L'esitazione a cui fa riferimento il titolo della silloge inedita di Alessandro Polcri che propongo qui di seguito è forse quell'istante di riflessione ulteriore che ti coglie a sorpresa, a tradimento quasi; è, forse, quell'amo conficcato nella gola di tutti coloro che provano a volare per procacciarsi il nutrimento vitale, il cibo, ma anche il volo, la sensazione di essere, per un istante o per un tempo che deborda al di là dei suoi stessi confini, il punto di connessione tra l'aria, l'acqua e la terra: eterea consistenza, impalpabile solidità. Non è un caso, probabilmente, che l'esitazione sia messa in parallelo con l'esistenza. Quella fluttuazione costante è, nella traiettoria diretta verso una meta, o nella sua stessa autonoma essenza di tragitto, una forma dell'essere. Il parallelismo che mi sembra più netto, più marcato, è quello tra la poesia e la vita. Condotto da Polcri in modo tutt'altro che banale o scontato; anzi, combattuto, sofferto; ma alla fine la consapevolezza che la parola, scritta, sentita, vissuta o sognata, ha un ruolo preponderante nell'esistenza, in qualità di ente creatore-distruttore-ristrutturatore, emerge, riaffiora, si impone all'attenzione della mente e del corpo. Per portare avanti questa esplorazione parallela dei due mondi confluenti, quello del vivere e quello del dare alla vita forma e dimensione, necessita una visione panoramica, a tutto tondo, a 360 gradi. C'è bisogno di attraversare, cioè, il sublime e il concreto, il linguaggio ricercato e l'immediatezza del gergo quotidiano. "Anche se tu ora mi apparissi/ magari travestita nella cameriera/ che lascia il panino sul tavolo/ a dire «ecco, questo è il segreto»,/ non saprei portarlo sempre con me", scrive Polcri, e quel "tu", quel destinatario reale e ideale, l'autore lo sente, per dirla con le sue stesse parole, espresse in una sua lettera privata, "più come la Poesia o Dio con i quali dialogo sempre in assenza, mentre sono a caccia delle tracce da loro lasciate (l'esitazione è mia ma e' anche loro quando per un momento si fanno cogliere e sorprendere)". Tutto ciò, queste mete in costante movimento, sono inseguite dall'autore anche tramite il sestante del linguaggio, il caleidoscopio di riferimenti linguistici e letterari, le filosofie, la spiritualità, il bisogno di andare al di là delle crepe e del fango della terra desolata. Pur con la dolorosa, tenace consapevolezza che "la conoscenza assoluta è inconciliabile/ con la quotidiana gara". Ma non c'è sconfitta nella ricerca di Polcri, non traspare un senso di resa: c'è, semmai, una volontà di approfondimento ulteriore, come a cercare un'acqua ancora più densa e una giungla ancor più intricata. Non per sfida, non per vanto; per necessità, per la consapevolezza che c'è una chiave, fosse pure in una rilettura in apparenza vana di una sciarada infinitamente complessa. Il rimedio al vuoto del vivere, e all'interminabile labirinto dei segni che compongono i giorni e le parole, è, forse, nel cammino stesso e nell'utilizzo appassionatamente instancabile di quegli stessi segni. Mantenendo un contatto saldo e vivo con il destinatario che abbiamo scelto o che ci è capitato in sorte, per poter trovare il modo, la sequenza di fonemi e grafemi, per confermare a lui e a noi stessi che si vive "dovendo condividere il fiato/ e restituirlo all’intorno perché tu possa/ saltare dall’uno all’altro di noi/ e poi sparire come raggio o bolla/ senza centro e senza origine:/ tu, fine e sublime scaturigine/ tra il tutto e il nulla". I.M.
