DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
sabato, 12 gennaio 2008

Vita e sogno, poesia e realtà

Federico Garcia Lorca
CITTÀ INSONNE (Notturno del Brooklyn Bridge)

Non dorme nessuno nel cielo. Nessuno, nessuno.
Non dorme nessuno.
I bambini della luna fiutano e aggirano le loro capanne.
Verranno le iguane vive a mordere gli uomini che non sognano
e colui che fugge col cuore spezzato troverà alle cantonate
l’incredibile coccodrillo tranquillo sotto la tenera protesta degli astri.
Non dorme nessuno nel mondo. Nessuno, nessuno.
Non dorme nessuno.
C’è un morto nel cimitero più lontano
che si lamenta da tre anni
perché ha un paesaggio secco nel ginocchio;
e il fanciullo che hanno seppellito stamane piangeva tanto
che fu necessario chiamare i cani per farlo tacere
Non è sogno la vita. All’erta! All’erta! All’erta!
Precipitiamo dalle scale per mangiare la terra bagnata
o saliamo al margine della neve con il coro delle dalie morte.
Ma non c’è oblio né sonno:
carne viva. I baci legano le bocche
in un groviglio di vene recenti
e, a chi gli duole, il suo dolore gli dorrà senza tregua
e, chi teme la morte, se la porterà sulle spalle.
Un giorno
i cavalli vivranno nelle taverne
e le formiche infuriate
aggrediranno i cieli gialli che si rifugiano negli occhi delle vacche.
Un altro giorno
vedremo la resurrezione delle farfalle dissecate
e andando in un paesaggio di spugne grigie e di navi mute
vedremo brillare il nostro anello e scaturire farfalle dalla nostra lingua.
All’erta! All’erta! All’erta!
Quelli macchiati ancora di fanghiglia e acquazzone,
quel ragazzo che piange perché non sa l’invenzione del ponte
o quel morto cui rimane soltanto la testa e una scarpa,
bisogna portarli al muro dove stanno in attesa iguane e serpenti,
dove aspetta la dentatura dell’orso,
dove aspetta la mano mummificata del bambino
e la pelle del cammello s’arriccia con un violento brivido azzurro.
Non dorme nessuno nel cielo. Nessuno, nessuno.
Non dorme nessuno.
Ma se qualcuno chiude gli occhi,
frustatelo, figli miei, frustatelo!
Permanga un panorama di occhi aperti
e amare piaghe accese.
Non dorme nessuno nel mondo. Nessuno, nessuno.
Ve l’ho detto.
Non dorme nessuno.
Ma se qualcuno nella notte ha troppo musco alle tempie,
aprite le botole affinché veda sotto la luna
i bicchieri falsi, il veleno e il teschio dei teatri.

da “Poeta a New York”, Guanda, 1976

*** Vi propongo questo testo di Garcia Lorca, soprattutto perché nega, in modo provocatorio, l'assunto famoso e fascinoso reso noto dalla letteratura e dal cinema e divenuto proverbiale: "La vita è sogno". Partendo da qui, da questo inatteso ribaltamento, vorrei invitarvi a scrivere il vostro personale punto di vista su vita e sogno, poesia e realtà. Per dire se davvero è tutto solo illusione, o se invece c'è solo la nuda e cruda realtà, e, soprattutto, se in questo ambito la parola, la scrittura, la poesia, possono intervenire attivamente, creare prospettive nuove, modi e mondi.

La mia personale opinione è questa: si sa, lo si sente, lo si vive ogni giorno, che la vita è sogno, spesso incubo, assurdo ad occhi chiusi o spalancati. Ma una volta preso atto di questo, con sorpresa sempre più smorta e attenuata e immutata rivolta interiore, è giusto che arrivi anche il momento di gridare, esclamando che, al di là di tutto, oltre la gabbia del tragico-onirico, c’è un territorio in cui, lottando, si può ancora esistere, resistere, e magari anche cantare. Aprire con il canto le botole sotto la luna di modo che si vedano “i bicchieri falsi, il veleno e il teschio dei teatri”.
C’è spazio, nonostante tutto, anzi, proprio per l'esistenza di quel "nonostante", per il canto, per la poesia.
Per una poesia che, come indica la lirica di Garcia Lorca, con forza veritiera seppure con un tono iperbolico e surreale, non è sterile lamento. Con la poesia si può fare tutto, piangere, certo, ma anche ridere, difendersi, attaccare, fuggire, lottare, essere seri e ilari. A volte, perfino, vivere.
Vivere di poesia può apparire ad alcuni quasi un ossimoro. Ma è il più importante degli ossimori. Proprio perché la vita non è sogno. Ed è allora che tale ossimoro diventa vitale.

