Il libro di Alberto Toni, pubblicato di recente da Jaca Book nella collana "I Poeti", ci conduce, senza strepito, senza eccessi e senza colpi di teatro fuori luogo e fuori scena, all'incontro con versi autentici, genuini, in grado di generare riflessioni ed emozioni altrettanto salde, sensate, corpose. Come opportunamente osserva Roberto Mussapi nella sua nota al libro, nelle poesie di Toni "tutto scorre come in un film limpido e come animato da una quotidianità fuori dal tempo". Lo stesso può valere anche per un altro libro dato alle stampe da Toni quest'anno, Mare di dentro, pubblicato da Puntocapo editrice. Ciò che colpisce in Alla lontana, alla prima luce del mondo è proprio questa capacità di partire da eventi del tutto normali, in apparenza, per giungere poi a mostrare ciò che di più profondamente umano si cela nelle cose e negli accadimenti di tutti i giorni, nella vita che viviamo o percepiamo, negli attimi e nei ricordi, nelle immagini, nei suoni, nell'aria percorsa da respiri e stagioni. Emblematica in tale ottica è la poesia che qui propongo per ultima: le sequenze dell'esibizione dei pattinatori alle Olimpiadi Invernali del 2006 le abbiamo viste in molti e in molti le ricordiamo. Si tratta di una piccola-grande tragedia amplificata dalla televisione, che, come un immenso coro, l'ha trasmessa a milioni di persone, obbligate a confrontarsi con il mistero della sconfitta, un attimo in cui la sorte, il Fato, rivelano il loro beffardo, incontrastabile potere. In fondo è un evento di poco conto: un gesto di disappunto, uno sguardo sospeso tra il comico e il drammatico. Ma la poesia autentica, quella di Alberto Toni, in questo caso, recupera quell'istante, lo raccoglie dalla memoria come un relitto, o un naufrago ancora vivo, arrivando a cogliere, senza imporre soluzioni o risposte, il senso ulteriore, la sconfitta condivisa, il momento in cui tutti quanti ci siamo arresi "al grande tradimento/ dell'equilibrio". Lo stesso meccanismo, la stessa abilità sommessa e efficace di esplorare situazioni in cerca di un pathos spontaneo, profondo, si riscontra in tutte le poesie del libro; quelle personalissime, "A casa" ad esempio, istantanea di una vita, della storia di un uomo, e quelle in cui il personale si unisce al sociale, la passione individuale si fa civile, non come sterile predica o comizio, ma come reale necessità di indicare la strada che conduce ad una vita più giusta ed equa. In questo spazio di Dedalus posso proporre solo qualche stralcio e qualche testo. L'invito, in questo come in altri casi, è quello di incuriosirsi, cercare il libro, acquistarlo, esplorarlo lasciandosi esplorare. Perché, anche attraverso la poesia e la letteratura, oggi più che mai "è tempo/ di sbracciarsi in avanti". I.M.
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ALBERTO TONI
testi tratti da
ALLA LONTANA,
ALLA PRIMA LUCE DEL MONDO
Jaufre Rudel Oggi c'è un timido vento di scirocco, scrivo, se e quando il mio trovar t'è grato, di lontano ti giunga con la mia forza intatta. Perché non c'è niente oltre lo schermo e non la voce che prima ho sentito al telefono. Là sulla costa atlantica a New York t'immagino di profilo o è il riverbero scolpito sullo schermo bianco. Re: NY tips, l'invio immediato, la forbice che taglia di netto il foglio, ché non c'è niente di più dolce dell'amore di lontano. *** Alla lontana, alla prima luce del mondo Alla lontana, alla prima luce del mondo, quando per te è giorno, moglie mia, io ti ricordo dietro la benda che mi copre e mi vieta di esistere. Sarà giorno, è vero, come quando facevamo colazione nella stanza sul giardino. È un po' che non sento piangere i figli dei vicini, la piccola aveva un anno quando sono partito. Il rumore qui sopravanza di gran lunga il cielo e l'infanzia. Il nero di notte è nero, alla fuga, ai lampi, di maceria in maceria, rompe il sonno che non è sonno. Non so che fanno i soldati di là dal fiume, so che mi tocca rispondere. * * * A casa per Raùl Rivero Sono di nuovo a casa, dice, rianimato dalla stagione, dalle strade di sempre. La pioggia se ne va, è stato un timido assalto alla sua figura, con tutta la sua lunga storia, così lontana. Come un risultato insperato. La moglie lo guarda seduto sul divano in salotto. Dicembre 2004 *** Dico ai miei ragazzi a scuola che è tempo di sbracciarsi in avanti. Uno per uno, facendo leva su sentimento e ragione. L'aria, sì l'aria così fresca alle otto del mattino nell'aula piccola e affollata di pensieri, di fulminei sguardi, tradimenti da niente. Serve un foglio bianco all'appello, le idee non mancano, tenetele, per tutto quello che non c'è ancora, per un giorno d'aria più fredda, di freddo intenso o d'interiore avviso o d'altro improvviso insuperato cielo di sentinella. Così dal contrasto per ricreare o rispondere, farsi artefici, non altro aspetto, non di altri i gesti, i movimenti della mano che disegna e incide, sferza le età già trascorse, quelle future di certo limo alimenta. *** Olimpiadi Invernali 2006 a Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio, pattinatori Nel finale del samba sono a terra, poi vanno di nuovo avanti, sul ghiaccio ma s'era fatto morbido e scivoloso, sì, scivola il sogno olimpico, così sognato, così lungamente accarezzato ma non caro al divino, al supremo astro che gira e toglie il passo. A lungo si sono guardati dentro, ognuno per sé, o all'altro indicando nel respiro il torto, contro la cosa, il fatto inverosimile e penoso, contro l'oro perduto e il pianto trattenuto, contro la corsa e il battito corporale, mani e gambe al grande tradimento dell'equilibrio.