DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
sabato, 19 luglio 2008

DAL BALCONE DEL CORPO

Non c'è resa alla frammentazione del verso e del senso nelle poesie di Antonella Anedda Angioy. C'è il sentimento del tempo, ferita costante, dolorosa; ma, dal balcone del corpo c'è sempre, ugualmente nitida e diretta, una prospettiva altra, una capacità di fare del ritmo visione, forma di sinestesia esistenziale, nata dalla scrittura ma orientata verso la vita, fino al punto in cui, come rette convergenti, i percorsi si uniscono, ed osservare diventare serbare, conservare nella memoria una realtà identica a se stessa, eppure mutata, resa umana, nel bene e nel male, nell'alveo di una pace occidentale che conferma buio e luce, negandoli, riconfermandoli. Una poesia ricca e complessa senza mai scivolare nel baratro dell'artificiosità. Con la coscienza del conflitto ininterrotto tra "il verso del corpo e del ghiaccio", carne e mente, ragione e respiro. Perché "il corpo è la scure: si abbatte sulla luce", la realtà rivela il mistero insolubile, "l'angustia delle biografie/ gli acini scuri dei ritratti". Ma, tramite una rete di assonanze e consonanze del tutto naturali, sgorgate dal nucleo stesso del pensare, Antonella Anedda Angioy non si arrende all'incubo peggiore. Oppone al buio un canto che è carne, voce, discorso mai chiuso. La coscienza che "noi viviamo per schegge", ma riscoprendo l'essenza dell'io, si ritrova una totalità libera, autentica: il solo possibile dono "per questa terra folgorata".

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ANTONELLA ANEDDA ANGIOY

da  Residenze invernali

Ci sarà un incubo peggiore

socchiuso tra i fogli dei giorni

non sbatterà nessuna porta

e i chiodi

piantati all’inizio della vita

si piegheranno appena.

Ci sarà un assassino disteso sul ballatoio

il viso tra le lenzuola, l’arma posata di lato.

Lentamente si schiuderà la cucina

senza fragore di vetri infranti, nel silenzio del pomeriggio invernale.

Non sarà l’amarezza, né il rancore, solo

per un attimo le stoviglie

si faranno immense di splendore marino.

Allora occorrerà avvicinarsi, forse salire

là dove il futuro si restringe

alla mensola fitta di vasi

all’aria rovesciata del cortile

al volo senza slargo dell’oca,

con la malinconia del pattinatore notturno che a un tratto conosce

il verso del corpo e del ghiaccio

voltarsi appena,

andare

 

da    Notti di pace occidentale

I

Vedo dal buio

come dal più radioso dei balconi.

Il corpo è la scure: si abbatte sulla luce

scostandola in silenzio

fino al varco più nudo –al nero

di un tempo che compone

nello spazio battuto dai miei piedi

una terra lentissima

- promessa

III

 

Per trovare la ragione di un verbo

perché ancora davvero non é tempo

e non sappiamo se accorrere o fuggire.

Fai sera come fosse dicembre

sulle casse innalzate sul cuneo del trasloco

dai forma al buio

mentre il cibo s’infiamma alla parete.

Queste sono le notti di pace occidentale

nei loro raggi vola l'angustia delle biografie

gli acini scuri dei ritratti, i cartigli dei nomi.

Ci difende di lato un'altra quiete

come un peso marino nella iuta

piegato a lungo, con disperazione.

 

 XIII

a Nathan Zach

Anche questi sono versi di guerra

Composti mentre infuria, non lontano, non vicino

Seduti di sghembo a un tavolo rischiarato da lumi

Mentre cingono le porte di palme

Anche questo è un canto verso Dio

Che chini lo sguardo sui suoi vermi e ci travolga

Amati e non amati.

Non una tregua - un dono

Per questa terra folgorata.

 

*************

Siedi davanti alla finestra

Guarda, ma accetta la disperazione:

c’è verità nella luna che sale

eppure non si alza a scudo sul dolore

si traduce –

come ho appena tradotto il libro aperto verso il muro –

semplicemente unisce il tavolo al pensiero

in un’attesa che arde ma non spiega

e tormenta ogni foglio dentro l’aria

con musica di abeti, luci ostili.

 

***************

Ora è solo pioggia che benedice la strada

e nell'acqua che trema quasi una luce redenta da seguire.

Sarà una piccola distanza dal fulgore.

Dal forno dove il cibo si innalza

alle nuvole brune

tutto appena diverso dalla vita di sempre:

uno scarto nel gesto che depone i piatti per la sera

una luce nella crepa del muro

schiusa verso terre di pace.

