DEDALUS: CORSI, CONCORSI, TESTI E CONTESTI DI VOLO LETTERARIO

Il progetto è quello del volo panoramico, in forma di parole, idee, letture, riletture, sui territori letterari, tra mura ed ali, labirinti e spazi liberi
mercoledì, 18 novembre 2009

Concorso LA VITA IN PROSA - testo selezionato

Propongo all'attenzione dei lettori il primo dei racconti selezionati nell'ambito del Concorso LA VITA IN PROSA. Come previsto dal bando, inserito alcuni giorni fa in questo stesso sito, tra i racconti inviati al Concorso ne vengono scelti alcuni che vengono periodicamente inseriti in Dedalus. Il primo, in ordine di tempo, dei racconti selezionati, è "In quel momento" di Lucianna Argentino. Nei prossimi giorni verranno proposti altri testi. Ricordo inoltre che tutti i racconti pervenuti al Concorso, così come quelli che perverranno entro la scadenza, prevista per il 31 gennaio 2010, concorreranno al premio finale consistente nella pubblicazione gratuita di un volume di racconti con l'Editrice Puntoacapo.  Un caro saluto a tutti, I.M.
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racconto di LUCIANNA ARGENTINO

IN QUEL MOMENTO



Eccola lì. La vedo, immobile, mentre guarda fuori da una grande finestra. E’ il 2 luglio. Il 2 luglio di tanto tempo fa e lei sta per compiere quattordici anni. Si trova in una stanza d’albergo che si affaccia sul mare e sono da poco passate le cinque del mattino. Le onde sono dorate e quiete. Hanno perso il furore impietoso della notte precedente, quando lei s'era sentita persa, sballottata impaurita; quando aveva visto la prua del traghetto innalzarsi come invocando verso l'oscurità del cielo e poi giù sparire nell'abbraccio tempestoso delle onde alte. Ora guarda il mare come si guardano due amanti dopo un amplesso appassionato. I suoi fratelli stanno dormendo. Era da più di un anno che non dormivano nella stessa stanza, più o meno da quando lei ha avuto le prime mestruazioni e i loro genitori hanno deciso che era giunto il momento di separarli. Le è spiaciuto, in verità, essere trasferita nel salone, pure se ha un mobile letto nuovo nuovo, dove può tenere tutte le sue cose. I libri, i dischi, le bambole con cui non gioca più. In cuor suo sa che quel trasferimento ha segnato la fine di qualcosa che non sarebbe più tornato. I suoi fratelli sono rimasti in quella che continua a considerare la loro stanza, oltre la parete da cui li sente parlare e ridere prima di addormentarsi, proprio come facevano quando c’era anche lei a condividere quei momenti. Le mancano quelle chiacchiere, quelle risate. Allora, a volte, bussa sul muro e i fratelli le rispondono e continuano fino a che non si stancano. Eppure la sera prima hanno parlato poco, forse stanchi del viaggio o forse imbarazzati per quella ormai estranea intimità. Loro due hanno comunque trovato le energie per litigarsi il lato del letto in cui dormire e lei, di solito insofferente per quelle intemperanze, ha provato un po’ d’invidia per la loro lotta e non ha pensato a dividerli, calmarli, come fa a casa quando litigano anche solo per un pezzo di carta o semplicemente perché uno dice all’altro “facciamo a botte?”. E’ rimasta a guardarli in silenzio, da una lontananza che l’ha spaventata. Sul comodino c’è il suo diario, dove annota pensieri, dove racconta delle passeggiate con le amiche, dei primi turbamenti del cuore e di tutto quello che le capita nelle sue semplici giornate di adolescente. Dove più tardi annoterà di questa sua prima alba. Ora, davanti a quella grande finestra, osserva il cielo grigio che, come sfinito dalla notte, pare faccia fatica a trovare il suo giusto colore. Vede i gabbiani, ne sente il grido acuto, come un richiamo, una domanda. Non lo sa ancora ma è da quel momento che ogni volta che sentirà quel loro verso stridulo proverà un profondo senso di nostalgia. Una nostalgia al rovescio che non parla di cose perse o lontane, ma di cose custodite dentro che a certi suoni , a certi odori, a certi colori o scorci di luce le fa vibrare il cuore e la pelle. In verità anche il garrito delle rondini le fa chiudere gli occhi e la trasporta in aria, tra quei voli ripidi e spericolati. Ricorda quando, l’estate precedente, tra le viuzze del paese del nonno materno lei e i suoi fratelli trovarono un rondone, chissà come caduto a terra, che si dibatteva cercando invano di riprendere il volo. Impauriti e preoccupati erano corsi a chiamare il nonno che subito prese il rondone e dal terrazzo della loro casa, cui si accedeva salendo una ripida scaletta di legno, lo lanciò nell’aria dove, dopo un veloce battito d’ali, l’uccello riprese il volo. Lo seguirono per un po’ con lo sguardo fino a che non lo persero confuso tra gli altri. Non ha molti ricordi ancora. Ha piccoli ricordi. La visita allo zoo. Il morbillo. Il giro sul trenino attorno al lago di Scanno. Il primo giorno di scuola nella nuova classe, con le nuove compagne. Lo zio che le insegna a pattinare. Le domeniche dell’austerity in bicicletta. Il recente viaggio in traghetto. E altri che ancora non fanno un passato. Tranne, forse, quello che ancora duole, di cui sente il fiato dietro al collo con le parole sussurratele nell’orecchio da suo padre, le mani poggiate sulle sue esili spalle, “dai un bacetto a nonno che nonna è morta”. E il pianto. Solo tre anni prima. Il primo dolore vero. E senza passato assapora a fondo quel momento e la vita che sente crescere e complicarsi assieme a lei.
Alle sue spalle sente il respiro dei fratelli. Un respiro leggero, spensierato che viene da un sonno puro, appena appena inquieto con l’infanzia che ancora tira, trattiene e non s’arrende ancora… E lei avverte in sé come una carezza, un dolce e misterioso struggimento, come una mano che lascia cadere qualcosa, un seme piccolissimo, pronto a germogliare, una premonizione, un sussurro. Non lo sa ancora ma fu in quel momento che lei e la poesia si accolsero.
Guarda fuori e il tempo è come il mare calmo e lei si sente cullata e al sicuro come le barche attraccate al molo. Sente l’abbraccio della vita e il futuro così vasto e lontano da non esistere quasi. Anche il suo futuro è piccolo, a breve scadenza, poco più di un domani. La prossima partenza per la montagna, il rientro a Roma con le tante cose da raccontare all’amica del cuore. L’inizio del primo anno di liceo.
Il giorno prima, mentre era in mare, si è ferita a un piede tentando di salire su uno scoglio. Non ha sentito dolore, se n’è accorta solo quando ha visto i ciottoli della spiaggia tingersi di rosso. Molti anni dopo avrebbe ripensato a quel banale episodio come a una metafora della sua vita, del suo cammino. Un cammino non troppo doloroso, ma sanguinante. Sangue come nutrimento e vita, come fecondità e dono, spargimento di sé. E il sangue nero dell’inchiostro sgorgato dalla pagina graffiata, tagliata, ferita come la sua carne dallo scoglio.
Davanti a quella grande finestra prova una malinconia che sfiora la gioia, nata da una rinnovata sensazione d’intimità con il mondo intero. Come la provava fino a pochi anni fa, quando le cose erano tutte vicine e nulla era quello che sembrava e tutto era prossimo a trasformarsi in altro. Lontana è l’inquietudine, lontano quel nuovo e sconosciuto senso di solitudine che a volte la fa piangere senza motivo. O quello spaesamento che la fa sentire fuori luogo ovunque. Eppure a quattordici anni il mondo conserva ancora un poco di magia, è semplice, chiaro, tutto in luce. Non capisce allora quelle ombre che sente venire da lei stessa, quel disagio come se fosse lei a fare ombra al mondo, a privarlo della sua luminosità. Il fatto è che solo fino a poco tempo prima gli adulti erano rassicuranti, tenevano lontana la paura con le favole di un mondo dove regna il bene e il bello e i cattivi vengono sempre sconfitti. Un mondo dove il male esiste e ti tocca, ti ferisce ma alla fine è sempre il bene a vincere. Ora no. Ora che si sente più vulnerabile e avrebbe più bisogno di rassicurazioni, le mostrano un mondo pieno di insidie, minacce, pericoli. Strappano la fiducia come si fa con le erbe cattive, ma ha la sensazione che così strappino i fiori e lascino solo le erbacce. Lei ha creduto a suo padre quando, diversi mesi prima, le ha sequestrato i pattini a rotelle giustificando il suo gesto col timore che lei possa fare brutti incontri nella villa dove va a pattinare con le sue amiche e che lui ritiene sia frequentata anche da ragazzi poco raccomandabili. (Come faccia a saperlo lui che è sempre via per lavoro è per lei un mistero). Lei, comunque, non li ha mai visti. Né qualcuno l’ha mai infastidita. Ci sono solo dei ragazzini e delle ragazzine della sua età. Ma ora davanti a quella grande finestra, a quel mare, comincia a sentire chiaro che suo padre non teme i ragazzacci. Teme lei. Teme quello che le sta accadendo e contro cui non può nulla, proprio nulla. Lei sta crescendo. E’ questo che lo preoccupa, di fronte a cui si sente impreparato e confuso forse più di lei. Lei sa cosa può accadere tra un uomo e una donna e non lo teme, no. Lo sente come attesa, come qualcosa verso cui sta andando incontro. D’altra parte ne aveva avuto un presentimento diversi anni prima. Avrà avuto cinque o sei anni e si era svegliata in piena notte, la luce del corridoio era accesa e suo padre e sua madre non erano nel loro letto. Allora dormivano tutti e cinque nella stessa stanza. Così si era alzata piano, senza far rumore, senza chiamare e, appena uscita dalla stanza, aveva visto i corpi nudi dei suoi genitori stesi sul divano rosso del salone. Se ne stavano immobili, quieti, forse assopiti,. Era rimasta a guardarli sorpresa e incantata poi, senza saperne nulla, un poco attonita ma in pace e serena, con dentro il germe di una nuova consapevolezza, era tornata a letto. Non aveva più dimenticato quello che aveva visto. Lo custodiva in sé assieme a pochi altri ricordi della sua infanzia, quei ricordi che puntellano tutta un’esistenza. L’immagine dei corpi nudi dei suoi era però più di un ricordo, era qualcosa che ormai apparteneva al suo stesso essere, alla sua stessa carne, era un ricordo-luogo a cui ritornava, era il luogo della sua origine e vi attingeva forza ed energia.
Ora il cielo si è fatto ceruleo. Le strade sono sempre più animate di corpi e di rumori. Qualche peschereccio rientra seguito da uno stormo di gabbiani, ma per lei il paesaggio comincia a tacere. Quattordici anni sono ancora pochi per stare a lungo davanti a una finestra. Altri pensieri penserebbe se sapesse, o se fosse già accaduto, che di lì a poco, in un altro luogo, dietro una catasta di legna umida, avrebbe per la prima volta baciato un ragazzo. Anzi che un ragazzo le avrebbe insegnato a baciare. Non lo sa, così riaccosta la pesante tenda, non troppo però, quanto basta per lasciare che un po’ del chiarore del giorno incipiente entri nella stanza. E senza sapere di me, che da trent’anni dopo la sto osservando, si riaddormenta.


