DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
venerdì, 25 luglio 2008

VIVA E PRESENTE - poesie di Ciro Vitiello

 E' possibile fare coesistere un andamento del verso disteso e piano con l'urgenza del dire e il rovello del sentire? E' possibile conciliare un tono classico, solenne, cadenzato, con le fratture e le scissioni, fisiche, mentali e sociali, del mondo attuale? Leggendo i versi di Ciro Vitiello tratti da "Lunedì perduto", recentemente editi da LietoColle, di cui pubblico qui una prima parte, mettendo in cantiere una prossima e ulteriore tranche, viene fatto di rispondere di sì. In molti casi l'impressione della lettura assume sostanza corporea, quasi tangibile, e il parallelo più naturale e immediato è quello con l'ambito della pittura. I quadri in forma di parola di Ciro Vitiello sono armonici, generosi di forme del dire e del percepire, con le figure ben distribuite e gli sfondi disposti con cura, come fondali teatrali. Ma è lontana la mera e sterile pittura di maniera: ogni quadro racchiude una storia, una vicenda umana: amore, odio, disillusione, ricerca di un nuovo inizio. Anche se, morde, e lacera, tarlo e tagliola, l'ira del caso, il principio misterioso dell'hazard, il fato, l'ineluttabile forza degli eventi che traspare nel detto e nel non-detto, tra le righe dei versi della raccolta. E c'è, tra le pieghe e i grumi di colore, come in un arcano dipinto leonardesco, la coscienza dolorosa e vitale della presenza di un codice, un senso ulteriore, un tempo altro che nega il tempo, riaffermandolo, rinnovandolo, dandogli nuova misura e significato. Come "un lunedì perduto", in cui accade di chiedersi "chi tiene l'armonia infinita". La risposta, forse, è nella domanda stessa. Una poesia personale e complessa, quella di Ciro Vitiello, un insieme di immagini a più strati e più livelli, in cui la visione si fa riflessione, dolore e volontà di ricerca di una direzione, una prospettiva: un giorno altro, in cui è nitido, seppure imperscrutabile "il piccolo enigma,/ lo strappo nella calma della mente dissociata".

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Ciro Vitiello

LUNEDI’ PERDUTO

 

 

È lunedì ultimo giorno

 

È lunedì ultimo giorno di luglio. La civetta

dalla notte annuncia il presagio.

Sorgono paesi e fiori da specchi vuoti,

accensioni, fremiti; di godimento è invasata

la mente, dolce fiorisce  la luce che, se non rapita,

subito dilegua come improvviso lampo.

 

Ti vedo venire dal cancello che s’apre

come mosso da una volontà ignota:

tutto è libero avvento quando il sangue vibra

veloce più della luce, è ansia di conquistarti

perché sia la libidine concentrata sulla fronte

del fato. Forse ho sentito nelle fibre il brivido

dell’utopia, l’altrove da cui lo sguardo ci riverbera

di felicità ed è trepido incontrare

il ciglio dei monti, l’orizzonte,

la velocità del dio

con le unghie acute.

 

 

 

 

 

     

            Con viso naturale venivi

 

Con viso naturale venivi nel vallo,

ora avvampi o sei più gelida?

Cado sotto le lunghe lingue di fuoco per essere

estrema polvere? Questo lunedì sorge placido,

carne dell’umanità è la cariatide dell’indifferenza.

 

E tu sei cieco, fato! Sembra che la girandola

vada rapida al vento- le piane e i colli

respirino l’aria del dolce mattino-

gli alberi punteggino la catena montana

brulla e nuda: filano i cento cavalli nella solarità,

e il raggio luccica nei tuoi occhi

lieti- così la felicità incomincia a decollare

aquila che dopo il pasto

con le ali tese rotea

nell’azzurro immoto. 

 

      

 

             E da quanto tempo

 

E da quanto tempo mi rimbombi nella testa!

Sanguina la tua anca che non so io  rimarginare

né tu colmare con il crisma della volontà:

è stata mia colpa mutarti, imbellirti, farti volare

spirito tagliente sulle cime della bellezza! 

Le parole che la mia voce ripete sono cadute

 

nelle secche forre o baccelli arsi infisse nella zolla

cretosa di sole. Di colpo una luce rossa,

spia ignota, annuncia necessita fermarsi.

