DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
sabato, 27 giugno 2009

FARSI ALTRO - silloge di Alessandra Paganardi

 Poeta recentemente vincitrice del Premio "Astrolabio", presieduto da Valeria Serofilli e della cui giuria faccio parte anch'io, avendo l'opportunità di leggere alcuni autori validi e originali, Alessandra Paganardi, di cui sono lieto di presentare qui alcuni testi, autrice coerente nella ricerca di un linguaggio personale, in grado di rifuggire sia dalla retorica sia da asfittici minimalismi, mi ha inviato per Dedalus una sua silloge inedita, che lei stessa ha definito, trovandomi d'accordo, "fresca". E' fresca non solo perché è stata composta da poco, ma anche per il senso di genuinità e autenticità che riesce a comunicare. Il titolo della silloge, in fieri, è "Farsi altro", e lo spunto iniziale, la goccia che mette in moto il flusso delle parole, è la riflessione sulla bellissima, sconvolgente cava tuttora in esercizio sul monte Pisanino, dalle parti di Marina di Massa, visitata nelle vacanze pasquali dalla Paganardi con la sua famiglia. La cava, come specifica la stessa autrice in una lettera allegata ai testi, "è una presenza costante nel [suo] immaginario; ma, partendo da questo luogo fisico che inevitabilmente entra nella geografia del pensiero e del sentire, la composizione dei testi deraglia verso varie forme del divenire, quasi fossero tutte figure della permanenza nello sparire: dalla trasformazione di una banale conchiglia in perla, ai passaggi di stato dall'alba alla notte, all'incompiuto per eccellenza della Pietà di Michelangelo, che è quasi una volontà di fermare il divenire nel tempo". Riportata questa bella e nitida descrizione della Paganardi sulla genesi della scrittura di questi testi, a me non resta che invitare alla lettura di questi versi di cui personalmente apprezzo, lo confermo, la cadenza ed il tono, capace di conciliare la solennità profonda di alcuni momenti di umana rivelazione con la lievità di chi è ben conscio della fatale inconsistenza dell'essere (qualcuno avrebbe detto "leggerezza): la coscienza, ben descritta in questi versi, che "Ci siamo messi in fila anche noi/ rocce cave per il tempo che attende/ di tagliare i ricordi, di spostarli/ via dalla mente in blocco, uno su uno". Ma proprio questa consapevolezza, paradossalmente forse, ma neppure troppo, porta anche a cercare con gli occhi e con il cuore attimi di senso e di lucida meraviglia, quella vitale madreperla "nutrita dal niente di un grumo/ [che] l’ha trasformata in una goccia rotonda/ di bellezza, una minuscola luna". I.M.

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                              ALESSANDRA PAGANARDI

 

  

 

                                                    FARSI  ALTRO

   

                                          silloge inedita

 

 

  

LA CAVA

 

 

E’ duro il salto, come questo marmo.

Bisogna flettere il calcagno freddo

alla salita, rendere le suole

alla polvere che si fa più scura

nel passo. Appiattire il respiro

alla pietra. Poi l’ultima stanza -

quell’orecchio di Dioniso svuotato

nel venerdì di Pasqua, dadi immensi

allineati come case a schiera.

 

Non sarà mai acqua

il fiume - è un rumore la voce

impigliata tra fango e sassi.

 

Ci siamo messi in fila anche noi -

rocce cave per il tempo che attende

di tagliare i ricordi, di spostarli

via dalla mente in blocco, uno su uno.

 

E tutto ricomincia a farsi altro.

 

 

 

 ***

 

 

  

 

 

PARATESTO

 

 

Scrivo, ma non mi sento fra le mani

l’inafferrabile. Scrivo che neppure

un sasso è saldo ed è sicuro nella

sua forma, che soltanto

la traccia è vera ma non è invisibile -

è lì nascosta. Un solco

che si gonfia di terra sempre nuova

una crepa che chiama sotto i piedi -

come grattare il muro per trovare

un ritratto, e ancor più sotto un camposanto

antico. Scrivo che anche il tempo

diventa mite se lo lasci sfogare

la sua voglia di uccidere ogni cosa -

triste come un tiranno senza sudditi.

 

 

 ***

 

 

 

    RIVIERA

 

 

 

E ritornare là dove ogni cosa

infine si fa notte:

la voce di un concerto non finito

come neppure il vento più sa fare.

 

 

Qualcosa sembra arrendersi da sempre,

qualcosa ha rinunciato ad aspettare

come la spiaggia a novembre -

l’orologio che batte sul profumo

del primo pane, solo per sentire

che non è stata inutile la sera.

 

 

*** 

 

 

    

 

GENEALOGIA

 

 

Sembra una foto d’epoca ingiallita

la madreperla che accoglie la luce

nelle sue valve scure senza storia.

 

 

L’ha nutrita dal niente di un grumo

l’ha trasformata in una goccia rotonda

di bellezza, una minuscola luna.

