E' un luogo ineludibile, Roma; fisico, spirituale, politico, concreto, onirico: paesone ciociaro, smaccatamente e sbracatamente innocuo ed apatico, in apparenza, e, un passo oltre, un grido e un tombino più in là, metropoli pluristratificata, sottilmente mefistofelica, come il sorriso del senatore a vita per antonomasia, quello che continua a ghignare di noi, dei destini che ha orientato e rubato, tra una messa alle sei di mattina ed un incontro col malaffare, con o senza bacio. Ma tant'è. Roma è tutto questo; è un'idea, un ricordo presente e futuro, qualcosa con cui sia chi la ama che chi la odia deve fare i conti. Ignorarla non è possibile: la presunta indifferenza è in realtà una scelta di campo. Un poeta come Franco Buffoni, attento a tutto ciò che di per sé assume un valore metaforico, in grado di gettare luce sul senso delle cose, e sulla sfida di fondo, quella tra l'umanità e il suo contrario, tra l'autenticità dell'essere e, sul fronte opposto, ciò che la nega e prova ad annichilirla, sia essa la guerra, o l'indifferenza, o l'offesa cieca e ottusa contro forme ed esistenze libere nel corpo e nel pensiero, si trova così a scrivere un libro dedicato a Roma, di prossima pubblicazione con Guanda, di cui propongo qui due anticipazioni, significative, scelte dallo stesso autore. Lo sguardo di Buffoni sulla città eterna è attento e accurato, tagliente e lieve, ironico senza rinunciare allo scavo, anche nel senso letterale del termine, la volontà di sondare ciò che si cela sotto la superficie, delle cose, degli splendori e delle macerie, nel cunicolo fascinoso e intrigante fatto di parole dette e alluse, nomi che hanno lasciato una traccia nella Storia o hanno comunque inciso qualcosa di sé sulle mura della morte e della vita. Il tocco finale, acrobazia ben riuscita, in grado di mettere in contatto senso e non senso, presente e passato, sacralità e quotidianità, unisce la Domus Aurea con lo Stadio Delle Alpi, oggi Olimpico, e pone in parallelo, tramite il sorriso della poesia, la disperata e libera frenesia di un antenato di Pasolini con le finte e i dribbling di Del Piero. Una poesia, quella di Franco Buffoni, che concilia lievità e profondità, evocando quella mitologia del quotidiano, che, passo dopo passo, ci accompagna in quel "passaggio sotterraneo che conduce/ al santuario di Vesta" e a "questo selciato composto/ di basoli in pietra calcarea", da cui si vede, come in uno specchio, la grandezza e la limitatezza umana, e, al di sopra e all'interno di tutto, una solare, tenace forza vitale. I.M.
--------------------------------------------------------------------------------
Franco Buffoni
ROMA
I
Com’era il mondo dove sbarcò Enea
Al di sotto del piano di campagna?
Rimosso lo strato di cenere compatta
Appaiono ambienti d’epoca ellenistica
Già nel 79 dopo Cristo abbandonati
Per precedenti terremoti e inondazioni…
Erano tante Rome disperse nei villaggi,
Varrone già lo scrive col tono del racconto:
Mons Capitolinus era chiamato un tempo
Il colle di Saturno, e cita Ennio
Come in una favola, sul colle
Saturnia era detta la città…
E presso Porta Mugonia al Palatino
Dalla casa dei Tarquini
Nel passaggio sotterraneo che conduce
Al santuario di Vesta
Scava ancora l’équipe per dimostrare
Come vuole il professore
Il legame tra i poteri:
Solo al re un diretto accesso era permesso
Al sacro fuoco.
Roma, roma che ci scherzi ancora.
II
Da questo selciato composto
Di basoli in pietra calcarea
Si accedeva alla fortezza con funzioni di culto
E rifugio in caso di guerre. All’interno
Le tre nicchie con volte a botte per i sarcofagi.
Aveva diciott’anni Antonio Bosio
Nel 1593
Quando, entrato per un piccolo forame
Serpendo e col petto per terra,
Si ritrovò in santa Domitilla…
“Sodomito”, vergò un giovane collega
Sotto una volta della Domus Aurea
Accanto al nome Pinturicchio
Autografo, come la sua invidia.
Vi si calavano i giovani pittori
E poi strisciavano fino a quei colori
E rilievi con stucchi. Lavoravano
Per ore con poca luce e pane
Tra serpi civette barbagianni
E poi vergavano la firma.
Erano accesi i loro sguardi vigili
E sguaiati. Erano maschi.
“Pinturicchio”, definì Del Piero l’Avvocato
Nel momento del massimo fulgore.
Note:
Il giovane maltese Antonio Bosio - autore di Roma sotterranea, uscito postumo nel 1632 – discese col suo maestro Pompeo Ugonio per la prima volta nelle catacombe di Domitilla il 10 dicembre1593.
L’Avvocato per antonomasia era Gianni Agnelli, proprietario della Fiat e della Juventus, squadra nella quale giocava e tuttora gioca Alessandro Del Piero.
Da ROMA, nuovo libro inedito di Franco Buffoni (uscita prevista: gennaio 2010, editore Guanda).