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domenica, 01 novembre 2009

SERIE DEL RITORNO di Stefano Massari


"Il vero è una morte intera", recita l'epigrafe che apre una delle sezioni del libro "Serie del ritorno" di Stefano Massari, recentemente edito da La Vita Felice. Sono parole di Amelia Rosselli, e danno un'idea forte, chiara, onnicomprensiva, del rapporto coraggioso, a viso aperto, che questo libro affronta e propone con i nodi cardini dell'esistenza: la minaccia del dolore, la precarietà, la necessità di prendere la realtà per ciò che è. Ma l'elencazione di Massari degli oggetti e dei soggetti del mondo non è sterilmente burocratica: c'è in ogni parola strappata al vuoto e al silenzio una partecipazione intensa, come a voler rendere ogni peso, concreto e metaforico, parte della propria carne, della gravità da affrontare e da condurre con sé, passo dopo passo. Accanto all'urlo della morte, opportunamente citato da Milo De Angelis nella prefazione al libro, ci sono, altrettanto presenti e urgenti, "improvvise rinascite, barlumi, terre felici". Nei versi del libro di Massari è racchiuso e custodito un riflesso complicato, cangiante, infinitamente sfaccettato: quell'ambito ristretto, la sottile e pietrosa linea di confine tra l'esistenza e il suo contrario, la luce e il buio, e la tenacia umana nel percorrere quel tratto di strada, ad occhi chiusi come un cieco, con la mente spalancata alla percezione dell'orrore ma anche della bellezza, a tratti ben divisi e separati, a tratti indistricabili. Perché nell'urlo di morte (e di vita) c'è la speranza che "nell'urlo nascosto nei nomi dei figli [...] loro dopo capiranno domani vendicheranno negli anni saranno gli assassini di queste colpe". Un libro complesso e intenso, Serie del ritorno di Stefano Massari, in cui la parola diviene scandaglio, pugnale che lacera, bisturi che purifica ed estirpa mali testardamente radicati. Versi che aiutano a pensare e a sentire più a fondo quell'esistenza "sola come una colonna", che, tuttavia, "cerca la sua specie il patto in cui anche sanguinando crederai". I.M.



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testi di STEFANO MASSARI
tratti da
SERIE DEL RITORNO, La Vita Felice, 2009


Corre la guerra ancora coi denti protegge la torre prepara la storia corre
nell'acqua dei santi nel cemento dei civili sulle schiene di noi gli obbedienti
noi gli inseguiti corre nell'urlo nascosto nei nomi dei figli perché loro dopo
capiranno domani vendicheranno negli anni saranno gli assassini di queste colpe

***

corre tra ciminiere barriere operai vangeli detriti insulti croci addii
radio confini corre nel caos di cancelli aghi ospedali negli ascensori
che piangono nei perdonati che colpiscono tra gli impazziti nelle case
corre tra femmine e maschi in posizione di precisione e annientamento
corre verso paesi feroci che esultano a comando

***

la pioggia di te di tutto il tuo nome sottovoce del tuo odore
contro febbraio come grano senza ordine senza direzione
ora che siamo soli come un tempo che non prevede vendetta
né ricostruzione che respira come urlo di tutti i nostri treni
verso la necessaria città del dolore
non so come credere ancora alle mie mani alla tua ragione di nascermi
colpo dopo colpo nel pieno dello sterno e in pace guerriera e pulita
e lieve come questo incanto che il poco nostro inverno adesso
ti concede
perché io conosco tutto quello che tra i tuoi reni di pietra e giustizia
non mente tutto quello che nel tempo senza me combatterai
il nome quieto che cercherai per i tuoi figli l'incubo che spezzerà
la fede dei nostri padri i giorni come alberi che curerai con la volontà
di restare gola distesa e tiepida contro le macchine della storia
le autostrade di quando piangerai sola come una colonna che cerca
la sua specie il patto in cui anche sanguinando crederai


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martedì, 13 ottobre 2009

Concorso nazionale LA VITA IN PROSA

Pubblico qui di seguito il bando di un concorso che ho ideato e organizzato, in collaborazione con l'Editrice puntoacapo. I vincitori saranno pubblicati gratuitamente da puntoacapo, e, periodicamente, i testi ritenuti interessanti saranno pubblicati in Dedalus.
Se vorrete partecipare mi farà piacere. E ringrazio fin d'ora quelli che, con i loro blog o tramite le loro mailing list, contribuiranno a far conoscere l'iniziativa.
Un caro saluto, e a rileggerci, 
I.M.