----------------------------------------
Alessandro Polcri è nato ad Arezzo nel 1967. Vive tra New York e Sansepolcro (AR). Si è laureato all’Università di Firenze in Letteratura Italiana del Rinascimento e ha conseguito il PhD in Letteratura Italiana alla Yale University nel 2004. È Assistant Professor of Italian alla Fordham University di New York. È redattore di Interpres (rivista di studi quattrocenteschi edita a Roma dalla Salerno Editrice) ed è condirettore della rivista Italian Poetry Review (presso la Columbia University e la Italian Academy for Advanced Studies in America, ma stampata a Firenze dalla Società Editrice Fiorentina). Ha pubblicato, tra le altre cose, saggi su Luigi Pulci, Matteo Maria Boiardo, Marsilio Ficino, Martino Filetico, Cosimo de’ Medici e numerose voci del Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (Firenze, Edizioni del Galluzzo). Sta ultimando un libro su Luigi Pulci e la Firenze dei Medici, ma si occupa attivamente anche di poesia contemporanea. Oltre al libro di poesie Bruciare l’acqua (prefazione di Alberto Bertoni, Firenze, Edizioni della Meridiana, 2008, premio speciale “Coppa del Giornale La Nazione” del premio “Le Muse-Pisa” 2009 e nella rosa dei finalisti del Premio Internazionale Mario Luzi 2009), ha recentemente pubblicato un breve racconto nell’ebook Italians. Una giornata nel mondo, introduzione di Beppe Severgnini, Milano, Rizzoli, 2008 (per scaricarlo: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/).
--------------------------------------------------
ALESSANDRO POLCRI
da dove esiti esisti (raccolta inedita)
C’è sempre un punto dove esiti
anche quando non ti vedo
e non conosco lo sforzo che fai
per lasciarti sentire.
Urli, ti rotoli
sbocci nei fiori
torci i venti
immagini nuovi cristalli
nelle pietre nascoste ovunque.
A volte percepisco che ci sei stata,
nulla più.
E la tua frustrazione
è quel lamento costante,
una radiazione di fondo
quel cigolìo perenne dell’universo.
***
Senza sentire sento
Altre voci fuori del mio udito
sento passare vicine
come dita di ragno
non fanno rumore
ma toccano il cuore
di una cosa dopo cosa
e l’una e l’altra calpestano
e il mondo traversano
e nel girotondo risvegliano il pensiero
di chi sente il loro silenzio.
Non mi interessa vedere
il corpo da cui emana il profumo
preferisco la scia, la traccia, il punto
della stanza che è diverso dagli altri
per quell’odore lieve che mi lascia
immaginare la storia del passaggio.
L’orma sulla neve mi affascina di più
dell’animale ormai imprendibile.
***
Se costeggio il bosco
ti sento narrare le tue storie
attraverso le mille bocche delle rane e dei gufi
il trascolorare del rumore dei rami
rotti dalle zampe dei cinghiali
e i tonfi secchi delle ghiande
mentre il vento spande l’eco del tuo canto
unito e coerente amalgama
di incoerenti note.
Da qui, dall’orlo dove mi trovo,
non mi è possibile separare
le diverse voci che compongono la tua.
Il continuum è il solo dato di fatto del tuo esistere,
del mio solo un ascolto occasionale.
***
Anche se tu ora mi apparissi
magari travestita nella cameriera
che lascia il panino sul tavolo
a dire «ecco, questo è il segreto»,
non saprei portarlo sempre con me
mentre pago il conto
o vado in farmacia
o chiudo la sera le finestre.
La conoscenza assoluta è inconciliabile
con la quotidiana gara.
***
Colpisco l’aria invano
per trovare le tue forme
tra gli spiri lievi nella stanza
e con il palmo della mano
accompagno il movimento di danza
del mio braccio teso verso il vuoto.
Poi penso che con un mantello di farina
potrei catturare le tue impronte
vaghe sulla terra e riconoscere
il ritmo del tuo passo,
illudendomi che tu sia ora
qui per me giunta a portarmi
in dono il tuo orologio
con cui misuri il tempo della bellezza
e le illusioni.
***
Sono a caccia
di una tua esitazione,
della bonaccia delle tue scorribande
di te che tra i forzati ritiri e le rivelazioni
trascegli sempre i momenti
meno naturali per ricevere piccole ovazioni
da chi t’ama senza conoscerti
ma solo per fama. M’acquatto
tra le macchine nel traffico al semaforo
m’illudo di vederti saltare fuori da un cespuglio
al parco o nella vasca dei pesci rossi
dove tra spugne e sassi vorrei scorgere
la punta del tuo occhio di luce.
