DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
domenica, 19 luglio 2009

VERA D'ATRI - inediti

Uno dei titoli delle liriche che mi ha inviato Vera D'Atri, "Nella casa e nel vento", mi sembra riassumere in modo diretto, immediato, la solidità del noto, del familiare, e, sul fronte opposto, la ricerca di un altrove, uno spazio diverso, nella geografia fisica e mentale, la pagina e il pensiero. "Chiudo gli occhi e vedo passare/ il tempo coi suoi bagagli ingobbiti/ Accumulo diari", annota. E sono diari, a loro modo, sublimati e resi vivi, ritmati da calibrate metafore, anche i componimenti nitidi, puliti, con cui affronta e delinea le strategie di difesa nei confronti del nemico di sempre, il tempo, la tenacia ottusa di un'avversario che si muove e si trasforma in continuazione restando identico a se stesso, negandosi alla comprensione, alla possibilità di una connotazione precisa. Resta, allora, la casa; l'autrice lo sa bene, e coltiva con passione quei sentimenti che non sono banali né stucchevoli, se, come accade, dimostrano di essere consci anche del lato debole, quello in ombra, soggetto alle crepe: il dolore, il luogo dove "al bordo dell'allegria che si dilegua/ l'asfalto camminando si scompiglia". C'è la casa, come detto, ma altrettanto vivo è il bisogno di fuga, reale e ideale: "Il pomeriggio è un acino nero/ schiacciato nell'autunno,/ incerto sul bordo d'un bicchiere./ Qualunque cosa pur di entrare nel vento", scrive. Ed il suo viaggio, tra sorprese e delusioni, scoperta, perdita, e ancora ricerca, nonostante tutto, nonostante la pena e la fatica del cammino, prosegue, verso dopo verso, con una passo lieve ma non inconsistente, lasciando intravedere, magari di riflesso, nei chiaroscuri, nelle fessure sottili tra il detto e il non-detto, un anelito di bellezza; la consapevolezza che "poi solo un attimo è dato al fulmine,/ solo un attimo di chiarezza/ nel cielo che scoppia di presentimenti". I.M.

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VERA D'ATRI   

Inediti

Caracciolo

 
La vertigine del consecutivo,
la grande curva di Caracciolo,
l'istante schiaffeggiato dal vento
come un uccello che nidifica tra mare e tufo.
 
Cerniere di un tessuto fragile eppure insostituibile
si saldano lungo la linea frastagliata
dell'approssimazione,
mentre l'arco di un secondo si fa lenta migrazione
e tocca il rame inverdito dei tuoi occhi.
Perché io posso affrontare il dolore
ancora una volta, ma non il nulla.
 
La consistenza violacea
di un livido segna il tempo
come un orologio che si assottiglia
nel portare avanti le ore.
Lo preferisco alla provvista non usata,
alla distanza cautelare dal fermento
all'ottusa verginità dei mesti.
 
Al bordo dell'allegria che si dilegua
l'asfalto camminando si scompiglia.
Sul frizzare del mare scaglie di sole
ricoprono l'acqua di monili ondulati.
In me sono lampi d'albagia terrona,
immaginari immensi e volatili
come quel dire d'amore e di disfatta
che batte dentro e che non trova verso.
 
 
                               Aspro
 
Il pomeriggio è un acino nero
schiacciato nell'autunno,
incerto sul bordo d'un bicchiere.
Qualunque cosa pur di entrare nel vento.
 
Fili di lana si annodano
in piccoli traguardi gialli e rosa
mentre per tutto il mese
al silenzio sommiamo
la forza che sprigiona l'agonia.
 
E intanto l'ape fa ritorno
al glicine abbattuto.
L'esperienza, morbidamente,
e il cuore con durezza
scelgono una residenza
tra memoria e premonizione.
 
E se il desiderio è un abbraccio ancor vivo
e il sonno un sigillo troppo docile ai sensi
questi fogli mangiano parole
ancor prima che le abbia pensate.
 
Tuttavia l'innocenza del precursore
non si accanisce più
sulla crudeltà degli incontri.
 
Ora che il sogno è sfigurato,
bacche e fiori tardivi,
come veneri per il cuore inestirpabile,
spostano il respiro oltre la fine.
 
E l'arancio già punge d'aspro
nella raggiera informe delle ombre,
eppure come da un abito severo
nulla traspare.
 
 
                 La prossima mossa
 
Dove adesso l'ora è un piccolo uccello infreddolito,
gocciola initerrottamente il tuo richiamo.
Il ritmo della casa è un ondeggiare tranquillo,
il colore delle superfici, nel ronzio della luce,
avvolge in un tabernacolo la tua sagoma seduta.
 
Avere pace.
Di tutte le possibili omissioni
non sapere né di sangue né di emozioni;
scordare le lacrime che sono sempre nuove.
 