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LA VITA IN PROSA
Concorso Nazionale di Narrativa
Prima edizione, 2009


NORME DI PARTECIPAZIONE


Il Concorso prevede la selezione di scritti inediti in prosa (racconti, lettere, considerazioni, brani di diario e qualsiasi altro testo creativo scritto in prosa). I Vincitori saranno pubblicati gratuitamente da puntoacapo Editrice, www.puntoacapo-editrice.com  .

I testi migliori saranno inoltre inseriti periodicamente nella rivista DEDALUS: corsi, concorsi, testi e contesti di volo letterario, www.ivanomugnaini.splinder.com. Nel sito DEDALUS sono presenti, preceduti da un commento introduttivo, liriche, prose e interventi critici di alcune delle voci più significative del panorama letterario contemporaneo. Sono stati pubblicati, tra gli altri, Antonella Anedda, Alberto Bertoni, Biagio Cepollaro, Maura Del Serra, Gabriela Fantato, Anna Maria Farabbi, Anna Maria Ferramosca, Mauro Ferrari, Luigi Fontanella, Alessandra Paganardi, Alessandro Polcri, Maria Pia Quintavalla, Massimo Scrignoli, Valeria Serofilli, Antonio Spagnuolo, Paolo Valesio, Viola Amarelli, e molti altri. Per una visione completa degli autori pubblicati, tutti degni di una menzione che per ragioni di spazio non è possibile proporre qui, si consiglia di visionare direttamente il sito www.ivanomugnaini.splinder.com ).

La Giuria, composta da Ivano Mugnaini (scrittore, direttore della collana di narrativa di puntoacapo Editrice), Mauro Ferrari (poeta, critico, direttore editoriale di puntocapo Editrice), Valeria Serofilli (scrittrice, presidente del Premio Astrolabio), Alessandra Paganardi (scrittrice, collaboratrice di riviste letterarie nazionali), Daniela Raimondi (poeta e scrittrice), Alessandro Polcri (poeta e scrittore, Professore alla Fordham University di New York) e Viola Amarelli (poeta e critico), valuterà tutti gli scritti pervenuti e proporrà infine a puntoacapo Editrice una rosa di massimo dieci lavori Finalisti, tra cui tre Vincitori. Puntoacapo pubblicherà gratuitamente le tre plaquette vincitrici, riservandosi di proporre una pubblicazione agli Autori Finalisti e Vincitori di particolare interesse editoriale.



MODALITA’ DI INVIO:

Gli autori interessati devono inviare i loro testi inediti entro il 31 gennaio 2010. I partecipanti potranno inviare da uno a tre racconti, lettere, pagine di diario o brani di prosa creativa, a tema libero e di lunghezza compresa fra due e cinque cartelle per ciascun testo, per un massimo di 20.000 battute cadauno, tramite file in formato Word allegato ad un messaggio e-mail indirizzato al seguente indirizzo: ivmugnaini@libero.it , indicando come oggetto del messaggio: "Concorso La Vita in Prosa”.

I dati personali dell’autore (nome, recapito postale, telefono, cellulare e indirizzo di posta elettronica) dovranno essere riportati esclusivamente nel corpo del messaggio, non nel file. Dovrà essere anche allegata una dichiarazione secondo cui: “I testi sono inediti e di creazione personale dell’Autore, che autorizza il trattamento dei propri dati personali ai sensi del decreto numero 196/2003 nell'ambito del Concorso LA VITA IN PROSA”.

E' gradito l'invio di un contributo spese in misura libera da inviarsi preferibilmente tramite assegno non trasferibile, intestato a: Ivano Mugnaini, oppure con vaglia postale indirizzato a Ivano Mugnaini - via delle Sezioni, 4348 - Località Bargecchia - 55040 Corsanico (LU) , indicando come causale: "Concorso La Vita in Prosa". E' possibile anche l'invio tramite contante con lettera (assicurata, o raccomandata) indirizzata al medesimo indirizzo riportato qui sopra.

La partecipazione al Concorso implica l'accettazione del presente regolamento in tutti i suoi punti.
Il corretto ricevimento del messaggio e dei file, e la conseguente iscrizione al Concorso, saranno comunicati via e-mail a tutti i concorrenti.
Il nome dei Vincitori sarà comunicato sul sito Dedalus, su diversi portali letterari e sul sito di Puntoacapo Editrice.


Per eventuali richieste di maggiori informazioni, scrivere all'indirizzo e-mail: ivmugnaini@libero.it .





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mercoledì, 07 ottobre 2009

Annalisa Macchia - A SCUOLA DI POESIA

Il libro di Annalisa Macchia, A scuola di poesia, pubblicato di recente da Florence Art Edizioni, nasce dall'esperienza del laboratorio di poesia condotto dalla stessa autrice. I destinatari ideali del volume sono gli studenti, dunque, e tutti coloro che si avvicinano al mondo variegato dei versi. Il libro tuttavia è piacevole e interessante anche per gli addetti ai lavori (se mi concedete e mi perdonate questa definizione brutta e vaga, sebbene utile): è piacevole anche per chi percorre da tempo i sentieri tortuosi della poesia, per la capacità messa in luce da Annalisa Macchia di proporre un manuale preciso e razionale, quasi un documentato "stradario", senza tuttavia rinunciare al gusto di proporre anche numerosi esempi concreti (dalla Vispa Teresa a Dante Alighieri), di poesie, esercizi, giochi di parole, analizzando anche vari modelli di composizione. L'emozione di chi ha redatto il manuale, si è riflessa, inoltre, ed è questo forse l'aspetto più coinvolgente del libro, sugli studenti, giovanissimi, a cui sono state rivolte le sue precise e tuttavia appassionate lezioni di poesia. Ed è istruttivo, e illuminante, leggere le reazioni ed i commenti dei giovani allievi posti per la prima volta di fronte all'universo della poesia. Reazioni divertenti e dissacranti, ma anche, nelle pieghe dell'imperscrutabile e fertilissima fantasia che le ha ispirate, del tutto illuminanti nella loro apparente oscurità. Poesia nella poesia e dentro la poesia, non c'è che dire. Un lavoro onesto, accurato ed efficace, quello portato avanti da Annalisa Macchia in questo libro, che, in punta di piedi e con le maniche rimboccate, con l'esempio concreto, mostra che anche la poesia può entrare nella scuola, non come divertissement o come ostico esercizio mnemonico, ma, piuttosto, come pratica della mente e del cuore, esercizio per imparare a vedere più forme e più colori, nelle parole, negli eventi, e nelle persone. I.M.







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mercoledì, 30 settembre 2009

LA DONNA D'ORO - di Cristina Babino - peQuod edizioni

I prossimi due post di Dedalus sono dedicati alle segnalazioni di volumi. Proporrò all'attenzione dei "dedalonauti" due  libri, diversissimi tra loro ma accomunati da una passione e direi un amore autentico, genuino, per la poesia. Nel prossimo post parlerò di A scuola di poesia, di Annalisa Macchia, edito da Florence Art Edizioni: un manuale pratico e tuttavia generoso di citazioni ed emozioni per chiunque voglia capire, spiegare, scrivere ed amare la poesia. Qui ed ora, invece, propongo qualche mia personale impressione riguardo al libro La donna d'oro di Cristina Babino, peQuod edizioni, 2008. Anche il libro di Cristina Babino, liberamente ispirato alle vicende biografiche della pittrice Tamara de Lempicka, conduce ad amare la poesia. Per un sentiero meno diretto, tuttavia. L'autrice infatti ha il coraggio di percorrere una via impervia, piena di labirinti e meandri, per condurci in un mondo complesso, in cui non tutto può essere capito, spiegato, illustrato nei dettagli: la psiche umana, luogo di infinite e fascinose asperità, ancora di più, se, come nel caso del personaggio che ha ispirato il libro, siamo all'interno dei processi mentali, le scelte, gli instinti, le creazioni e le distruzioni di un'artista disperatamente e possentemente geniale. Cristina Babino, con quell'istinto che guida verso la strada giusta solo chi ha fiato, forza e talento per giungere fino in fondo, ha trovato il modo di rimanere pagina per pagina, verso per verso, sul crinale esile e vitale che potesse permetterle di diventare lei Tamara senza smettere di possedere anche la lucidità per potersi vedere e leggere mentre sognava e percepiva la vita di un'altra artista, con un proprio destino, una sorte diversa. C'è un'immedemisazione coerente, densa di affetto, rispetto, coraggio di sentire nelle vene lo stesso calore e la stessa passione: ma c'è, anche attraverso l'utilizzo del verso, mezzo privilegiato caro alla Babino, la capacità di raccontare una vicenda, con il rispetto per l'intelligibilità, la cronologia, i legami, i nessi tra il tempo e gli eventi. "E io in quel soffio calore di terra/ e di fuoco sospeso riposo/ in quella polvere indomita volo/ in nessun luogo presente e in ognuno", afferma Tamara tramite i versi di Cristina. Da questo connubio nasce un libro di terra, fuoco, polvere e tempo, ricco di genuina volontà di vita e poesia. I.M.
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mercoledì, 16 settembre 2009