Attendo se vorrete, i vostri commenti sull'argomento. Un saluto, e a rileggerci,  Ivano

postato da: ivanomugnaini alle ore 14:38 | link | commenti (17) | commenti (17)
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Commenti
#1    15 Gennaio 2008 - 17:27
 
La vita è un sogno dal quale ci si sveglia con la morte? Oppure la morte è il sogno che dura per l'eterno? Domande alle quali hanno cercato di dare risposta: religione, filosofia, scienza ed anche la poesia a suo modo può essere un mezzo per tentare una via di ricerca. Nel mio piccolo la poesia è diventata una tra le componenti più importanti della mia vita e a volte mi salva e a volte mi danna. Come tutte le cose di questo strano sogno reale di questa realtà sognata, tutto è ambiguo, sfuggente, impenetrabile.
pepe
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#2    15 Gennaio 2008 - 19:43
 
Auguri per il tuo blog, Ivano. E grazie per avere linkato Erodiade. Erminia
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#3    15 Gennaio 2008 - 19:49
 
In bocca al lupo per questo tuo spazio.
Sebastiano
utente anonimo

#4    15 Gennaio 2008 - 20:58
 
ma siam sicuri che il sogno non sia un altro lato della vita?? Indovini e freudiani a parte, forse l'onirico ha un suo sostrato biochimico funzionale anch'esso alla vita. Resta comunque imprescindibile guardare la realtà diurna..la veglia della presenza, introducendovi al meglio che possiamo gli elementi di immaginario che ci facciano pro/seguire. Come con la poesia, un caro saluto a Erminia e Gabriele, Viola
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#5    16 Gennaio 2008 - 01:37
 
"Non è sogno la vita "... Non lo è davvero, se accade che questo inaspettato blog mi si pari dinanzi -colpo al cuore- propriocon le parole del mio da sempre amatissimo Federico, non poco responsabile della svolta -verso la poesia- della mia vita. Come questo piccolo evento, tanti altri da me vissuti sono quelli che mi fanno avvertire la vita animata da qualcosa di magicobenevolotrasparente che inaspettatamente appare a darmi scintille di senso.
Così, caro Ivano, auguro a questo tuo neonato spazio di comunicazione autentica una folla di veri amici, chiari in nome e in voce. E nello spessore del tema d'apertura che proponi riconosco il profondo Ivano di sempre ( o voi che passate da qui, attenti: si discutono questioni fondamentali, ma tranquilli, perchè il padrone di casa ha bonomia,pazienza,equilibrio e soprattutto illimite onestà intellettuale).
"Non c'è oblio nè sonno : carne viva"
Quanta verità, sono furiosamente d'accordo, con Federico e con te, che i nostri giorni non scorrono nelle nebbie oniriche, ma sono fatti di concretissimi sguardi e pensieri e azioni-reazioni, e comunicazione. Tanta. Sia in parole che in scrittura. E chi "sente" la poesia (non solo il poeta, ma tutti coloro che vivono in limpidezza) cerca di "vivere in poesia" il più possibile, tentando di fare della propria vita qualcosa di simile a una poesia, qualcosa di vivo che abbia l'intensità del sentire e la necessità del comunicare, il coraggio della parola e la vivezza della propria carne (pensiero) offerta ed esposta a ogni urto, anche agli insulti.
Il poeta non sogna, no. Il poeta vive. E' radicato nella vita e agisce, ma proprio per il suo specifico essere poeta, non può agire da politico. Il ruolo del poeta non sarà mai quello di convincere, ma solo di indicare. Trasmettere attraverso la scrittura la necessità di salvare la faticosa bellezza dell'uomo. E nel fare del poeta vedo :- stare in ascolto attentissimo, affinando la sensibilità dei propri strumenti d'ascolto
-captare segnali dalla realtà e prefigurare, scrivendone, realtà possibili, anche utopiche...e non chiamiamole sogni, chiamiamole umani possibili viaggi
- reagire ( "permanga un panorama di occhi aperti...." ), indicando, a voce -poetica- spiegata, le storture gli errori
-resistere ad ogni tentativo omologante, occupando quei territori che l'invasore non potrà raggiungere, che sono quelli della bellezza e dello stupore, che sempre hanno salvato dalla barbarie
-tenersi lontani dall'ego, come la ricerca di autogratificazione, riconoscimento autorale, o anche dal ripiegamento intimista. Sì, proprio"i bicchieri falsi, il veleno e il teschio dei teatri". Forse la poesia dovrebbe essere anonima, rimanere senza volto. Fuori dal frastuono, quella vera sarebbe subito riconosciuta. Ma mi fermo qui, sto andando fuori tema...
Buona poesia a tutti
Annamaria Ferramosca
utente anonimo

