Dell'ampia gamma di testi di Biagio Cepollaro a cui avrei potuto attingere, ho scelto alla fine proprio quelli presenti nel suo sito, www.cepollaro.it . In primo luogo perché l'intento di Dedalus, in questo caso come nelle precedenti e nelle future occasioni, è proprio quello di rimandare alla lettura di autori di valore, rinnovando la curiosità e invitando lettori e visitatori a cercare o ricercare di persona notizie, dati biobibliografici e testi. E non c'è luogo migliore per leggere ancora Cepollaro che approdare al suo sito personale, ricchissimo di scritti e notizie, ed anche non ultimo, di immagini. Cepollaro è infatti anche autore di arte visiva, e Dedalus, abituato a proporre nudi testi, preferisce indicare un luogo in cui è presente al contrario una vasta gamma di immagini artistiche. Al di là di questa necessaria premessa, pubblico questa selezione di testi di Cepollaro tratti da numerosi libri, perché ritengo che nel caso di questo autore, coerente, rigoroso, scomodo, scabro, alieno a qualunque compromesso con qualsivoglia potere che non sia quello della libera espressione, sia più che mai attuale una delle possibile chiavi di lettura del titolo di questo post: LA POESIA: VALE. Vale nel senso di ha valore. Sicuramente letterario, per il tessuto fitto e saldo di assonanze e consonanze, per il ritmo, per la compattezza della struttura di Cepollaro. Ma vale anche in senso più ampio, sociale, e perciò umano. Vale perché ad ogni verso contraddice l'idea (che qualcuno si ostina ancora a tenere viva) che la poesia sia uno sfogo fine a se stesso o un esercizio estetico e vano. La poesia, quella vera, è strumento di esistenza e resistenza, spazio da difendere con i denti, pagando, ogni giorno, il coraggio di esistere, erigendo dighe di parole, gesti e scelte per contrastare "nuovi avvallamenti di sabbia e capitali". I.M.
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TESTI DI BIAGIO CEPOLLARO
Luna persciente (1989-92)
da: Epistola alla moglie Franci
(epistola alla moglie Franci)
disertato inerme cupiscente
lanciato in un lascia-spingi
di viale gente fioccoso
ripiegato tutto dentro al
torace occhio allo sterno
stremato senza rullo agire
(...)
Fabrica (1993-97)
da: Meditationes 3
dentro la terza rivoluzione industriale si confondono per la terza
volta le cose e i sottostanti sommovimenti non sembrano più feroci
né tali
ci si mette anche a ragionare
sulle idee. tranne scriba che intravedendo vede enormi prodigiose
masse d’acqua le dighe le sotterranee esplosioni le sparizioni e la deriva
dei nuovi avvallamenti di sabbia e capitali
Le parole di Eliodora (1983-84)
da: Che non saprei dirti nulla:
che non saprei dirti nulla
(tanto
meno scriverti
che vivo d’accensioni
(colpi
di coda e reni)
che un filo tiene il cervello
ai piedi
(la pelle
conduce le parole e tutto il gioco
Versi Nuovi (1998-01)
da: Per ogni giorno
dovrei dire anch’io a quarant’anni ciò che a venti
non si poteva dire chè ti viene naturale all’inizio solo
quello che hai sentito dire il resto
che conta
nessuno te lo dice ci devi
sbattere per poi scoprire
che anche un applauso ti porta
fuori
strada che debole
è la via
e veramente oscura e chiesi
come fare
ad avere mente
ordinaria
(...)
La poesia: Vale (2003)
da: Male d'amore
*
non prendertela con lui, Vale, non è lui
lo stronzo come dici: è che ciò che in alto
ci porta è anche quello che ci fa precipitare:
insieme tirate la corda che vi fa cascare.
*
non va perso niente, Vale, niente: ogni lacrima
ogni sussulto allo squillo del cellulare: niente.
ma senza di lui la vita andrà avanti lo stesso
tornerà la tua stanza il concerto la pizzata
con la Simo e con quelli della piazza
le cazzate della festa finchè ti diranno
che una volta la Vale era fuori –di testa.
Lavoro da fare (2002-2005)
VIII
ecco che in una piazza
ritroviamo il nostro vulcano
quella cosa di fronte sulla cui
cima ci siamo mille volte
arrampicati per poi discendere
con quotidiana conferma della cosa
non detta a parole
luminosamente fissa
e alta
abbiamo preso nello stile una strada
solitaria e muovendo ci sentiamo
senza terra sotto i piedi: di qui
i capovolgimenti ché senza storia
ci si muove nello spazio in cerca
di approdo
per questo la piazza quasi comune
funge da inizio e ci dice che mai
bellezza lo è stata semplicemente
che a lei era affidata la pausa
che fa sentire la musica fatta
di un tocco ripetuto quanto la vita
e quella musica ancora risuona
anche se mai veramente diventata
mondo
ché a lui frammisto
è finita meccanica nostra
l’oceano sordo di atti piovuti
giù senza consapevolezza
(...)
*
dunque era questo
il lavoro da fare: giungere
alla Porta
e anche se presto
gli abiti ci si richiudono
addosso
il grosso del lavoro
è stato fatto
il sospetto della bellezza
dell’essere
oggi non è più sospetto
ma un’esperienza
oggi non vogliamo più
che le porte siano chiuse
abbiamo sbirciato
e nella grande sala
c’era un lago verde-chiaro
e profumo di alghe
e di presto mattino
ci siamo visti al centro del lago
con i piedi sui sassi del fondale
e le mani che toccavano
il cielo
ci siamo anche voltati
da ogni lato
e da ogni lato c’era il verde
del lago
ora siamo sulla Porta
e non sappiamo né ci importa
quali saranno le parole
a venire
noi andiamo oltre i segni
per il tempo che ci resta
noi andiamo a ringraziare
per essere stati invitati
al banchetto
ora siamo sulla Porta
del ritorno e della restituzione