DOVE ESITI ESISTI - raccolta inedita di Alessandro Polcri

 

L'esitazione a cui fa riferimento il titolo della silloge inedita di Alessandro Polcri che propongo qui di seguito è forse quell'istante di riflessione ulteriore che ti coglie a sorpresa, a tradimento quasi; è, forse, quell'amo conficcato nella gola di tutti coloro che provano a volare per procacciarsi il nutrimento vitale, il cibo, ma anche il volo, la sensazione di essere, per un istante o per un tempo che deborda al di là dei suoi stessi confini, il punto di connessione tra l'aria, l'acqua e la terra: eterea consistenza, impalpabile solidità. Non è un caso, probabilmente, che l'esitazione sia messa in parallelo con l'esistenza. Quella fluttuazione costante è, nella traiettoria diretta verso una meta, o nella sua stessa autonoma essenza di tragitto, una forma dell'essere. Il parallelismo che mi sembra più netto, più marcato, è quello tra la poesia e la vita. Condotto da Polcri in modo tutt'altro che banale o scontato; anzi, combattuto, sofferto; ma alla fine la consapevolezza che la parola, scritta, sentita, vissuta o sognata, ha un ruolo preponderante nell'esistenza, in qualità di ente creatore-distruttore-ristrutturatore, emerge, riaffiora, si impone all'attenzione della mente e del corpo. Per portare avanti questa esplorazione parallela dei due mondi confluenti, quello del vivere e quello del dare alla vita forma e dimensione, necessita una visione panoramica, a tutto tondo, a 360 gradi. C'è bisogno di attraversare, cioè, il sublime e il concreto, il linguaggio ricercato e l'immediatezza del gergo quotidiano. "Anche se tu ora mi apparissi/ magari travestita nella cameriera/ che lascia il panino sul tavolo/ a dire «ecco, questo è il segreto»,/ non saprei portarlo sempre con me", scrive Polcri, e quel "tu", quel destinatario reale e ideale, l'autore lo sente, per dirla con le sue stesse parole, espresse in una sua lettera privata,  "più come la Poesia o Dio con i quali dialogo sempre in assenza, mentre sono a caccia delle tracce da loro lasciate (l'esitazione è mia ma e' anche loro quando per un momento si fanno cogliere e sorprendere)". Tutto ciò, queste mete in costante movimento, sono inseguite dall'autore anche tramite il sestante del linguaggio, il caleidoscopio di riferimenti linguistici e letterari, le filosofie, la spiritualità, il bisogno di andare al di là delle crepe e del fango della terra desolata. Pur con la dolorosa, tenace consapevolezza che "la conoscenza assoluta è inconciliabile/ con la quotidiana gara". Ma non c'è sconfitta nella ricerca di Polcri, non traspare un senso di resa: c'è, semmai, una volontà di approfondimento ulteriore, come a cercare un'acqua ancora più densa e una giungla ancor più intricata. Non per sfida, non per vanto; per necessità, per la consapevolezza che c'è una chiave, fosse pure in una rilettura in apparenza vana di una sciarada infinitamente complessa. Il rimedio al vuoto del vivere, e all'interminabile labirinto dei segni che compongono i giorni e le parole, è, forse, nel cammino stesso e nell'utilizzo appassionatamente instancabile di quegli stessi segni. Mantenendo un contatto saldo e vivo con il destinatario che abbiamo scelto o che ci è capitato in sorte, per poter trovare il modo, la sequenza di fonemi e grafemi, per confermare a lui e a noi stessi che si vive "dovendo condividere il fiato/ e restituirlo all’intorno perché tu possa/ saltare dall’uno all’altro di noi/ e poi sparire come raggio o bolla/ senza centro e senza origine:/ tu, fine e sublime scaturigine/ tra il tutto e il nulla". I.M.

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Alessandro Polcri è nato ad Arezzo nel 1967. Vive tra New York e Sansepolcro (AR). Si è laureato all’Università di Firenze in Letteratura Italiana del Rinascimento e ha conseguito il PhD in Letteratura Italiana alla Yale University nel 2004. È Assistant Professor of Italian alla Fordham University di New York. È redattore di Interpres (rivista di studi quattrocenteschi edita a Roma dalla Salerno Editrice) ed è condirettore della rivista Italian Poetry Review (presso la Columbia University e la Italian Academy for Advanced Studies in America, ma stampata a Firenze dalla Società Editrice Fiorentina). Ha pubblicato, tra le altre cose, saggi su Luigi Pulci, Matteo Maria Boiardo, Marsilio Ficino, Martino Filetico, Cosimo de’ Medici e numerose voci del Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (Firenze, Edizioni del Galluzzo). Sta ultimando un libro su Luigi Pulci e la Firenze dei Medici, ma si occupa attivamente anche di poesia contemporanea. Oltre al libro di poesie Bruciare l’acqua (prefazione di Alberto Bertoni, Firenze, Edizioni della Meridiana, 2008, premio speciale “Coppa del Giornale La Nazione” del premio “Le Muse-Pisa” 2009 e nella rosa dei finalisti del Premio Internazionale Mario Luzi 2009), ha recentemente pubblicato un breve racconto nell’ebook Italians. Una giornata nel mondo, introduzione di Beppe Severgnini, Milano, Rizzoli, 2008 (per scaricarlo: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/).

 

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ALESSANDRO POLCRI
 

da dove esiti esisti (raccolta inedita)

 

C’è sempre un punto dove esiti

anche quando non ti vedo

e non conosco lo sforzo che fai

per lasciarti sentire.

Urli, ti rotoli

sbocci nei fiori

torci i venti

immagini nuovi cristalli

nelle pietre nascoste ovunque.

A volte percepisco che ci sei stata,

nulla più.

E la tua frustrazione

è quel lamento costante,

una radiazione di fondo

quel cigolìo perenne dell’universo.

 

 

***

 

Senza sentire sento

 

Altre voci fuori del mio udito

sento passare vicine

come dita di ragno

non fanno rumore

ma toccano il cuore

di una cosa dopo cosa

e l’una e l’altra calpestano

e il mondo traversano

e nel girotondo risvegliano il pensiero

di chi sente il loro silenzio.

Non mi interessa vedere

il corpo da cui emana il profumo

preferisco la scia, la traccia, il punto

della stanza che è diverso dagli altri

per quell’odore lieve che mi lascia

immaginare la storia del passaggio.

L’orma sulla neve mi affascina di più

dell’animale ormai imprendibile.

 

 

***

 

Se costeggio il bosco

ti sento narrare le tue storie

attraverso le mille bocche delle rane e dei gufi

il trascolorare del rumore dei rami

rotti dalle zampe dei cinghiali

e i tonfi secchi delle ghiande

mentre il vento spande l’eco del tuo canto

unito e coerente amalgama

di incoerenti note.

