporche riviere
tutto segnato (a fuoco?) o non piuttosto
tutto quanto sognato?
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