Turbinii di vuoto stancano la mente- vertigini

annientano la ragione- è terribile frattura correre

verso il nulla, perdersi nella stasi?

Perché sei taciturna col volto immoto

larva nella notte bruna e

ciglio di tenebra mi sfiori?

 

 

 

 

            Ti fisso viva e presente

 

Ti fisso viva e presente quantunque

non aderisci ai miei sensi intimi in questa

incognita sosta che qualcuno impone, ma chi decide

quando devo finire, quando la strada devia

o la tegola cade? Mai sapremo giustizia

 

dove immette e vige. Tu che pensi, Saria,

levità della vecchia Urhinine?

Seduta sul basso muretto all’ombra del fico

e dell’edera novella, con le gambe contratte,

leggi il libro rosso e io immagino che sei delusa

come me, e segui i desideri- sento che

i nostri sentieri divergono, dimmi,

ti supplico, anche tu

forse cerchi la verità?

 

 

 

 

            È tempo di rimettersi

 

È tempo di rimettersi in cammino, tornare,

e delusi dare ragione al caso?

Ciò che accade fuori dall’uniforme feconda

il fine essenziale, l’onda avvolge chi coglie il senso

di fatalità: è perdere qualcosa o acquistare altro,

 

la vita? Il principio è stocastico, ingenera

contraddizione o contrasto: la ragione pianifica

e corregge ma l’hasard rompe linee

e frantuma. Pensi al vecchio viandante

che accucciato, soletto ai confini dell’universo,

si accanisce a lanciare sul terreno polveroso

dadi privi di numeri cercando la perfezione

in ogni lancio senza accorgersi che essa

risiede nella sua mente. Chi

tiene l’armonia infinita?

 

 

 

      

            Non è il sale

 

Non è il sale della vita mutare l’immutabile?

Ti culli nella purezza distratta e indifferente,

non ti importa nulla che azzittiscono

i cento cavalli invisibili. Sul muretto seduta

stai muta con lo sguardo perso nella vanità.

Mai nessuno ha riconosciuto la tua bellezza d’anima,

la profonda sensibilità verso il bello: godi il piacere

 

di dare voce agli spiriti che ti governano e ti sostiene

la luce che accende i tuoi recessi interiori-

avessi percorso a remo il ventre fiocamente illuminato

dell’antro come feci in altro tempo-

era la stagione delle energie possenti negli amori folli

ma più squassanti oggi che le fratture

intime sono rimbombanti- la sintesi è il nulla

e contemporaneamente l’istante

è il vitale dell’essere.  

 

 

   

    

La calura arricciava i lembi             

 

La calura arricciava i lembi, seccava le erbe,

bruciava i nostri sentieri

che non salivano dove le nostre carni

trepidando ambivano esaltarsi.  

Nella secca del tempo, dietro il muretto, la divina

luce ti stringe in un blocco d’immobilità-

 

la pietra levigata da umano che ti ama 

ti vuole senza violenza piena dolcezza

di comprensione- adoro il tuo corpo ferito,

le tue ascelle odorose di sudore, le umide anche.

Perché cado nelle fauci del tempo?

Sola soletta ancora siedi all’ombra tra l’edera

e il fico mentre la luce lotta con i rifiuti

e i sassi torridi. Nella mia mente abiti

perenne ora che ti allontani

dal mio desiderio per sempre.

 

 

   

            Quanto ti riprenderai

 

Quando ti riprenderai, pensosa, avvinta

sotto l’albero a terra vedi le illusioni…

un fiato ostile impedisce i puledri a convergere

a libera sfrenatezza, a sconfitta duratura…

io solo ho rispettato la bellezza della tua inesausta anima

 

sebbene ribelle ruggisca la furia leonina che brucia

le vene e poi viene la cecità totale, l’ultima stella nel cielo,

la musica del Bach e il delibato groppo; dove sei finita

creatura del disincanto? Tutti i sensi umani declinano

all’ultima tappa, nessuno ha potere di fermare il corso,

così perfidamente nulla più germoglia

e le acque fluenti nel buio trascinano le spoglie

che l’invisibile espone.