Da qui, dall’orlo dove mi trovo,

non mi è possibile separare

le diverse voci che compongono la tua.

Il continuum è il solo dato di fatto del tuo esistere,

del mio solo un ascolto occasionale.

 

***

 

Anche se tu ora mi apparissi

magari travestita nella cameriera

che lascia il panino sul tavolo

a dire «ecco, questo è il segreto»,

non saprei portarlo sempre con me

mentre pago il conto

o vado in farmacia

o chiudo la sera le finestre.

La conoscenza assoluta è inconciliabile

con la quotidiana gara.

 

***

 

Colpisco l’aria invano

per trovare le tue forme

tra gli spiri lievi nella stanza

e con il palmo della mano

accompagno il movimento di danza

del mio braccio teso verso il vuoto.

Poi penso che con un mantello di farina

potrei catturare le tue impronte

vaghe sulla terra e riconoscere

il ritmo del tuo passo,

illudendomi che tu sia ora

qui per me giunta a portarmi

in dono il tuo orologio

con cui misuri il tempo della bellezza

e le illusioni.

 

***

 

Sono a caccia

di una tua esitazione,

della bonaccia delle tue scorribande

di te che tra i forzati ritiri e le rivelazioni

trascegli sempre i momenti

meno naturali per ricevere piccole ovazioni

da chi t’ama senza conoscerti

ma solo per fama. M’acquatto

tra le macchine nel traffico al semaforo

m’illudo di vederti saltare fuori da un cespuglio

al parco o nella vasca dei pesci rossi

dove tra spugne e sassi vorrei scorgere

la punta del tuo occhio di luce.

Ma forse sei meno ovvia

e ti nascondi sotto alla corteccia

degli olmi e nei colmi dei catini

dove sei liquido flusso delle acque

oppure sei semplicemente scheggia

o aria che respiro

e che non posso trattenere

dovendo condividere il fiato

e restituirlo all’intorno perché tu possa

saltare dall’uno all’altro di noi

e poi sparire come raggio o bolla

senza centro e senza origine:

tu, fine e sublime scaturigine

tra il tutto e il nulla.

 



 

postato da: ivanomugnaini alle ore 19:01 | link | commenti | commenti
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domenica, 06 settembre 2009

ALLA LONTANA, ALLA PRIMA LUCE DEL MONDO - di Alberto Toni

Il libro di Alberto Toni, pubblicato di recente da Jaca Book nella collana "I Poeti", ci conduce, senza strepito, senza eccessi e senza colpi di teatro fuori luogo e fuori scena, all'incontro con versi autentici, genuini, in grado di generare riflessioni ed emozioni altrettanto salde, sensate, corpose. Come opportunamente osserva Roberto Mussapi nella sua nota al libro, nelle poesie di Toni "tutto scorre come in un film limpido e come animato da una quotidianità fuori dal tempo". Lo stesso può valere anche per un altro libro dato alle stampe da Toni quest'anno, Mare di dentro, pubblicato da Puntocapo editrice. Ciò che colpisce in Alla lontana, alla prima luce del mondo è proprio questa capacità di partire da eventi del tutto normali, in apparenza, per giungere poi a mostrare ciò che di più profondamente umano si cela nelle cose e negli accadimenti di tutti i giorni, nella vita che viviamo o percepiamo, negli attimi e nei ricordi, nelle immagini, nei suoni, nell'aria percorsa da respiri e stagioni. Emblematica in tale ottica è la poesia che qui propongo per ultima: le sequenze dell'esibizione dei pattinatori alle Olimpiadi Invernali del 2006 le abbiamo viste in molti e in molti le ricordiamo. Si tratta di una piccola-grande tragedia amplificata dalla televisione, che, come un immenso coro, l'ha trasmessa a milioni di persone, obbligate a confrontarsi con il mistero della sconfitta, un attimo in cui la sorte, il Fato, rivelano il loro beffardo, incontrastabile potere. In fondo è un evento di poco conto: un gesto di disappunto, uno sguardo sospeso tra il comico e il drammatico. Ma la poesia autentica, quella di Alberto Toni, in questo caso, recupera quell'istante, lo raccoglie dalla memoria come un relitto, o un naufrago ancora vivo, arrivando a cogliere, senza imporre soluzioni o risposte, il senso ulteriore, la sconfitta condivisa, il momento in cui tutti quanti ci siamo arresi "al grande tradimento/ dell'equilibrio". Lo stesso meccanismo, la stessa abilità sommessa e efficace di esplorare situazioni in cerca di un pathos spontaneo, profondo, si riscontra in tutte le poesie del libro; quelle personalissime, "A casa" ad esempio, istantanea di una vita, della storia di un uomo, e quelle in cui il personale si unisce al sociale, la passione individuale si fa civile, non come sterile predica o comizio, ma come reale necessità di indicare la strada che conduce ad una vita più giusta ed equa. In questo spazio di Dedalus posso proporre solo qualche stralcio e qualche testo. L'invito, in questo come in altri casi, è quello di incuriosirsi, cercare il libro, acquistarlo, esplorarlo lasciandosi esplorare. Perché, anche attraverso la poesia e la letteratura, oggi più che mai "è tempo/ di sbracciarsi in avanti". I.M.

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ALBERTO TONI

testi tratti da

ALLA LONTANA,

ALLA PRIMA LUCE DEL MONDO  

          

 Jaufre Rudel

 

Oggi c'è un timido vento di scirocco,

scrivo, se e quando il mio trovar t'è grato,

di lontano ti giunga con la mia forza intatta.

Perché non c'è niente oltre lo schermo e non

la voce che prima ho sentito al telefono.

Là sulla costa atlantica a New York

t'immagino di profilo o è il riverbero scolpito

sullo schermo bianco. Re: NY tips,

l'invio immediato, la forbice che taglia di netto il foglio,

ché non c'è niente di più dolce dell'amore di lontano.

 

***

 

         

Alla lontana, alla prima luce del mondo

 

Alla lontana, alla prima luce del mondo,

quando per te è giorno, moglie mia, io ti

ricordo dietro la benda che mi copre e mi

vieta di esistere. Sarà giorno, è vero, come

quando facevamo colazione nella stanza

sul giardino. È un po' che non sento piangere

i figli dei vicini, la piccola aveva un anno

quando sono partito. Il rumore qui sopravanza

di gran lunga il cielo e l'infanzia. Il nero di notte

è nero, alla fuga, ai lampi, di maceria in maceria,

rompe il sonno che non è sonno. Non so che fanno

i soldati di là dal fiume, so che mi tocca rispondere.

* * *

 

A casa

per Raùl Rivero

 

Sono di nuovo a casa, dice, rianimato dalla stagione,

dalle strade di sempre.

La pioggia se ne va, è stato un timido assalto

alla sua figura, con tutta la sua lunga storia,

così lontana. Come un risultato insperato. La

moglie lo guarda

seduto sul divano in salotto.

Dicembre 2004

***

 

  

 

 

Dico ai miei ragazzi a scuola

Dico ai miei ragazzi a scuola che è tempo

di sbracciarsi in avanti.

Uno per uno, facendo leva su sentimento

e ragione. L'aria, sì l'aria così fresca alle

otto del mattino nell'aula piccola e affollata

di pensieri, di fulminei sguardi, tradimenti

da niente. Serve un foglio bianco all'appello,

le idee non mancano, tenetele, per tutto quello

che non c'è ancora, per un giorno d'aria

più fredda, di freddo intenso o d'interiore

avviso o d'altro improvviso insuperato cielo

di sentinella. Così dal contrasto per

ricreare o rispondere, farsi artefici, non altro

aspetto, non di altri i gesti, i movimenti della

mano che disegna e incide, sferza le età già

trascorse, quelle future

di certo limo alimenta.

