Il libro di Annalisa Macchia, A scuola di poesia, pubblicato di recente da Florence Art Edizioni, nasce dall'esperienza del laboratorio di poesia condotto dalla stessa autrice. I destinatari ideali del volume sono gli studenti, dunque, e tutti coloro che si avvicinano al mondo variegato dei versi. Il libro tuttavia è piacevole e interessante anche per gli addetti ai lavori (se mi concedete e mi perdonate questa definizione brutta e vaga, sebbene utile): è piacevole anche per chi percorre da tempo i sentieri tortuosi della poesia, per la capacità messa in luce da Annalisa Macchia di proporre un manuale preciso e razionale, quasi un documentato "stradario", senza tuttavia rinunciare al gusto di proporre anche numerosi esempi concreti (dalla Vispa Teresa a Dante Alighieri), di poesie, esercizi, giochi di parole, analizzando anche vari modelli di composizione. L'emozione di chi ha redatto il manuale, si è riflessa, inoltre, ed è questo forse l'aspetto più coinvolgente del libro, sugli studenti, giovanissimi, a cui sono state rivolte le sue precise e tuttavia appassionate lezioni di poesia. Ed è istruttivo, e illuminante, leggere le reazioni ed i commenti dei giovani allievi posti per la prima volta di fronte all'universo della poesia. Reazioni divertenti e dissacranti, ma anche, nelle pieghe dell'imperscrutabile e fertilissima fantasia che le ha ispirate, del tutto illuminanti nella loro apparente oscurità. Poesia nella poesia e dentro la poesia, non c'è che dire. Un lavoro onesto, accurato ed efficace, quello portato avanti da Annalisa Macchia in questo libro, che, in punta di piedi e con le maniche rimboccate, con l'esempio concreto, mostra che anche la poesia può entrare nella scuola, non come divertissement o come ostico esercizio mnemonico, ma, piuttosto, come pratica della mente e del cuore, esercizio per imparare a vedere più forme e più colori, nelle parole, negli eventi, e nelle persone. I.M.