 

L’uomo che parlava latino

 

L’uomo che parlava latino diceva che la logica

è vitalità della lingua e della vita-

garbuglio di risoluzioni nella pronta presa di ragione-

e tuttavia un’oncia di follia rende il giorno “più allettante”,

poi ficcò la testa nelle fauci dei cento cavalli

alla ricerca del fallo ma chi può vedere la verità,

questa astratta finzione della umana idiozia.

 

La spia rossa fermò il passo avvinghiandoci nella raucedine

della nullità. Fremendo, quasi isterico, capivo

che l’improvviso incaglio disintegrava il bel giocattolo

del giorno. Tu leggevi le congiunzioni delle stelle e dei mari

convinta che tutto era ormai vano e ingurgitavi il latte lentamente

inseguendo forse- lo vidi nello sguardo mansueto

di agnellino pronto all’ara- il piccolo enigma,

lo strappo nella calma della mente dissociata.

 

 

    

postato da: ivanomugnaini alle ore 13:31 | link | commenti (18) | commenti (18)
categorie: editi - lietocolle
sabato, 19 luglio 2008

DAL BALCONE DEL CORPO

Non c'è resa alla frammentazione del verso e del senso nelle poesie di Antonella Anedda Angioy. C'è il sentimento del tempo, ferita costante, dolorosa; ma, dal balcone del corpo c'è sempre, ugualmente nitida e diretta, una prospettiva altra, una capacità di fare del ritmo visione, forma di sinestesia esistenziale, nata dalla scrittura ma orientata verso la vita, fino al punto in cui, come rette convergenti, i percorsi si uniscono, ed osservare diventare serbare, conservare nella memoria una realtà identica a se stessa, eppure mutata, resa umana, nel bene e nel male, nell'alveo di una pace occidentale che conferma buio e luce, negandoli, riconfermandoli. Una poesia ricca e complessa senza mai scivolare nel baratro dell'artificiosità. Con la coscienza del conflitto ininterrotto tra "il verso del corpo e del ghiaccio", carne e mente, ragione e respiro. Perché "il corpo è la scure: si abbatte sulla luce", la realtà rivela il mistero insolubile, "l'angustia delle biografie/ gli acini scuri dei ritratti". Ma, tramite una rete di assonanze e consonanze del tutto naturali, sgorgate dal nucleo stesso del pensare, Antonella Anedda Angioy non si arrende all'incubo peggiore. Oppone al buio un canto che è carne, voce, discorso mai chiuso. La coscienza che "noi viviamo per schegge", ma riscoprendo l'essenza dell'io, si ritrova una totalità libera, autentica: il solo possibile dono "per questa terra folgorata".

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ANTONELLA ANEDDA ANGIOY

da  Residenze invernali

Ci sarà un incubo peggiore

socchiuso tra i fogli dei giorni

non sbatterà nessuna porta

e i chiodi

piantati all’inizio della vita

si piegheranno appena.

Ci sarà un assassino disteso sul ballatoio

il viso tra le lenzuola, l’arma posata di lato.

Lentamente si schiuderà la cucina

senza fragore di vetri infranti, nel silenzio del pomeriggio invernale.

Non sarà l’amarezza, né il rancore, solo

per un attimo le stoviglie

si faranno immense di splendore marino.

Allora occorrerà avvicinarsi, forse salire

là dove il futuro si restringe

alla mensola fitta di vasi

all’aria rovesciata del cortile

al volo senza slargo dell’oca,

con la malinconia del pattinatore notturno che a un tratto conosce

il verso del corpo e del ghiaccio

voltarsi appena,

andare

 

da    Notti di pace occidentale

I

Vedo dal buio

come dal più radioso dei balconi.

Il corpo è la scure: si abbatte sulla luce

scostandola in silenzio

fino al varco più nudo –al nero

di un tempo che compone

nello spazio battuto dai miei piedi

una terra lentissima

- promessa

III

 

Per trovare la ragione di un verbo

perché ancora davvero non é tempo

e non sappiamo se accorrere o fuggire.

Fai sera come fosse dicembre

sulle casse innalzate sul cuneo del trasloco

dai forma al buio

mentre il cibo s’infiamma alla parete.

Queste sono le notti di pace occidentale

nei loro raggi vola l'angustia delle biografie

gli acini scuri dei ritratti, i cartigli dei nomi.