 

 

***

 

Olimpiadi Invernali 2006

a Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio, pattinatori

Nel finale del samba sono a terra,

poi vanno di nuovo avanti, sul ghiaccio

ma s'era fatto morbido e scivoloso, sì,

scivola il sogno olimpico, così sognato,

così lungamente accarezzato ma non caro

al divino, al supremo astro che gira e toglie

il passo. A lungo si sono guardati dentro,

ognuno per sé, o all'altro indicando nel respiro

il torto, contro la cosa, il fatto inverosimile e

penoso, contro l'oro perduto

e il pianto trattenuto, contro la corsa e il battito

corporale, mani e gambe al grande tradimento

dell'equilibrio.

 

 

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categorie: jaca book, editi, alberto toni
venerdì, 28 agosto 2009

L'ALTRO SGUARDO - testi di Renzia D'Incà

C'è una volontà tenace, nella poesia di Renzià D'Incà, di contrastare il dolore. Anche e soprattutto quello più subdolo, quello che si traveste da dovere, da convenzione consolidata, da presupposta Santa Inquisizione e Purificazione di colpe antiche e moderne, peccati più o meno originali ma sempre additati come atti di sfida da scontare. Per contrastare il dolore si può tentare di ignorarlo, schivandolo, camuffandolo, ricoprendolo di vesti posticce di immagini e di parole, oppure, con metodo opposto, si può provare a guardarlo negli occhi, per iniziare il cammino verso una forma di dialogo, una comunicazione: percorrendo in punta di piedi la stretta linea di confine che separa la forma altra, eterogenea, dall'abisso degli specchi, l'immedesimazione, la voglia di essere risucchiati da un gorgo. La sintesi mirabile di questo incontro-scontro tra l'io e l'opposto del sé, Renzia D'Incà l'ha offerta nei versi de Il Basilisco, un libro che ha ottenuto riscontri significativi, proprio per la capacità di proporre un approccio diretto alla necessità e al rischio di fare i conti con una parte oscura che attrae e respinge, affascina e inorridisce. Propongo qui in Dedalus qualche stralcio di testi tratti sia da Il Basilisco che da altri volumi editi dalla D'Incà. Ho tratto le liriche qui proposte dal sito della poeta di origine veneta da tempo residente in Toscana. Il sito della D'Incà, www.renziadinca.com, mi è parso anch'esso coerente con il suo modo di scrivere e di rapportarsi al mondo della poesia e al mondo tout court: sobrio, funzionale, attento all'estetica ma alieno ai fronzoli fini a loro stessi. Lo stesso atteggiamento, la stessa volontà di rivelarsi senza mai abdicare del tutto al diritto di conservare quel filo di mistero che è rispetto per la sacralità della persona e della poesia , l'ho trovata anche nei versi che propongo qui di seguito. Renzia D'Incà chiama il lettore a confrontarsi assieme a lei con il bello e l'orrendo, l'arte e l'assurdo, l'anelito all'eccelso che incontra sulla sua strada il becero, il violento, il nemico giurato di tutto ciò che è armonia: questi ostacoli ottusi, questi avversari tenacemente ottusi, l'autrice li contrasta con le armi che le sono proprie: l'intelligenza, l'ironia, la capacità di restare con i piedi per terra senza smettere di sognare nuvole baciate dal sole. E' ancora L'altro sguardo, titolo di un suo libro di qualche tempo fa, a costituire l'arma privilegiata di esistenza e resistenza. Ed è uno sguardo che coinvolge, quello di Renzia D'Incà, per le verità che sa proporre mentre dichiara, solenne e serena, "Io sono un'insostenibile bugia". E forse non è casuale l'uso di un'aggettivo che si pone in parallelo alla leggerezza dell'essere di Kundera. Una "guerrigliera delle parole", che ha il coraggio di osservare che "noi siamo l'amore e gli inferni domestici", ma che sa anche dire, e dirsi, tramite la poesia e la fedeltà ad essa: "io non sono un desiderio imploso/ e nemmeno una bruciante vendetta/ Sono la necessità/ che sopravvive ai sogni". I.M.


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   RENZIA D'INCA'

Brani estratti
Da L'altro sguardo (Baroni, Viareggio 1998)

...L'altro sguardo...


*

io non sono un desiderio imploso
e nemmeno una bruciante vendetta

Sono la necessità
che sopravvive ai sogni

*

io emigrante in terra di nessuno
coincidenza di opposti
convivo tra opposte polarità
io somma di numeri negativi
che fa sempre zero
luogo geometrico dove non mi incontro mai

oscuro presentimento fa di me un fuori legge
avverto clamore di poteri precostituiti
( non lavoro per bande
né per confraternite segrete)
-che sarà di me-

allaccio resistenze misteriose con gli angeli
per sollevarmi un pò da terra
ciclopica gravità mi sbatte al suolo
cado e mi rialzo con dignità
-almeno così m'illudo-

intanto la Storia passa sottotraccia
alla mia vita
ed io lancio per mare non informatico
segnali di vita in bottiglia cosmica

*

io sono
un'insostenibile bugia

un ghirigoro a lapis
sopra le certezze di un'adolescenza antica

io sono ciò che resta
del precipitato di nebbie alpine
corpuscolo di smog
atomo radioattivo cesio 173
sono la derivata alchemica
di un singhiozzo femminile
e una bestemmia paterna

sono la linea retta
fra due punti
A come abbandono
B come bambino

*

mi fanno paura la carne e il sangue
le pozzanghere scure
la notte dove tutte le vacche sono grigie
mi fanno orrore le siringhe
gli strumenti di tortura
la Prozac-felicità
e la porno-noia
Cosa ci rimane in fondo
che cosa ci consola
una sagace follia (?)

*

noi siamo ciò
che siamo stati

la memoria non serve a vivere
serve a non dimenticare
che siamo fallibili e soli
a scegliere fra luce e tenebra

noi torneremo sempre
nell'esatto punto
in cui è iniziato il nostro viaggio
condannati ad essere decisi
dagli eventi che ci hanno partorito

noi siamo l'amore e gli inferni domestici
da cui ci siamo illusi
di aver preso le distanze
in volo solitario

noi siamo sempre ciò che siamo stati
anche se ci merita un destino migliore

e la memoria serve solo a ricordarci
che il nostro viaggio è un eterno ritorno
dalla notte in corsa cieca incontro
a un'eterna notte

*

quando le parole annegano il discorso
meglio sostare sulla soglia del non dire
ad ascoltare il silenzio
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Brani estratti
Da Il basilisco (Edizioni del leone, Venezia 2006)

l'amante è più divino dell'amato
perché Dio è nel primo ma non nell'altro

(Platone  - Simposio)


  • Il basilisco

    ho incontrato il tuo occhio
    sulla soglia e sono morta
    morta di paura morta di voglia

    da qual momento in poi
    cessato mai ho d'amarti
    tu di perseguitarmi

    a stanarti tento
    con la penna del disamore
    straziarti vorrei che delle carni
    tue mai sazia mi sento
    T'offro in dono materia pulsante
    'per tua grazia ricevuta'
    parola distillata grondante

    a te consegno i resti
    del pasto inconsumato
    ed agli amanti degli amori
    incorporei surrogati devastanti

    *

    smottamenti bradisismi
    incrostazioni, nel magma
    semantico pulviscolare
    caotico nascente
    vedi tu forse qualcosa?
    Io niente. Niente di niente

    *

    chiedo chi sei chi sono
    e perché tu perché noi
    e noi due e perché perché
    non altri ma io e te
    -ed io da te-
    perché noi e l'altro
    l'altra da me e da te

    Così nell'arte del domandare
    sfinita muoio nello scortichìo
    delle mie futili parole inutili
    disperate sgorgoglianti
    arcane frantumate umilianti

    *

    niente addosso niente dentro
    iato silenzio sfinimento
    una quieta dissolvenza
    una funebre dissonanza
    vuoto di senso discrepanza

    *

    tu solo e sola anch'io
    vuota la stanza
    dilagante l'inappaganza
    manca il desiderio
    latita la danza

    *

    ti guardo non m'ascolti
    ti sento e non mi vedi
    è un dialogo fra ciechi
    visione fra sordi
    discorso d'animi dissolti

    *

    mio dolcissimo amante
    mio lutto, mio patèma,
    forse schiavo sei ancora
    e di me innamorato perso
    mio re dell'universo?