***

 

  

PIETA’ RONDANINI

 

 

E’ lotta oppure amore

questo tuffarsi in due senza misura

nel verso della notte

l’affondo sghembo di un corpo che crolla

in un abbraccio inutile di madre

 

Il compasso sul foglio ha perso l’ago

prosegue la sua corsa all’infinito

nella retta di un gesto -

e non si sa chi muore.

***

 

 

  

ULTRASUONO

 

Poi tornerà anche il gufo

questo bambino imbronciato che vola

col suo fischietto né acuto né grave -

un ultrasuono di polvere.

 

Passerà solo come un’isola

stregata, canterà l’ora di tutti

più forte di un poeta.

 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 13:19 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: inediti, alessandra paganardi
mercoledì, 17 giugno 2009

FRANCO BUFFONI : anticipazioni da "Roma", Guanda

E' un luogo ineludibile, Roma; fisico, spirituale, politico, concreto, onirico: paesone ciociaro, smaccatamente e sbracatamente innocuo ed apatico, in apparenza, e, un passo oltre, un grido e un tombino più in là, metropoli pluristratificata, sottilmente mefistofelica, come il sorriso del senatore a vita per antonomasia, quello che continua a ghignare di noi, dei destini che ha orientato e rubato, tra una messa alle sei di mattina ed un incontro col malaffare, con o senza bacio. Ma tant'è. Roma è tutto questo; è un'idea, un ricordo presente e futuro, qualcosa con cui sia chi la ama che chi la odia deve fare i conti. Ignorarla non è possibile: la presunta indifferenza è in realtà una scelta di campo. Un poeta come Franco Buffoni, attento a tutto ciò che di per sé assume un valore metaforico, in grado di gettare luce sul senso delle cose, e sulla sfida di fondo, quella tra l'umanità e il suo contrario, tra l'autenticità dell'essere e, sul fronte opposto, ciò che la nega e prova ad annichilirla, sia essa la guerra, o l'indifferenza, o l'offesa cieca e ottusa contro forme ed esistenze libere nel corpo e nel pensiero, si trova così a scrivere un libro dedicato a Roma, di prossima pubblicazione con Guanda, di cui propongo qui due anticipazioni, significative, scelte dallo stesso autore. Lo sguardo di Buffoni sulla città eterna è attento e accurato, tagliente e lieve, ironico senza rinunciare allo scavo, anche nel senso letterale del termine, la volontà di sondare ciò che si cela sotto la superficie, delle cose, degli splendori e delle macerie, nel cunicolo fascinoso e intrigante fatto di parole dette e alluse, nomi che hanno lasciato una traccia nella Storia o hanno comunque inciso qualcosa di sé sulle mura della morte e della vita. Il tocco finale, acrobazia ben riuscita, in grado di mettere in contatto senso e non senso, presente e passato, sacralità e quotidianità, unisce la Domus Aurea con lo Stadio Delle Alpi, oggi Olimpico, e pone in parallelo, tramite il sorriso della poesia, la disperata e libera frenesia di un antenato di Pasolini con le finte e i dribbling di Del Piero. Una poesia, quella di Franco Buffoni, che concilia lievità e profondità, evocando quella mitologia del quotidiano, che, passo dopo passo, ci accompagna in quel "passaggio sotterraneo che conduce/ al santuario di Vesta" e a "questo selciato composto/ di basoli in pietra calcarea", da cui si vede, come in uno specchio, la grandezza e la limitatezza umana, e, al di sopra e all'interno di tutto, una solare, tenace forza vitale. I.M.

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                                     Franco Buffoni

 

                                   ROMA

 

 

                                                 I

 

Com’era il mondo dove sbarcò Enea

Al di sotto del piano di campagna?

Rimosso lo strato di cenere compatta

Appaiono ambienti d’epoca ellenistica

Già nel 79 dopo Cristo abbandonati

Per precedenti terremoti e inondazioni…

Erano tante Rome disperse nei villaggi,

Varrone già lo scrive col tono del racconto:

Mons Capitolinus era chiamato un tempo

Il colle di Saturno, e cita Ennio

Come in una favola, sul colle

Saturnia era detta la città…

E presso Porta Mugonia al Palatino

Dalla casa dei Tarquini

Nel passaggio sotterraneo che conduce

Al santuario di Vesta

Scava ancora l’équipe per dimostrare

Come vuole il professore

Il legame tra i poteri:

Solo al re un diretto accesso era permesso

Al sacro fuoco.

Roma, roma che ci scherzi ancora.

 

 

 

                                                 II

 

Da questo selciato composto

Di basoli in pietra calcarea

Si accedeva alla fortezza con funzioni di culto

E rifugio in caso di guerre. All’interno

Le tre nicchie con volte a botte per i sarcofagi.

Aveva diciott’anni Antonio Bosio

Nel 1593

Quando, entrato per un piccolo forame

Serpendo e col petto per terra,

Si ritrovò in santa Domitilla…

 

“Sodomito”, vergò un giovane collega

Sotto una volta della Domus Aurea

Accanto al nome Pinturicchio

Autografo, come la sua invidia.