Ma forse sei meno ovvia
e ti nascondi sotto alla corteccia
degli olmi e nei colmi dei catini
dove sei liquido flusso delle acque
oppure sei semplicemente scheggia
o aria che respiro
e che non posso trattenere
dovendo condividere il fiato
e restituirlo all’intorno perché tu possa
saltare dall’uno all’altro di noi
e poi sparire come raggio o bolla
senza centro e senza origine:
tu, fine e sublime scaturigine
tra il tutto e il nulla.
Il libro di Alberto Toni, pubblicato di recente da Jaca Book nella collana "I Poeti", ci conduce, senza strepito, senza eccessi e senza colpi di teatro fuori luogo e fuori scena, all'incontro con versi autentici, genuini, in grado di generare riflessioni ed emozioni altrettanto salde, sensate, corpose. Come opportunamente osserva Roberto Mussapi nella sua nota al libro, nelle poesie di Toni "tutto scorre come in un film limpido e come animato da una quotidianità fuori dal tempo". Lo stesso può valere anche per un altro libro dato alle stampe da Toni quest'anno, Mare di dentro, pubblicato da Puntocapo editrice. Ciò che colpisce in Alla lontana, alla prima luce del mondo è proprio questa capacità di partire da eventi del tutto normali, in apparenza, per giungere poi a mostrare ciò che di più profondamente umano si cela nelle cose e negli accadimenti di tutti i giorni, nella vita che viviamo o percepiamo, negli attimi e nei ricordi, nelle immagini, nei suoni, nell'aria percorsa da respiri e stagioni. Emblematica in tale ottica è la poesia che qui propongo per ultima: le sequenze dell'esibizione dei pattinatori alle Olimpiadi Invernali del 2006 le abbiamo viste in molti e in molti le ricordiamo. Si tratta di una piccola-grande tragedia amplificata dalla televisione, che, come un immenso coro, l'ha trasmessa a milioni di persone, obbligate a confrontarsi con il mistero della sconfitta, un attimo in cui la sorte, il Fato, rivelano il loro beffardo, incontrastabile potere. In fondo è un evento di poco conto: un gesto di disappunto, uno sguardo sospeso tra il comico e il drammatico. Ma la poesia autentica, quella di Alberto Toni, in questo caso, recupera quell'istante, lo raccoglie dalla memoria come un relitto, o un naufrago ancora vivo, arrivando a cogliere, senza imporre soluzioni o risposte, il senso ulteriore, la sconfitta condivisa, il momento in cui tutti quanti ci siamo arresi "al grande tradimento/ dell'equilibrio". Lo stesso meccanismo, la stessa abilità sommessa e efficace di esplorare situazioni in cerca di un pathos spontaneo, profondo, si riscontra in tutte le poesie del libro; quelle personalissime, "A casa" ad esempio, istantanea di una vita, della storia di un uomo, e quelle in cui il personale si unisce al sociale, la passione individuale si fa civile, non come sterile predica o comizio, ma come reale necessità di indicare la strada che conduce ad una vita più giusta ed equa. In questo spazio di Dedalus posso proporre solo qualche stralcio e qualche testo. L'invito, in questo come in altri casi, è quello di incuriosirsi, cercare il libro, acquistarlo, esplorarlo lasciandosi esplorare. Perché, anche attraverso la poesia e la letteratura, oggi più che mai "è tempo/ di sbracciarsi in avanti". I.M.
