Una poesia fresca ma tutt'altro che acerba, quella di Rossella Luongo. Capace di conservare l'incanto delle piccole cose, i doni, le scoperte, le favole narrate agli altri e a se stessa, al proprio tempo e al tempo altro, quello che forse non c'è. Ma persiste la visione e la coscienza del "treno a scomparti", della vita che percorre la stagione fredda, quella che, inesorabile, lascia un "intaglio nel cuore", il mistero di una malinconia quasi dolce, tra ricordo e sogno, fantasia e cognizione del dolore. Una poesia, quella di Rossella, che possiede una sua fisionomia, un taglio, una dimensione, un ritmo. E' un fermento di scrittura che promette ulteriori, sapidi sorsi. I.M.
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Poesie di Rossella Luongo
Non vedermi
sull’orlo dei silenzi
traforati da un ago,
parlami e divorami
senza farti domande.
Guardami,
mentre comincio il ricamo
dai fiori più piccoli.
*
A piedi sporchi
salgo le scale,
mentre la vecchia
inforna biscotti
dalle persiane accese.
Invento parole,
da infilare alle dita
dell’alba che dorme
e mi chiudo la notte
senza fare rumore.
*
Il mattino
è un occhio aperto,
vede tutto
e ha paura
di perdere il sole
nella stagione fredda.
*
Temo gli arroganti
che mi rubano il tempo
di costruire una casa,
anche non sul mare
purché senta
l’odore dei gabbiani
sciolti, da una finestra
sul tuo sorriso.
*
Gli esodi di massa
sbucciano la città
dalla confusione, respiro
dimensioni proporzionate
riempio il vuoto.
Intaglio nel cuore
gli affetti più cari,
su un treno a scomparti
piccoli, di legno
appena lavorato.
*
Il giorno
si consuma
aspirato
in una foglia
di tramonto.
Mi hai donato
una scatola
di colori,
il respiro ampio
del sole
e l’attesa quieta
della sera.
*
Mi ritrovo
argilla cruda,
senza forma
ma duttile
di pensiero,
ancora mi piego
alle ginestre
senza parlare,
come arbusto
sul lago.
Rossella Luongo
da: “La Fata e il Poeta” (Fermenti Editrice, Roma 2007)
Pubblico con piacere in questo mio spazio telematico due poesie di Annamaria Ferramosca ricavate dal volume "Porte/Doors", Edizioni Del Leone, 2002. A breve inserirò nel blog anche testi più recenti di Annamaria tratti dal libro "Curve di livello", altrettanto apprezzato e significativo, edito da Marsilio. Comincio dunque qui ed ora ad aprire queste Porte poetiche ricche di prospettive e punti di vista sulla realtà e sul sogno. Annamaria Ferramosca, a mio parere, sa conciliare con una naturalezza mai banale né scontata il rigore tecnico con il coinvolgimento, l'acutezza quasi scientifica dell'analisi con l'ebbrezza dell'ispirazione. La poetessa pugliese è anche, nel modo di scrivere e di sentire, anglosassone, mette insieme il Mediterraneo e il Mare del Nord, la taranta e una danza figurata irlandese. Ho pensato quindi in questo caso di proporre a fianco alle liriche la traduzione curata da Anamaria Crowe Serrano e Riccardo Duranti, anch'essa attenta e valida."Insegno la geografia del limite e a varcarlo", scrive l'autrice. E la pratica di tale viaggio, reale e ideale, è fertile, suggestiva.