Vi si calavano i giovani pittori

E poi strisciavano fino a quei colori

E rilievi con stucchi. Lavoravano

Per ore con poca luce e pane

Tra serpi civette barbagianni

E poi vergavano la firma.

Erano accesi i loro sguardi vigili

E sguaiati. Erano maschi.

 

“Pinturicchio”, definì Del Piero l’Avvocato

Nel momento del massimo fulgore.

 

 

Note:

 

Il giovane maltese Antonio Bosio - autore di Roma sotterranea, uscito postumo nel 1632 – discese col suo maestro Pompeo Ugonio per la prima volta nelle catacombe di Domitilla il 10 dicembre1593.

 

L’Avvocato per antonomasia era Gianni Agnelli, proprietario della Fiat e della Juventus, squadra nella quale giocava e tuttora gioca Alessandro Del Piero.

 

 

 

Da ROMA, nuovo libro inedito di Franco Buffoni (uscita prevista: gennaio 2010, editore Guanda).

 

 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 19:02 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: anticipazioni, inediti, 2010, guanda, franco buffoni
mercoledì, 10 giugno 2009

NEL SENSO DEL VERSO - testi di Valeria Serofilli

Dopo Elisabetta Baleani, propongo un'altra poetessa, anche lei, seppure con toni e forme divergenti rispetto alla Baleani, alla ricerca della conciliazione tra armonia e caos, tra la dimensione ideale e la concretezza dei dati concreti dell'esistere. Propongo qui una breve nota relativa al libro di Valeria Serofilli, di recente uscita per i tipi della Leonida Edizioni, "Nel senso del verso: nuovo volume". L'indicazione "nuovo volume", non è casuale né accessoria: testimonia un processo di maturazione, assimilazione, conferma e revisione di dati, modelli, visioni, approcci. Attingo dalla prefazione al volume, scritta con attenta e partecipata cura da Floriano Romboli, citandone alcuni passi che ben riassumono questo progressiva elaborazione stilistica e testuale: "Se in precedenti raccolte la Serofilli era incline a riconoscere all’attività poetica, forse memore di un celebre luogo dell’Ars poëtica oraziana ("Aut prodesse volunt aut delectare poëtae", v. 333), anche una funzione confortatrice, spiritualmente consolatoria, in questa silloge la tensione conoscitiva appare senz’altro dominante e centrale. [...] Non sono ammessi cedimenti agli artifici mediocri degli "pseudo salotti saltimbanco", mentre il discorso meta poetico prosegue in altri componimenti". Per leggere la versione integrale della prefazione, e per ricavare informazioni più dettagliate sul lavoro dell'autrice, e liriche tratte dal lbro citato, consiglio di visitare il suo sito personale, www.valeriaserofilli.it, o siti delle case editrici con cui ha pubblicato, Leonida edizioni e puntoacapo editrice. In questo spazio segnalo il suo recente volume e ne estrapolo un paio di liriche, testimonianza di un lavoro tenace, appassionato e in costante fase di sereno ma anche severo confronto con il sogno e con il vero, la poesia e la realtà. I.M.

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VALERIA SEROFILLI

testi tratti da NEL SENSO DEL VERSO -

NUOVO VOLUME

Via di fuga nel dislessico

Sospesi tra l'attesa del peggio / quel tuo dire

"tanto deve finire" e "la spendo appieno

giacché non dura - per così dire -"

Ciclicità è rinascita / ma sfianca:

gemme continue germinano stress

e a ripetersi, l'indefinito / già sei fortunato

 

Ma quale fugace fuga e fuggitiva

si prescrive nel flusso che furtivo

ci consuma? / Consunti di solerte dinamismo

consenzienti impacchi di mistero in attesa

d'incudini a recidere (il niente o il meno vero)

 

Astanti di tempi senza resa / miraggi

di lungometraggi in attesa

si continui a fugare quell'arresa

nel consuntivo che ci preme / ressa inattesa

riscossa della più fervida rissa

di quell'arringa / terra promessa

 

letale plancton che alla sorte

germina misfatto, surimi per non dire granchio,

(cavia) caviale o più pregiato succedaneo

Sospensioni liquide di amplesso

siamo più o meno quel che ci è promesso

(o meglio concesso), ma la fine sussiste,

quanto prima e la sfida continua

nel dislessico.

 

***

 

Se casomai spronato

 

Se casomai spronato quel tanto / da

 dar luogo ad un rimorso che convenga

 ti spiegherei che esiste anche la selva

 ad inselvatichire le stanche membra

 

Se casomai servisse a qualche cosa

delucidarne il lucido sentiero, ti

spiegherei che quel che avverto è vero

e non son versi buttati alla rinfusa

 

Refuso il satiro e il sarcasmo, sprono

quel tanto che mi faccia effetto

quel poco che mi sostenga l'affetto

e fintanto che ne sono degno

 

Se casomai l'eclisse fosse vento

cerco l'effetto fin quando non l'avverto

sfogo lo sdegno che più mi diverte

e mi sostengo in differito inganno

mentre tento / la sorte / e la ritento.

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 18:53 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: editi, valeria serofilli, leonida edizioni, floriano romboli

Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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