Ci difende di lato un'altra quiete

come un peso marino nella iuta

piegato a lungo, con disperazione.

 

 XIII

a Nathan Zach

Anche questi sono versi di guerra

Composti mentre infuria, non lontano, non vicino

Seduti di sghembo a un tavolo rischiarato da lumi

Mentre cingono le porte di palme

Anche questo è un canto verso Dio

Che chini lo sguardo sui suoi vermi e ci travolga

Amati e non amati.

Non una tregua - un dono

Per questa terra folgorata.

 

*************

Siedi davanti alla finestra

Guarda, ma accetta la disperazione:

c’è verità nella luna che sale

eppure non si alza a scudo sul dolore

si traduce –

come ho appena tradotto il libro aperto verso il muro –

semplicemente unisce il tavolo al pensiero

in un’attesa che arde ma non spiega

e tormenta ogni foglio dentro l’aria

con musica di abeti, luci ostili.

 

***************

Ora è solo pioggia che benedice la strada

e nell'acqua che trema quasi una luce redenta da seguire.

Sarà una piccola distanza dal fulgore.

Dal forno dove il cibo si innalza

alle nuvole brune

tutto appena diverso dalla vita di sempre:

uno scarto nel gesto che depone i piatti per la sera

una luce nella crepa del muro

schiusa verso terre di pace.

Fuoco di cedro lungo i bordi del campo.

Così vedremo i volti degli assenti

le iniziali dei nomi travolte dai lapilli

nessun dolore ma il moto delle mani

che allontanano il fumo

e notte tra la notte: una fessura.

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DAL BALCONE DEL CORPO

“…Noi viviamo per schegge

che spostandosi frantumano l’io e il voi

e il più delle volte lasciano intatto solo il paesaggio”.

Lascia che la terza persona parli e che loro rispondano:

“Noi abbiamo i nostri giudici. Fitti come uccelli negli alberi.

Le loro voci si confondono.

Uno è più severo degli altri. Uno è più mite

(nostro padre era un giudice).

 Ora fai che il plurale si ritragga

indietreggi, dica di nuovo: io

(Coro, Dal Balcone del Corpo) 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 15:17 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: editi - crocetti - donzelli
martedì, 15 luglio 2008

PREMIO DI POESIA IN/CIVILE

POESIA IN/CIVILE

Pubblico volentieri in DEDALUS  un bando di concorso promosso dal Comune di San Giuliano Terme e dalla rivista Il Grandevetro. La Giuria è molto qualificata, e lo spirito è quello già chiaramente espresso dal nome del Concorso: una poesia civile che sa anche lottare, farsi barriera, con il corpo vivo della carne e della parola, contro il potere, contro ciò che nega e soffoca il giusto, il bello, la creatività, l'essenza autentica di ciascun individuo.

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Premio Nazionale di Poesia In/Civile – Comune di San Giuliano Terme

 

Bando della III edizione, anno 2008

 

 

 

Il premio è rivolto ad opere particolarmente attente al rapporto fra la realtà dell’individuo e quella del contesto sociale-storico-memoriale, secondo modi originali e linguaggi innovativi atti a descrivere la contemporaneità o a metterne in crisi le descrizioni correnti. Si articola in tre sezioni:

 

A) Poesia edita;

B) Poesia inedita (anche su supporto multimediale) per giovani under 30;

C) Multimedia.

 

Per la sezione A) il primo premio ammonta ad € 1500,00; per la sezione B) a € 350,00; per la sezione C) il premio consiste in 350,00.

La premiazione avverrà il 27 settembre 2008 all’interno della manifestazione "Settembre Sangiulianese 2008" presso le Terme di San Giuliano. I vincitori dovranno ritirare il premio intervenendo personalmente alla serata di premiazione, pena la mancata assegnazione.

 

Copia del Regolamento con le modalità di invio di opere ed elaborati è disponibile alle url: www.comune.sangiulianoterme.pisa.it, http://blog.libero.it/ilgrandeblog/,

oppure potrà essere richiesta per posta al Circolo Il Grandevetro, all'indirizzo: Via I settembre 43/B, 50054 Fucecchio (FI), oppure all’indirizzo e-mail ilgrandevetro@libero.it, o ancheai numeri di telefono 0571/21637, 0571/847022 in orario 16.00-20.00.