#6    16 Gennaio 2008 - 10:52
 
FACCIAMO POESIA QUANDO SCOPERCHIAMO LE TOMBE DI NOI VIVENTI E CI GUARDIAMO DENTRO.
massimiliano antonucci
utente anonimo

#7    16 Gennaio 2008 - 17:16
 
Grazie a tutti coloro che hanno voluto finora commentare il tema che ho proposto. Annamaria è stata un tantino troppo generosa con il sottoscritto. Ma cercherò per quanto possibile di essere all'altezza delle sue considerazioni. Senza mai dimenticare che è bello volare ma senza mai dimenticare il suolo, l'atterraggio sul terreno solido, magari dell'ironia. Aiuta la poesia e la vita. Grazie anche a Viola, per il richiamo alla bellezza dell'onirico, e a Gabriele, che con i dubbi lucidamente esposti, ci ricorda che "la poesia non risponde, domanda". Grazie a Massimiliano, sempre acuto, sguardo tagliente, rapido, conciso, alieno a facili sconti, perfino alla vita, quando necessita. Grazie a Erminia e Sebastiano, amici poeti che mi hanno spesso ospitato nei loro spazi telematici e a cui ora apro volentieri le porte di questa stanza, così come a tutti coloro che, liberamente, serenamente, vorranno dialogare, di poesia, di vita, del senso, della mancanza di senso, del niente e del tutto.
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#8    16 Gennaio 2008 - 20:57
 
incuriosita vengo dal blog di Patrizius. per adesso per darti il benvenuto, poi per rileggere tutto con attenzione.
ciao
cri
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#9    16 Gennaio 2008 - 22:05
 
"I bicchieri falsi, il veleno e il teschio dei teatri"... è il "fuori tema" di Annamaria che mi intriga più della questione sogno /vita reale.
Sarà per il mio innato pessimismo, ma le parole di Annamaria mi lasciano un tantino sconcertata. Forse perchè non credo all'utopia (quindi probabilmente neppure al sogno) ,quel che indica come prerogative del poeta mi porta a pensare che se teniamo per buone queste indicazioni, i poeti sono una razza estinta. Per fortuna la poesia resiste.
Non volermene Annamaria, è solo una riflessione, amara.
Ciao
liliana
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#10    16 Gennaio 2008 - 22:26
 
L'hai detto, Liliana, e l'hai chiarito da te, con la tua ultima frase: per fortuna la poesia resiste.
La poesia resiste perchè resistono i poeti. Non si estingueranno, nonostante tutti gli ondeggiamenti e i naufragi. Riguardo al "fuori tema", se ti riferisci all' idea della poesia anonima, potremo parlarne dopo il lancio del tema in un apposito post. Per correttezza qui non è il caso di allontanarsi dal tema proposto. Un caro saluto
Annamaria (Ferramosca)
utente anonimo

#11    17 Gennaio 2008 - 17:49
 
seguendo una segnalazione a Poecast ho scoperto un conterraneo, mi fa piacere...auguri ti seguirò
G.Cerrai
utente anonimo