    *

    e si fa gioco e si fa alleanza
    e si canta ancora, io e te insieme
    gemelli disuguali, placide iene
    tu il torturatore ed io la torturata
    tu io principe ed io la fata

    *

    figlia tua bestia scannata
    puerile ribelle disonesta
    accoglimi ancora fra le tue braccia
    lesto che aspetti, fammi
    le fusa, su fammi la festa

    *

    il gioco ricomincia
    oppure è latitanza?
    sono sola, immota,
    e non conosco via
    lingua o danza

    *

    "da un tuo discorso
    da un tuo sospiro
    avulso monco tronco"

    accanisciti dai,
    vuoi farmi ruzzolare?
    Tanto non mi prendi
    Sarai tu stavolta
    a cadere, tu a farti male

    *

    bambina mia
    non si può fare
    lo sa, è proibito
    sarebbe un incesto

    Padre o amante
    -chiunque tu sia-
    per me questo
    è un sottile pretesto
    un invito manifesto
    ---------------------------------------------

Brani estratti
Da Camera ottica (Baroni, Viareggio 2001)

  • Emicrania

    La dura madre ospita
    affilata spada
    nei crepacci del cervello
    Non sono padrona d'altro
    che di un dolore pelvico
    che come ferita inguinale mi trapassa
    ma decentrata in alta sfera
    intellettualizzata
    così conforme del resto
    a donna di pensiero
    Mi compiaccio
    Sola vegeto sul suo nobile alato
    cerebro occidentale emisfero

    Logos trash (sul cavalcavia)

    Ah, l'Amore
    le cui forme
    (I corpi) dissoluti-dissolti

    Anime chiare (I corpi)
    anime vele
    autentiche come chimere

    Anonime aporie
    gesti irrisolti
    pendenze trascorsi-morti

    Volti assassini
    seni cosce
    sembianze di cielo

    Putrefazioni
    storie d'asfalto
    esondazioni d'organi
    fognature dissepolte

    Psicanalisi post femminista

    E' il punto G che conta
    il cerchio l'O di Giotto
    sostare sulla soglia
    con la porta socchiusa
    Ehi, dico, piano
    non occorre scardinare
    che non c'è serratura

    Brigatista d'immagine

    Guerrigliera delle mie parole
    gestivo uno sguardo diritto
    e ti schiacciavo il naso contro il muro
    sul mio Wonderbra che ingessa
    per farti finalmente guardare
    al muro in orizzontale appesa

    Ora che il fiume si è seccato
    con te spartisco il pane nero
    l'assassinio del discorso rotto
    In fiamme le parole vanno a ruba
    giù per il sentiero della trama
    sconnesse hanno perso il filo
    levata l'armatura
    ohi mi s'è smagliato il seno!
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mercoledì, 26 agosto 2009

OMAGGIO A LEONIDA REPACI - Viareggio - Villa Paolina

In attesa di tornare a proporre, a breve, testi creativi di autori che ritengo molto interessanti, inserisco in Dedalus in questi ultimi giorni di agosto, un altro post informativo, riguardante una mostra e un convegno che hanno luogo oggi a Viareggio dedicati a Leonida Repaci: interverranno tra gli altri Enzo Romeo e l'amico Ottavio Rossani, poeta, critico e giornalista, curatore del blog di poesia del Corriere della Sera, www.poesia.corriere.it .   I.M. 

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26 agosto 2009 a Viareggio, ore 21.30

Omaggio a Leonida Repaci.

Una mostra e un convegno con gli interventi di

Enzo Romeo e Ottavio Rossani

Geografia dell’anima. La Calabria di Leonida Rèpaci è la mostra costituita da 60 pannelli di grande formato e dedicata al grande scrittore calabrese e fondatore del OPremio Viareggio, che è stata inaugurata il 21 agosto nei locali di Villa Paolina a Viareggio (Lucca), e che si chiuderà il 30 agosto prossimo.

Sempre a Villa Paolina il 26 agosto, alle ore 21.30, si svolgerà il convegno Omaggio a Leonida Rèpaci con gli interventi di Enzo Romeo (TG2 RAI)e di Ottavio Rossani (Corriere della Sera). L’attore Salvatore Puntillo leggerà alcuni brani particolarmente significativi dello scrittore, Con un sottofondo musicale (dal vivo). Infine, la proiezione dello storico documentario RAI del 1973, girato ne La Pietrosa di Palmi, la villa a strapiombo sul Tirreno, amatissima dallo scrittore e della moglie Albertina, filmato nel quale Rèpaci racconta e si racconta. Il documentario è firmato da Stefano Vecchione ed Attilio Zagari; nel Catalogo della Mostra l’introduzione è di Maria Brancato.

“La Calabria è una terra grande quanto mezzo Piemonte, e io non posso dire di conoscerla tutta. È questa una delle mie spine. Ho girato tanto  mondo... e non conosco della terra nativa che quella balconata a mare infiorata di ulivi, di vigne, di eucalipti, di aranci, che guarda la Sicilia e le Eolie. Più che alla realtà, la Calabria appartiene per me alla geografia dell'anima...” Così scriveva Leonida Rèpaci nel suo Taccuino segreto. Partendo dalla sua celeberrima “favola” Quando fu il giorno della Calabria e spaziando poi in tutta la sua produzione letteraria, la mostra mette a confronto le parole di Rèpaci con immagini capaci di restituire le emozioni dello scrittore. Un viaggio nella regione attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuta e amata profondamente. Una storia che diventa sintesi del patrimonio storico, artistico, ambientale della regione.

La Mostra è stata ideata e prodotta dall’Associazione Amici Casa della Cultura ‘Leonida Répaci’ di Palmi, città natale di Leonida Rèpaci, e viene presentata a Viareggio grazie alla collaborazione fra il Comune di Viareggio e l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria.

La Mostra, con ingresso libero, resterà aperta, escluso il lunedì, dalle ore 18 alle 23.
Per informazioni: Ufficio Cultura Comune di Viareggio, tel. 0584 961076 – 966341. www.comune.viareggio.lu.it;
ufficiocultura@comune.viareggio.lu.it

 

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categorie: viareggio, ottavio rossani, enzo romeo, premio viareggio, leonida repaci
martedì, 04 agosto 2009

"Cultura scritta e società" - Master - Università della Tuscia

Riporto il bando di un Master in "Cultura scritta e società" organizzato dall'Università della Tuscia il cui scopo è quello di fornire agli interessati gli strumenti per  svolgere le professioni di bibliotecario, archivista, documentalista e collaboratore di case editrici.

Colgo anche l'occasione per augurare a tutte e a tutti un'estate ricca di felici ispirazioni, letterarie ed umane.  I.M.

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“Cultura Scritta e Società”

Master

Facoltà di Lingue e

Letterature Straniere

Moderne

Università degli Studi della Tuscia

COMITATO ORDINATORE

Prof. Fabio Troncarelli

Prof. Leonardo Rapone

Prof. Saverio Ricci

Prof. Gino Roncaglia

Prof. Maria Paola Saci

Dott. Pamela Michelis

Dott. Francesca Lotti

SEGRETERIA:

Dipartimento Ciclamo,

Facoltà di Lingue e Letterature Moderne,

via S. Maria in Gradi 4, Viterbo 01100

Tel.0761/357607

e-mail: lucianagrazini@unitus.it

ORGANIZZAZIONE DIDATTICA:

Dott. Pamela Michelis

e-mail: michelispamela@hotmail.it

 

 

 

l Master di primo Livello in “Cultura scritta e società” sviluppa temi e problemi di “Storia della comunicazione”. La storia della comunicazione permette di ricostruire l’evoluzione delle tecniche e dei metodi di  comunicazione e trasmissione della cultura dall’antichità ai nostri giorni.