 

 

 

Il Sindaco di San Giuliano Terme


III edizione del Premio nazionale di poesia “In/Civile” – Comune di San Giuliano Terme – 2008

 

Regolamento:

 

 

 

Il premio è rivolto ad opere particolarmente attente al rapporto fra la realtà dell’individuo e quella del contesto sociale-storico-memoriale, secondo modi originali e linguaggi innovativi atti a descrivere la contemporaneità o a metterne in crisi le descrizioni correnti.

 

Il premio si articola in tre  sezioni:

 

A) Poesia edita. Sono ammesse opere di poesia in lingua italiana o in dialetto edite dal 1° gennaio 2007 al 30 aprile 2008. Entro il 27 Luglio 2008 ai membri della Giuria Tecnica dovranno pervenire le sette copie dei volumi editi, con la dicitura “Premio Poesia S. Giuliano”, in busta chiusa e inviate per posta. Farà fede la data del timbro postale.

I recapiti dei giurati sono i seguenti:

1.      Alberto Casadei, via Sighieri, 26 – 56127 Pisa;

2.      Roberto Galaverni, via A. Costa, 98 – 50134 Bologna;

3.      Guido Mazzoni, via Toselli, 6 - 56125 Pisa;

4.      Renato Nisticò (Presidente Onorario), via Marsala, 4 - 56121 Riglione (PI);

5.      Renzia D’Incà (Presidente), via Torricelli, 78 – 56010 Campo San Giuliano Terme (PI);

6.      Alessandro Simonetti (Segretario), c/o Comune di San Giuliano Terme - Servizio Cultura e Beni Culturali, via Niccolini, 25 - 56017 San Giuliano Terme (PI);

7.      Caterina Verbaro, via Enriquez Agnoletti, 52 – 50012 Bagno a Ripoli (Firenze).

La Giuria si riserva inoltre la facoltà di proporre autori a propria discrezione.

 

 

B) Poesia inedita per giovani under 30. Sono ammesse poesie (fino a un massimo di tre) in lingua italiana o in dialetto. I testi possono essere accompagnati a musiche (in tal caso il supporto sarà un CD) o a immagini/musica (DVD), fino a un massimo di due minuti di durata per ogni singolo testo.

Gli autori/autrici devono essere giovani che non abbiano compiuto il 30° anno di età alla data del 30 aprile 2008.

I testi, nel supporto prescelto, dovranno essere inviati entro il 27 Luglio 2008 in 10 copie in busta chiusa con la dicitura “Premio di Poesia S. Giuliano Terme”, presso l’associazione culturale “Circolo Il Grandevetro”, per essere quindi sottoposte al verdetto della Giuria Popolare costituita presso il Comune di San Giuliano Terme. Farà fede la data del timbro postale.

 

 

C) Multimedia. La sezione prevede la partecipazione di opere multimediali dove il testo poetico interagisce con altre forme d’arte: video, musica, performances, danza, teatro. I concorrenti dovranno inviare un “promo” con la propria opera su formato CD o DVD di non più di 10 minuti.

Entro il 27 Luglio 2008 ai membri della Giuria Tecnica dovranno pervenire sette copie delle opere multimediali, con la dicitura “Premio Poesia S. Giuliano”, in busta chiusa e inviate per posta. Farà fede la data del timbro postale. I recapiti dei giurati sono indicati alla sezione A) di questo bando.

 

Per la sezione A) il primo premio ammonta ad € 1500,00; per la sezione B) a € 350,00; infine, per la sezione C) il premio consiste in € 350,00. Sono previsti inoltre riconoscimenti e offerte di cortesia anche ai secondi e terzi classificati, cui andranno le dovute menzioni d’onore.

La premiazione avverrà il 27 settembre 2008 all’interno della manifestazione “Settembre Sangiulianese” 2008. I vincitori, che saranno tempestivamente avvertiti ai recapiti indicati, dovranno ritirare il premio intervenendo personalmente alla serata di premiazione, pena la mancata assegnazione.