Nel sogno vermiglio,
nel tempo in cui è possibile avere fine,
mi sono chiesta perché,
qui da noi, dietro al vetro delle nicchie,
anime di purgatorio continuino a bruciare
entusiaste
nelle loro insopprimibili fiamme di gesso.
 
Non l'estate e nemmeno un testardo patire
riprodurranno mai più il papavero;
nella penombra di quanto scompare
paesaggi leggeri si decompongono
in infiniti sfuggenti disarmi.
 
Solo meraviglie postume ci toccheranno
se il patto di non confondere
la vita con le insulse agitazioni del quotidiano
dovesse venire a mancare.
 
Ma la prossima mossa è già accaduta.
Di nulla facciamo tesoro.
Piccole fatue messe in scena prendono voce
all'estremità dei pensieri
come gente di nessun conto disposta a mentire.
 
                                                  
 
                                    Fuori dal gioco
 
A quest'ora i fiori si assottigliano,
si chiudono,
inghiottono il loro stesso profumo,
evocano il fasto della solitudine
in piccole stanze segrete.
 
Perché solo i segreti annunciano la perfezione
come il tacere aggraziato di una governante 
che aspiri a far bella figura.
 
L'immunità è assicurata. 
Anche se piò fermarsi il cuore
ora che la luna è senza guance
ed io senza baci.
 
Ma in nessun tempo vissi da mercante.
Io questo solo voglio che di me si sappia.
Di null'altro voglio rendere conto.
Null'altro serve a chi è fuori dal gioco.
 
 
                    La pioggia mi disperde
 
La pioggia mi disperde.
Nessuna punta di fuoco nei pensieri.
Solo la consuzione del perché,
il ramoscello d'olivo, 
l'abbandono alle tue gesta.
 
L'impossibilità di arginare la forza misteriosa
della costanza
sta creando l'isola del mio dolore.
Tutti gli incantesimi del sangue,
tutti i desideri che hanno luce
dileguano nel limbo delle ripetizioni crudeli.
 
Poi solo un attimo è dato al fulmine,
solo un attimo di chiarezza
nel cielo che scoppia di presentimenti:
una manciata d'anni o forse qualcuno in più
per mantenere vivo il nemico
e rimediare alle ingenuità con il sarcasmo.
 
 
                                 Nella casa e nel vento
 
Nella casa e nel vento
vivo come se non m'importasse 
di conoscere il perché della tua riservatezza.
Chiudo gli occhi e vedo passare
il tempo coi suoi bagagli ingobbiti.
 
Accumulo diari.
Vivo come se avessi un viaggio
da compiere che mi obbliga a soste veloci.
Sul cotone del letto
non ho cifre da ricamare.
 
Attraverso rinvii
da qualche parte sto andando.
Ti sento parlare e la tua bocca
è la mia malinconia.
Eccoti, dopo pochi secondi,
rimpicciolire dietro ad un fiammifero.
 
 
                  Mattutino
 
Martedì arriva in fretta,
a testa bassa tra gli asciugamani.
 
Corre dove scorge appigli.
Cataloghi. Corre da cose come cassetti e ante.
Grappoli di foto e ossessioni.
 
Corre alla rosa sul precipizio dello stelo,
che più scura si è fatta e più dignitosa.
 
Corre a dar briciole agli uccelli, 
uno sgomento,
perché non di sola innocenza
è fatto il gesto del donare.
 
Corre come corrono quelle
nuvole da occidente,
idiomi capovolti, schegge d'inverno
cogli uomini scudieri e la viltà respinta.
                
Corre.
Ma dove? Come?
Da un lato all'altro del duello
lei si rimpiange.

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 11:44 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: inediti, vera datri
venerdì, 10 luglio 2009

NEL FUOCO DELLA SCRITTURA - testi di Biagio Cepollaro

"Così ci sono segni che sfuggono/ al codice e al comando": questi versi, tratti da Nel fuoco della scrittura, edito da La Camera Verde nel 2008, mi sembrano contenere una possibile chiave, o almeno additare una direzione da percorrere per esplorare il mondo artistico, articolato e multiforme, di Biagio Cepollaro. Si può sfuggire al codice e al comando in vario modi: il più evidente è quello di fingersi ciechi e sordi. Non è questa la strada di Cepollaro, che, semmai, ha scelto il cammino opposto, quella dell'amplificazione dell'ascolto, della voce e del segno, anche tramite una commistione tra diversi linguaggi artistici, in particolare tra l'immagine e la parola. Nei versi qui proposti, tratti dai libri Fabrica  e, come detto, da Nel fuoco della scrittura, il linguaggio è essenziale e tuttavia nitido, come una foto scattata con mano ferma e con la mente coinvolta al punto giusto, densa di emozione ma anche attenta a far sì che la luce non sia eccessiva o scarsa, e che i dettagli facciano pensare a sfondi e panorami di più ampio rilievo, in grado di abbracciare paesaggi aspri, essenziali. C'è la quotidianità e il ragionamento, la cronaca e la filosofia. C'è la volontà indicare i mali del mondo e del tempo pur sapendo che niente condurrà alla cura, se non l'interruzione del contatto, lo schermo vuoto e spento. Ciò che resta, forse, è la consapevolezza della distanza, la volontà di porsi altrove, rispetto, ad esempio, al "telemondo" dominante e trionfante; ciò che resta forse è la ricerca di una sostanza dolorosa ma sincera, una follia amletica, non meno eversiva ma priva di posture artefatte. Resta la consapevolezza, tenace, nonostante tutto, che:

"è moto di fatto la rivolta anche se incerta/ resta e locale anche se cieca o umorale/ è moto a dire la tua passione che fa del moto/ nuovo stile e al chiaro punta tra lo sgomento/ realistico è così quel moto a dire che s’apparta/ dall’unico racconto e dal telemondo che il mondo/ sotto modi di dire i suoi moti di fatto ha seppellito". I.M.

 

BIAGIO CEPOLLARO

Da Fabrica (1993-1997), Zona editrice, 2002.

 

 

 

Per moti di dire

 

un moto a dire

 

un moto a dire è sempre l’inizio del verso

ma ora che ovunque è perso il mondo a dire

 

scrive lo scriba per moti di fatto moti cioè

dal gran mondo di dire sparsi e ridotti a nulla

 

o fatti

 

è moto di fatto la rivolta anche se incerta

resta e locale anche se cieca o umorale

 

è moto a dire la tua passione che fa del moto

nuovo stile e al chiaro punta tra lo sgomento

 

realistico è così quel moto a dire che s’apparta

dall’unico racconto e dal telemondo che il mondo

 

sotto modi di dire i suoi moti di fatto ha seppellito

 

 

 

 

 

per moti di dire

 

per moti di dire per mondi sfatati sfrontatamente fri

abili ai cinque sensi perduti ai programmi ai compromessi

 

per moti avvelenanti e nubi tossiche aleggianti fetide

sull’europa immoti cubi di debiti sugli alti tassi e modi

 

per ammortizzare i costi con triplicati orari con turni

festivi e con straordinarie cancrene in organici e venti

 

con abbassamenti di coste e allagamenti con friabile dighe

nei diritti negli elementi con trasformazioni di vene in vane

 

vele di rendite finanziarie vele incolumi elusive procellarie

mentre da casa in isolatissimi isolati si fanno ordini elenchi

 

commissioni ed inventari e così accordari spostari di capitali

si fanno così anche telematici solitari e tristi amari immoti

 

 

chiudiamo il contatto

 

chiudiamo il contatto che appesi restino e muti

che pendolino stesi finalmente e muti

 

franiamo una volta per tutte il contratto

dicendo un conto è la forma del patto

 

altro è sostanza

 

l’abbondanza oggi affama perciò facendola

chiara chi ci guadagna non lavora chi bilica

 

svidea e sgrama

 

 

 

 

Da Nel fuoco della scrittura, La Camera verde, Roma, 2008

 

(…)

 

così ci sono segni che sfuggono

al codice e al comando

segni la cui sola funzione

è di additare il limite

di un linguaggio usato

come si crede di usare

il mondo

i limiti del linguaggio

sono i limiti del mio

mondo: eppure l’unico

filosofo vero del secolo

passato pensava al di là

di quei limiti senza il coraggio

di dirli: lo stesso era capitato

a Federico il secolo prima

e a Baruch ancora più

indietro:

la ragione è più larga

e lo diceva Amleto dovendo per forza

passare per folle eppure impeccabile

la sua logica andava a braccetto

con gli spettri ma non tutti

possono dire di questo

perché non tutti hanno vissuto

a testimonianza di questo

e le parole contano solo

se non sono solo parole

l’itaglia è un paese retorico

e la sua poesia per lo più lo è

 

 

 

 

Nota.

Fabrica, con Luna persciente (Mancosu ed., 1993) e Scribeide (P.Manni Ed.,1993) costituiscono la trilogia De requie et natura. Oggi questi libri quasi introvabili sono liberamente scaricabili dal sito www.cepollaro.it. Nel fuoco della scrittura ha dato il titolo alla mostra essendo parte integrante del lavoro visuale. Un videocatalogo della mostra è reperibile su http://www.youtube.com/watch?v=z8GWUo2Bvns

e, in generale, per il lavoro visivo sul blog  http://cepollaroarte.wordpress.com/

 

 

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postato da: ivanomugnaini alle ore 14:42 | link | commenti | commenti
categorie: biagio cepollaro, editi, la camera verde, zona editrice

Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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