Fuoco di cedro lungo i bordi del campo.

Così vedremo i volti degli assenti

le iniziali dei nomi travolte dai lapilli

nessun dolore ma il moto delle mani

che allontanano il fumo

e notte tra la notte: una fessura.

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DAL BALCONE DEL CORPO

“…Noi viviamo per schegge

che spostandosi frantumano l’io e il voi

e il più delle volte lasciano intatto solo il paesaggio”.

Lascia che la terza persona parli e che loro rispondano:

“Noi abbiamo i nostri giudici. Fitti come uccelli negli alberi.

Le loro voci si confondono.

Uno è più severo degli altri. Uno è più mite

(nostro padre era un giudice).

 Ora fai che il plurale si ritragga

indietreggi, dica di nuovo: io

(Coro, Dal Balcone del Corpo) 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 15:17 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: editi - crocetti - donzelli

Commenti
#1   19 Luglio 2008 - 18:43
 
Ho letto che la bravissima Antonella Anedda vide in un libro di suo padre, medico legale, da piccola una foto di un ragazzo suicida e da ciò, da questa causa scatenante è nata la sua poetica: chi ha un corpo e una mente e soffre e gioisce della vita è un superstite, un naufrago recuperato, per dirla con Ungaretti. Bellissima del resto una poesia sulla morte di Amelia Rosselli. La Anedda si esprime con versi icastici ed elegantissimi basati sul senso della corporeità, non per nulla parla di stoviglie, di cucina, di casa. La sua poesua è tagliente come una lama affilatissima e precisa quella lama sembra uno strumento incombente di una delle mitiche Parche che tessono e recidono la vita. Eppure c'è pace e fa capolino perfino Dio, che viene dettto. C'è tutta l'ansia di essere vivi, come direbbe Montale e Antonella con un'eleganza sconvolgente descrive la vita l'esserci l'inquietudine perchè vengono detti anche gli assassini. Però c'è la Pace occidentale, quel tanto che emerge dal nulla e così ci si salva. Colgo l'occasione per invitare Antonella Anedda a visitare www.vicoacitillo.net sito nata nel 1999 che sta andando molto bene e a mandarmi a reddino@tin.it delle sue poesie per Vico Acitillo di cui sono collaboratore. Mi sento simile ad Antonella per quel senso della vita immensamente corporeo e credo che la poetessa pensi anche a zone del mondo in cui si muore di fame di sete di AIDS. Il tempo passa e si resiste con gli affetti e la scrittura.

Raffaele Piazza
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente delfinino

#2   22 Luglio 2008 - 13:16
 
Dice bene Piazza a mettere in luce il senso della corporeità nella poesia dell’Anedda (se non altro per il numero di occorrenze della parola “corpo” in questi testi), una corporeità che è prima di tutto misura del tempo: il corpo è la scure che segna il nero del tempo, un tempo lentissimo, primordiale (e forse questo è l’elemento più sardo della poetessa) che travolge il cielo nudo come la vita paziente e domestica delle cose. La vita pare scorrere per millimetri di senso (il chiodo appeso all’inizio della vita che si piega appena sotto il peso degli anni così come una pietra appena patisce il corso dei millenni), per attimi in grado di costringere il futuro in un singolo gesto che è parola e storia. Così il corpo è misura di tutto e tutto contiene in una poesia dal respiro ampio e allo stesso tempo tagliente (giuste le parole di Piazza) e preciso come una lama di acciaio tenero di leppa. È prima di tutto una lama di luce, di ardore, di lapilli contrapposti al nero: poesia del chiaroscuro, fatta di nuvole brune e luci ostili, dove si apre “notte tra la notte: una fessura”.

Luca Benassi
utente anonimo

#3   25 Luglio 2008 - 07:23
 
Non si può fare a meno di notare come dice bene Ivano, la frammentazione del verso, di questa poetessa, che apparentemente pare "rompere" l' equilibrio della composizione, come quando si guarda un quadro di arte informale che deforma le regole base della prospettiva, ma poi si ricompone magicamente nel quadro d' insieme, e nell' insieme, questa poesia, ricompone l' equilibrio, l' armonia, l'espressività e il senso.
p.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente patrizius

#4   26 Luglio 2008 - 18:47
 
La grandezza di Antonella Anedda è indiscutibile. Rileggere questi versi è un vero piacere. In particolare "Residenze invernali" è un capolavoro assoluto.
Grazie Ivano, per la proposta di così alto livello e un saluto caro ad Antonella se dovesse passare di qui
lucetta frisa
utente anonimo

Commenti

Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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