                                                                                                  

                        Il Sindaco di San Giuliano Terme

 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 14:04 | link | commenti | commenti
categorie: poesia in/civile
mercoledì, 09 luglio 2008

LETTERATURA E IRONIA

 Ci sono testi in cui si coglie meglio la capacità della parola di farsi canto, racconto, modulando alla perfezione una gamma di toni ampi, spesso contrastanti. E' il caso degli inediti che ho chiesto ad Alberto Bertoni e che mi sono arrivati copiosi e sanguigni, intensi e suggestivi come un canto popolare, una di quelle canzoni che risuonano nei cortili assolati e nelle menti, evocando storie vere o inventate, sempre capaci di risultare familiari, perchè parlando di strampalate e sofferte esistenze finiscono per parlare della vita, mistero tragico e buffo. C'è in questi versi di Alberto Bertoni di cui pubblico qui una prima parte, riservandomi ancora una volta una seconda puntata, tutta l'ironia della terra e della gente emiliana e romagnola: la passione, sanguigna, genuina, l'amore per il bello e per il giusto, la lotta, viva, anche politica, mai disgiunta però dalla lievità, dal gusto di un sorriso che nasce, nonostante tutto, anche sulle rovine del tempo e dei tempi: ulteriore e possente forma di contrasto al potere becero e in apparenza eterno, immutabile. Una poesia, quella di Bertoni, da gustare come un bicchiere di buon lambrusco, con lo stesso riflesso di sole e di ombra, rabbia e sorriso, sapida rivalsa.  

 

 

                               Alberto      Bertoni 

 

           INCORPORANDO LINEAMENTI ESTRANEI

Dna

 

Mio nonno si chiamava Geminiano

come un patrono leggendario

di lui non esistono foto

faceva il commesso, beveva molto

era un inetto morto

di febbre spagnola nel ’18

Bussando battezzava il suo lambrusco

 - a-m ciam Zemiàn, a sûn

al fiôl d’un pòver sugamàn

(mi chiamo Geminiano, sono

il figlio di un asciugamano povero)

 

  

Ora e qui

 

Io non so più cosa penso e sono

oggi in via Domodossola a Torino

appena concentrato sul ricordo

di mio nonno soldato nel ‘18

 

Avrà visto Montale allo spaccio

o dato un buffetto a Pavese bambino

qualche sera d’estate al Valentino?

                                                    Non credo,

era un tipo schivo

e del campo invernale

appena un fotogramma resta vivo

la cavalla che un giorno aveva ucciso

ammansita dal suo zuccherino

 

Ma qui ed ora guidando

al cospetto del Monviso

m’immergo in un mondo blu naufragio

occhio forbice fango

Cielo seduto al suolo

 

  

  

 

Un cartografo ad Auschwitz

 

Il mio cuore non prova spavento

e muove in piena libertà gli atlanti

non trema davanti

alle falesie, ai tanti

ripiegamenti del terreno

alle toppe di diamante

dei mari

 

Ma oggi che gli istanti

sono pietre orbitanti nel caso

e un velo avvolge la materia

i miei atlanti raccolgono il peso

di schiuma e di marcio dei piombati

 

Tra Fossoli e il deserto

per sempre sul treno

nell’indifferenza dei cari

 

 

 

 

 

 Il portiere

 

Li voleva vicini a casa, mio padre

i campi del calcio minore

e non sopportava la pioggia

nemmeno di lontano, nemmeno l’odore

 

Preferiva i rimbalzi nella polvere

sghembi, che a due metri dalle aree

ingannavano il portiere

neanche fosse una colpa

respingere di piede

 

Esaltato, al suo fianco li guardavo

scommettendo sull’errore

l’inciampo fra traiettoria e pallone

inutilmente provavo a controllare

le movenze, i sobbalzi del cuore

 

Sarei stato anch’io portiere

ma non un buon portiere

inerme davanti alla catastrofe, la rete

 

E troppo magro, un chiodo

nel vuoto delle porte

il naso all’aria, la certezza dell’errore

 

 

   

In pizzeria

Qua l’aragosta è tranquilla

la luce rifratta e non c’è pioggia

perché attorno tutto è acqua

e roccia che aguzza la pelle

di mia madre mentre si affaccia

al vetro dell’acquario

dice che va in bagno 

 