Il Diploma, rilasciato dall’Università degli Studi della Tuscia e valido a tutti gli effetti di legge, costituisce specifico titolo di studio e requisito preferenziale per il superamento di concorsi pubblici correlati a questi argomenti. Il Master ha come obiettivo principale quello di fornire ai partecipanti gli strumenti necessari per la descrizione e catalogazione di manoscritti, documenti di archivio, libri, foto, stampe, documenti scritti e visivi e per la collaborazione occasionale o il lavoro continuativo con case editrici. Al termine del percorso formativo il partecipante ha acquisito competenze e conoscenze utili per svolgere le funzioni ordinarie di bibliotecario, archivista, documentalista, esperto in tecniche

di archiviazione fotografica nei musei e nelle istituzioni dotate di materiale scritto, visivo e sonoro, operando come libero professionista o come dipendente di un ente pubblico o privato. Nello stesso tempo il Master fornisce gli strumenti concettuali e tecnici per una collaborazione professionale con le case editrici. Il corso di Master si rivolge principalmente a titolari di Lauree di I Livello. Gli insegnamenti sono organizzati in moduli suddivisi per aree didattiche. Ogni insegnamento prevede lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche. Saranno tenute lezioni di antropologia della scrittura,

paleografia, archivistica, storia del libro, storia dei mezzi di comunicazione di massa e delle tecniche di

comunicazione nella società contemporanea, con esercitazioni pratiche in biblioteca ed in archivio.

Saranno tenute anche lezioni ed esercitazioni sulle tecniche di pubblicazione online, gli E-books e l’Elearning. Oltre alle lezioni frontali, si svolgeranno lezioniesercitazioni su manoscritti, documenti d’archivio, libri rari e testimonianze storiche custoditi in istituzioni prestigiose, come ad esempio la Biblioteca Nazionale di Roma, l’Archivio di Stato di Roma, l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, la biblioteca Casanatenese di Roma, la Biblioteca dell’Antonianum di Roma, la Biblioteca degli Ardenti di Viterbo. Si terranno inoltre due cicli di seminari. Il primo ciclo di seminari prevede lezioni di responsabili di case editrici (Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Settecittà, Coniglio, Fazi, Castelevecchi, Onyx, Socrates) con esercitazioni pratiche di tecniche editoriali (come, ad esempio, l’ impaginazione, la revisione e correzione delle bozze, la compilazione di indici analitici, la preparazione della quarta di copertina). Il secondo ciclo di seminari prevede lezioni di scrittori professionisti, sceneggiatori, giornalisti e pubblicitari tra i quali figurano Rosalba Campra ( Gli anni dell’Arcangelo, Il

filo, 2007), Antonio Pascale ( Scienza e sentimento, Einaudi 2008), Renzo Paris, ( Cani sciolti, De Donato 1999; La croce tatuata, Fazi, 2005) Mario Quattrucci ( Marè in luogo di Mare, Robin 2009), Francesco Piccolo (scrittore e sceneggiatore: di Il Caimano, di Nanni Moretti; Caos Calmo di Antonello Grimaldi) Mauro Casiraghi (scrittore e sceneggiatore di Un Posto al Sole, La Squadra, RIS), Pasquale Chessa (Vicedirettore di Panorama); Gioacchino del Balzo (Marketing Consultino Pirelli). Anche questi seminari prevedono esercitazioni pratiche: in accordo all’identità dei docenti invitati ai seminari, si svolgeranno esercitazioni di scrittura creativa, di elaborazione di sceneggiature e di composizione di articoli di giornale. Il corso avrà la durata di 9 mesi, da novembre 2009 a Luglio 2010, secondo un calendario articolato che prevede lezioni nella Facoltà di Lingue e Letterature moderne a Viterbo; seminari ed esercitazioni in biblioteca, in archivio e in case editrici a Viterbo ed a Roma.

A complemento del corso è prevista una settimana di seminario nella sede del CSALP dell’Università della Tuscia di Pieve Tesino di Trento. Il seminario ha carattere internazionale e prevede la partecipazione di studiosi che provengono da Università italiane ed europee, come la Tuscia, La Sapienza, Pisa, Alcalà de Henares, Valencia.  I partecipanti al corso saranno ospitati nella sede del CSALP.

La sede della Direzione del Master è presso la cattedra di Paleografia della Facoltà di Lingue e

Letterature moderne dell’Università della Tuscia.  Il contributo di iscrizione richiesto è di € 1.500,

che possono essere versate in due rate all’atto dell’iscrizione e a metà dei corsi.

Le iscrizioni si effettuano tramite presentazione alla segreteria del Master di una domanda, con allegato

curriculum (è possibile iscriversi online collegandosi a: www.unitus.it). Il termine ultimo per iscriversi

è il 15 ottobre 2009. L’impegno didattico richiesto è di 600 ore complessive per un totale di 60

crediti. La frequenza è obbligatoria per almeno l’ 80% delle ore totali di lezione e  per le esercitazioni.

 

 

postato da: ivanomugnaini alle ore 13:39 | link | commenti | commenti
categorie: master, università della tuscia, master - università della tusci

Chi sono

Utente: ivanomugnaini
Nome: Ivano Mugnaini
IVANO MUGNAINI Si è laureato in Lettere Moderne all'Università di Pisa. E' autore di testi di prosa, poesia e saggistica. E' direttore della collana di narrativa dell'editrice "Puntoacapo". Cura la rubrica "L'ombra del vero", sul sito della Bompiani RCS: www.bompiani.rcslibri.it/speakerscorner , all'interno del quale propone suoi racconti e sue "rivisitazioni" di film e classici letterari. Pubblica suoi testi e recensioni per alcune riviste nazionali tra cui: "L' Immaginazione", "La Mosca di Milano" e numerose altre. Pubblica note di lettura anche su riviste diffuse tramite Internet. In particolare Vico Acitillo 124 - Poetry Wave, www.vicoacitillo.it, su "Via Delle Belle Donne", su "Rebstein" e sul sito "Sinestesie", di cui è redattore per la sezione "Scritti di poesia", E' socio e collaboratore del Gruppo Internazionale di Lettura di Pisa. Collabora, come autori di testi, con alcune associazioni culturali, tra cui "Il Teatro di Campana". Alcuni suoi racconti e poesie sono stati letti e commentati in trasmissioni radiofoniche di Rai - Radiouno. Fa parte della Giuria di alcuni Premi letterari, tra cui il Concorso nazionale di poesia "Astrolabio". Il suo racconto "Desaparecidos" è stato pubblicato nell'Antologia "Parole di Carta" recentemente pubblicata da Marsilio Editore. E' autore di racconti premiati o segnalati in alcuni concorsi letterari, tra cui: Premio "Nuove Lettere" Istit. Italiano di Cultura (NA); "Città di Lanciano" (CH)ed altri. Ha pubblicato la raccolta di racconti "LA CASA GIALLA" e il romanzo "LIMBO MINORE" (Piero Manni editore, Lecce). E' autore di poesie e raccolte premiate o segnalate in concorsi letterari nazionali, tra cui: Premio "Eugenio Montale" (Roma) - Sez. Inediti Italiani - "Leopardi" (Recanati) Centro Studi Leopardiani; "Lerici-Pea" (SP) ; "Camaiore" (LU) -Sez. opere prime, ed altri. Ha pubblicato la silloge dal titolo "CONTROTEMPO". Tra i critici ed autori che hanno presieduto giurie in cui sono stati premiati i suoi testi, si sono occupati della sua attività letteraria o hanno scritto note o commenti sui suoi lavori, ricordiamo: Vincenzo Consolo, Gina Lagorio, Ferdinando Camon, Paolo Maurensig, Giorgio Saviane, Michele Dell'Aquila, Umberto Russo, Walter Mauro, Raffaele Nigro, Andrea Camilleri ed altri.

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