#12    18 Gennaio 2008 - 17:02
 
Tra sogno e realtà esiste soltanto la poesia. Dal subconscio ogni nostro pensiero esplode, divenendo cosciente, per la ricerca della parola ,che sia quella dettata dalla contorsione dell'io, unico frammento della comunicabilità. "Se qualcuno chiude gli occhi, frustatelo" , ma bisogna pur chiudere gli occhi per sognare una realtà più vicina all'essere umano, oggi che tanta viltà, tanto orrore, tanta violenza affusca l'orizzonte di ogni valore e di ogni ideale. Io vivo nella poesia e soffro nella poesia perchè essa sola mi ha dato in tutti gli anni della mia esistenza uno scopo bejn preciso per sopravvivere: "dire ciò che non è possibile dire!"
Antonio Spagnuolo - Napoli
spagnuoloantonio@hotmail.com
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#13    18 Gennaio 2008 - 17:25
 
Mi fa molto piacere che il tema proposto abbia suscitato un dibattito, civile, amichevole. Era e rimane questione ostica, ma una costante forse è emersa: la poesia, nel sogno, nella realtà, e nel sogno di una realtà altra, rimane forma primaria di esistenza-resistenza. Sono lieto del contributo di Liliana e Annamaria, e dell'intervento di Antonio. Grazie anche a G.Cerrai e a Cristina Bove per essersi affacciati con gradita e ricambiata curiosità a questa finestra. A breve inserirò nuovi post basati su testi, pregevoli a mio avviso, lo anticipo, di poeti e scrittori. Ma per chi vorrà la discussione su realtà e sogno resta sempre aperta; con la speranza che, nonostante tutto, sia l'una che l'altra restino sempre degne di poesia
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#14    19 Gennaio 2008 - 18:02
 
Il sogno non si contrappone alla realtà, al contrario rappresenta il nostro mondo interno, la nostra personalità più autentica e quindi anche la più reale.
L'inconscio, quell'oscuro burattinaio che governa la nostra vita si svela attraverso i sogni. Per questo alle volte si ha timore dei propri sogni: essi rappresentano una parte di noi che non conosciamo. La poesia (ma anche l'arte in genere) prende spesso spunto dalla realtà onirica perchè è ambiziosa e va in cerca delle verità meno evidenti: le "verità più vere".
Tutto questo naturalmente secondo me :) Gianna.
utente anonimo

#15    20 Gennaio 2008 - 15:45
 
D. La vita è un sogno?
R. No! E' una lotta senza quartiere. Condivido il tuo:resistere, e magari cantare. La vita ci riserva la solitudine, il dramma di un'umanità ferita, disumanizzata da questa società oggetto. Nonostante i traumi vissuti, la virtù della parola è ridare, offrire dignità all'uomo.
D. La poesia può internenire attivamente, creare prospettive...?
R. Forse è stato Heidegger ad affermare che: principalmente nella poesia. come linguaggio originario, l'ESSERE si svela all'uomo. Quindi poesia come prius umano, codice originario. Io sosstengo che più in generale è dalla parola, dall'affabulazione, dalla capacità di scoprire, creare(ciò vale per l'Arte tutta), che l'uomo trae la propria misura, la possibilità di individuare prospettive.
D. La poesia è mera illusione?
R. Non sempre chi la compone compie un sincero sforzo d'avvicinamento alla realtà.
Il luogo della poesia è puro, ma esprime il rapporto(soggettivo e comunitario) tra il poeta e il mondo.
(ubaldo)
utente anonimo

#16    16 Ottobre 2009 - 08:48
 
Vorrei solo consigliare, per chi non ne fosse a conmoscenza, un film ("Risveglia la vita") che tratta l 'argomento.

Addirittura, compare un bizzarro personaggio che, sul ponte di Brooklin, cita la poesia di Garcia Lorca.

Buona visione.

Sgart85@yahoo.it
utente anonimo

#17    16 Ottobre 2009 - 16:41
 
Grazie per la tua segnalazione, "sgart85". I riferimenti al cinema mi sono sempre graditi, e ancora di più quando il cinema si sposa alla letteratura. Andrò a cercare il film che hai segnalato.  Ivano Mugnaini
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Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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