-------------------------------------------------------------------------
ALBERTO TONI
testi tratti da
ALLA LONTANA,
ALLA PRIMA LUCE DEL MONDO
Jaufre Rudel Oggi c'è un timido vento di scirocco, scrivo, se e quando il mio trovar t'è grato, di lontano ti giunga con la mia forza intatta. Perché non c'è niente oltre lo schermo e non la voce che prima ho sentito al telefono. Là sulla costa atlantica a New York t'immagino di profilo o è il riverbero scolpito sullo schermo bianco. Re: NY tips, l'invio immediato, la forbice che taglia di netto il foglio, ché non c'è niente di più dolce dell'amore di lontano. *** Alla lontana, alla prima luce del mondo Alla lontana, alla prima luce del mondo, quando per te è giorno, moglie mia, io ti ricordo dietro la benda che mi copre e mi vieta di esistere. Sarà giorno, è vero, come quando facevamo colazione nella stanza sul giardino. È un po' che non sento piangere i figli dei vicini, la piccola aveva un anno quando sono partito. Il rumore qui sopravanza di gran lunga il cielo e l'infanzia. Il nero di notte è nero, alla fuga, ai lampi, di maceria in maceria, rompe il sonno che non è sonno. Non so che fanno i soldati di là dal fiume, so che mi tocca rispondere. * * * A casa per Raùl Rivero Sono di nuovo a casa, dice, rianimato dalla stagione, dalle strade di sempre. La pioggia se ne va, è stato un timido assalto alla sua figura, con tutta la sua lunga storia, così lontana. Come un risultato insperato. La moglie lo guarda seduto sul divano in salotto. Dicembre 2004 *** Dico ai miei ragazzi a scuola che è tempo di sbracciarsi in avanti. Uno per uno, facendo leva su sentimento e ragione. L'aria, sì l'aria così fresca alle otto del mattino nell'aula piccola e affollata di pensieri, di fulminei sguardi, tradimenti da niente. Serve un foglio bianco all'appello, le idee non mancano, tenetele, per tutto quello che non c'è ancora, per un giorno d'aria più fredda, di freddo intenso o d'interiore avviso o d'altro improvviso insuperato cielo di sentinella. Così dal contrasto per ricreare o rispondere, farsi artefici, non altro aspetto, non di altri i gesti, i movimenti della mano che disegna e incide, sferza le età già trascorse, quelle future di certo limo alimenta. *** Olimpiadi Invernali 2006 a Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio, pattinatori Nel finale del samba sono a terra, poi vanno di nuovo avanti, sul ghiaccio ma s'era fatto morbido e scivoloso, sì, scivola il sogno olimpico, così sognato, così lungamente accarezzato ma non caro al divino, al supremo astro che gira e toglie il passo. A lungo si sono guardati dentro, ognuno per sé, o all'altro indicando nel respiro il torto, contro la cosa, il fatto inverosimile e penoso, contro l'oro perduto e il pianto trattenuto, contro la corsa e il battito corporale, mani e gambe al grande tradimento dell'equilibrio.
C'è una volontà tenace, nella poesia di Renzià D'Incà, di contrastare il dolore. Anche e soprattutto quello più subdolo, quello che si traveste da dovere, da convenzione consolidata, da presupposta Santa Inquisizione e Purificazione di colpe antiche e moderne, peccati più o meno originali ma sempre additati come atti di sfida da scontare. Per contrastare il dolore si può tentare di ignorarlo, schivandolo, camuffandolo, ricoprendolo di vesti posticce di immagini e di parole, oppure, con metodo opposto, si può provare a guardarlo negli occhi, per iniziare il cammino verso una forma di dialogo, una comunicazione: percorrendo in punta di piedi la stretta linea di confine che separa la forma altra, eterogenea, dall'abisso degli specchi, l'immedesimazione, la voglia di essere risucchiati da un gorgo. La sintesi mirabile di questo incontro-scontro tra l'io e l'opposto del sé, Renzia D'Incà l'ha offerta nei versi de Il Basilisco, un libro che ha ottenuto riscontri significativi, proprio per la capacità di proporre un approccio diretto alla necessità e al rischio di fare i conti con una parte oscura che attrae e respinge, affascina e inorridisce. Propongo qui in Dedalus qualche stralcio di testi tratti sia da Il Basilisco che da altri volumi editi dalla D'Incà. Ho tratto le liriche qui proposte dal sito della poeta di origine veneta da tempo residente in Toscana. Il sito della D'Incà, www.renziadinca.com, mi è parso anch'esso coerente con il suo modo di scrivere e di rapportarsi al mondo della poesia e al mondo tout court: sobrio, funzionale, attento all'estetica ma alieno ai fronzoli fini a loro stessi. Lo stesso atteggiamento, la stessa volontà di rivelarsi senza mai abdicare del tutto al diritto di conservare quel filo di mistero che è rispetto per la sacralità della persona e della poesia , l'ho trovata anche nei versi che propongo qui di seguito. Renzia D'Incà chiama il lettore a confrontarsi assieme a lei con il bello e l'orrendo, l'arte e l'assurdo, l'anelito all'eccelso che incontra sulla sua strada il becero, il violento, il nemico giurato di tutto ciò che è armonia: questi ostacoli ottusi, questi avversari tenacemente ottusi, l'autrice li contrasta con le armi che le sono proprie: l'intelligenza, l'ironia, la capacità di restare con i piedi per terra senza smettere di sognare nuvole baciate dal sole. E' ancora L'altro sguardo, titolo di un suo libro di qualche tempo fa, a costituire l'arma privilegiata di esistenza e resistenza. Ed è uno sguardo che coinvolge, quello di Renzia D'Incà, per le verità che sa proporre mentre dichiara, solenne e serena, "Io sono un'insostenibile bugia". E forse non è casuale l'uso di un'aggettivo che si pone in parallelo alla leggerezza dell'essere di Kundera. Una "guerrigliera delle parole", che ha il coraggio di osservare che "noi siamo l'amore e gli inferni domestici", ma che sa anche dire, e dirsi, tramite la poesia e la fedeltà ad essa: "io non sono un desiderio imploso/ e nemmeno una bruciante vendetta/ Sono la necessità/ che sopravvive ai sogni". I.M.