Alba tragica

 

Oggi che le avrei avute

al barista non gliele ho date

le monete necessarie

per il mio solito caffè

e per la brioche al cioccolato di mia madre

 

L’ho tenuta in tasca a tintinnare

questa ferraglia che pure vale

almeno ventimila vecchie lire

e che mi fa sembrare un omino michelin

mentre cerco di scattare

di là dal semaforo

senza aspettare il mio turno

di pedone ingombrante

sacrificato al primo cambio

 

La luce è anche più fioca

e più sporca del solito,

la visuale chiusa da una parte

e dall’altra, a ovest,

un semplice oscillare, barcollare

sul dorso della coda

 

 

   

Uno sceriffo dell’Oklahoma

 

Seminascosta nell’angolino

delle sette o quasi del mattino

capello più scuro e più corto

all’anulare un anellino storto

mi allunghi brioche e fagottino

 

La brioche per mia madre, ricordo

un giorno di aver detto

perché alla rosa del mio vizio

manca la nutella

e la nutella non è cosa

che senza divieto si scopra

 

Esco ma vorrei che dall’esilio

in agguato dietro la porta

uno sceriffo dell’Oklahoma

fino all’ultimo colpo facesse fuoco

mille buchi aprisse nel corpo

della fine del nostro discorso

 

 

 

 

  

Lezione di poetica

 

Una scena poetica perfetta, questa

nel parco Garcìa Lorca di Granada

a pochi metri dalla sua casa

bianca, rettangolare, modesta

 

Resta alla mia destra

la porta aperta e mi guarda

una sola finestra

 

E’ sera, una sera limpida e vera,

quando, tra le foglie della palma,

compare improvvisa mezza luna

 

A due passi anche loro

dalla mia testa,

i poeti competono coi passeri

chiassosi e modulati

sulle sfere celesti

 

Infondono caos, humour

e una musica remota

alla loro parola

 

Ma qualcosa manca

i passeri cantano e basta

 

 

     

Lezione di grammatica

 

La fatiscenza, il crollo

e forse il destino dei proprietari

del negozio di elettrodomestici e dischi

in piazza Mazzini, vista sinagoga

a due passi dal circolo di carte di mio padre...

 

Ma i verbi? m'interrompi

con voce da ventenne

muschio e soffio di carta

da tempo fai versi nominali,

frasi senza verbo...

Qui, però, concludi:

quale il destino di quei proprietari

e quale il senso del racconto

 

Eh, cara mia, ma i verbi

le azioni o gli stati

dove nasce il mondo di cui parli

i verbi reggenti, principali

non li possiedo da anni

presenti, futuri, passati

 

E la solitudine, se proprio vuoi saperlo

da quella bottega del centro

ha raggiunto l'esterno

il marciapiede sconnesso

l'aiuola un pezzo di deserto

me, nel cuore di Modena straniero

 

 

    

Domande

 

Intercettasse uno

le nostre rarissime pose

come direbbe gli occhi

i miei due fessure nel gonfiore

e i tuoi segnati dalle rughe

quando sollevi sulla fronte

di colpo gli occhiali da sole?

 

Magneti di bolle inesplose

o credere pietra le schiume?

 

 

  Esterno notte

 

No, non lo fanno il palloncino ai pedoni,

ci chiedono solo le carte migliori

la solitudine dei sogni

dove sei tu che annunci

gli umili giochi delle luci

sui muri screpolati lungo

i padiglioni dei garages

ogni passo una sfida al tuo limite

il disgusto di vivere

 

     

 

Storia di una foglia

 

Io ci provo e riprovo

però il telefono squilla a vuoto

scandisce quel tuo tempo di rinuncia

e rifiuto del mondo

 

Ma adesso

che impasticcata me l’hai detto

e mi hai detto – Non appena finisce l’effetto

dimenticati di me per un bel pezzo

adesso comincio a ripetermelo dentro

il movimento finale di tua madre

un liquefarsi dell’occhio

la pressione definitiva della mano

mentre una foglia resiste sull’ontano

fino a non essere più foglia

solo pallottola di ruggine e di fango

piovuta da qualcosa

che intanto fai fatica a dire ramo

questa domenica di marzo

 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 15:46 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: letteratura - ironia

Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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