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da Porte/Doors Edizioni del Leone, 2002
A perdita d’occhio finalmente chiara
distesa di vergini strade
ad elica, dai nomi
che chiedono d’essere nominati
o solo restare oscuri, se indelicatamente
l’ago scompiglia il nucleo
Gene straniero, ospite
sacro ospite un tempo si onorava
con candidi panni e cibo, mai
si aveva timore
del naufrago alla porta
Ora l’ibridazione mi confondesalta
domino le creature mi domino
come se avessi in dono droga
mosaico di natura snatura
m’innesto ali d’aquila, di certo
un cuore di leone
longevità di tartaruga
Volo
Pluripotente vivo
A lungo sopravvivo
Non mi riconosco, nuovo
dio della facilità, anche se mi libro
- a mezz’altezza -
anche se ci scambiamo tutti senza fine
geni come figurine
fino ad averle tutte
e poi e poi
Temo me, te temo
perduto il senso
noi d’essere noi
sentire amare noi
sperare
Genetically Modified Organisms
As far as the eye can see, the stretch
of helicoidal virgin roads is finally clear
with names
begging to be named
or just remain obscure, if the needle
indelicately upsets the nucleus
Foreign gene, guest gene
sacred guest honoured long ago
with immaculate clothes and food, there was never
any fear of
the shipwrecked man at the door
Now hybridisation confusexcites me
I master creatures I master myself
as if I had the gift of drugs
the mosaic of un-natured nature
I graft eagle wings on myself, needless to say
the heart of a lion
the longevity of a tortoise
I fly
I live multi-mightily
A long-term survivor
I don’t recognise myself as a new
god of easiness, even if I soar
- in mid air -
even if all of us endlessly trade genes
amongst ourselves like trading cards
until we have them all
and then and then
I fear me, I fear you
we, having lost the sense
of being us
feeling loving us
hoping
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NOMI PER UN'ISOLA
Non chiamatemi isola
Chiamatemi quiete inquieta
a pochi passi dal rogo
dove la cadenza di luce
ha pure lacrime
Chiamatemi terra di nascite
desiderio di tregua
illimite speranza tra le spine
Chiamatemi vista sul cielo
ipnotica
occhio d’oliva
castano contro azzurro
a notte ubriaco di stelle
di grida
Non chiamatemi isola
Chiamatemi nodo di rete
dove s’impiglia il poeta
a rubare bellezza al buio
Questo mare di rose
rosmarino
ape febbrile ronza
di spruzzi alle finestre
Questo mare timo-re
sovrano che s’infoglia
al centro del mio abbandono
Chiamatemi seme di mare sull’abisso
Da ingenui arrembaggi mi salva
una muta di mandorli e delfini
(il tempo non ha che lame di schiuma)
Chiamatemi messaggio pietrificato
bottiglia dei giganti di Pasqua
tangente d’amore attraverso l’oceano
magmatico canto sotterraneo
Non chiamatemi isola
Chiamatemi schianto d’un ricordo
casa ritrovata, corrosa, ma salva dall’oblio
tana larvale
riposo su pietre levigate, mai vinte
Chiamatemi favola in sogno
quindi doppio sogno
trama del tempo, dove
il destino fiorisce nella grande
domanda della notte
Non so se inganno o ritrosia
questo accerchiarmi d’onde di speranza
E poi lasciarmi
ad asciugare il diluvio
Della mappa del pianto
solo un’orma di saudade
Così insegno
la geografia del limite
e a varcarlo
Ci sarà sempre un'isola
aspra, guado di limoni
alle parole
NAMES FOR AN ISLAND
Do not call me island
Call me restless rest
a few paces from the pyre
where the lilting light
sheds pure tears
Call me land of births
desire for respite
boundless hope through the thorns
Call me hypnotic
view of the sky
olive eye
brown against blue
drunk at night on stars
on shouts
Do not call me island
Call me knot in a net
enmeshing the poet
stealing beauty out of darkness
This rosemary sea
of marine roses
a feverish bee buzzes
sea-spray on windows
This mari-thyme sha-king
a sovereign sprouting leaves
at the centre of my abandonment
Call me sea seed on the abyss
From naive boardings I am saved
by a team of almonds and dolphins
(time only has foam blades)
Call me message turned to stone
a bottle from the Easter giants
love’s tangent across the ocean
magmatic subterranean song
Do not call me island
Call me crashing memory
recovered house, corroded, but saved from oblivion
a lair for larva
repose on smooth, unvanquished stones
Call me fairytale in a dream
therefore double dream
time’s plot, where
fate flowers in the great
question of the night
I don’t know whether this girdling myself
with waves of hope is deceit or coyness
Leaving me later
to dry out the flood
From the map of tears
with only a trace of saudade
This is how I teach
the geography of limit
to cross it
there will always be a rugged
island, a lemon ford
leading to the words
traduzione di Anamaria Crowe Serrano & Riccardo Duranti