--------------------------------------------------------
...L'altro sguardo...
*
io non sono un desiderio imploso
e nemmeno una bruciante vendetta
Sono la necessità
che sopravvive ai sogni
*
io emigrante in terra di nessuno
coincidenza di opposti
convivo tra opposte polarità
io somma di numeri negativi
che fa sempre zero
luogo geometrico dove non mi incontro mai
oscuro presentimento fa di me un fuori legge
avverto clamore di poteri precostituiti
( non lavoro per bande
né per confraternite segrete)
-che sarà di me-
allaccio resistenze misteriose con gli angeli
per sollevarmi un pò da terra
ciclopica gravità mi sbatte al suolo
cado e mi rialzo con dignità
-almeno così m'illudo-
intanto la Storia passa sottotraccia
alla mia vita
ed io lancio per mare non informatico
segnali di vita in bottiglia cosmica
*
io sono
un'insostenibile bugia
un ghirigoro a lapis
sopra le certezze di un'adolescenza antica
io sono ciò che resta
del precipitato di nebbie alpine
corpuscolo di smog
atomo radioattivo cesio 173
sono la derivata alchemica
di un singhiozzo femminile
e una bestemmia paterna
sono la linea retta
fra due punti
A come abbandono
B come bambino
*
mi fanno paura la carne e il sangue
le pozzanghere scure
la notte dove tutte le vacche sono grigie
mi fanno orrore le siringhe
gli strumenti di tortura
la Prozac-felicità
e la porno-noia
Cosa ci rimane in fondo
che cosa ci consola
una sagace follia (?)
*
noi siamo ciò
che siamo stati
la memoria non serve a vivere
serve a non dimenticare
che siamo fallibili e soli
a scegliere fra luce e tenebra
noi torneremo sempre
nell'esatto punto
in cui è iniziato il nostro viaggio
condannati ad essere decisi
dagli eventi che ci hanno partorito
noi siamo l'amore e gli inferni domestici
da cui ci siamo illusi
di aver preso le distanze
in volo solitario
noi siamo sempre ciò che siamo stati
anche se ci merita un destino migliore
e la memoria serve solo a ricordarci
che il nostro viaggio è un eterno ritorno
dalla notte in corsa cieca incontro
a un'eterna notte
*
quando le parole annegano il discorso
meglio sostare sulla soglia del non dire
ad ascoltare il silenzio
--------------------------------------------------------------------
l'amante è più divino dell'amato
perché Dio è nel primo ma non nell'altro
(Platone - Simposio)
Brani estratti
Da Camera ottica (Baroni, Viareggio 2001)
In attesa di tornare a proporre, a breve, testi creativi di autori che ritengo molto interessanti, inserisco in Dedalus in questi ultimi giorni di agosto, un altro post informativo, riguardante una mostra e un convegno che hanno luogo oggi a Viareggio dedicati a Leonida Repaci: interverranno tra gli altri Enzo Romeo e l'amico Ottavio Rossani, poeta, critico e giornalista, curatore del blog di poesia del Corriere della Sera, www.poesia.corriere.it . I.M.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
26 agosto 2009 a Viareggio, ore 21.30
Omaggio a Leonida Repaci.
Una mostra e un convegno con gli interventi di
Enzo Romeo e Ottavio Rossani
Geografia dell’anima. La Calabria di Leonida Rèpaci è la mostra costituita da 60 pannelli di grande formato e dedicata al grande scrittore calabrese e fondatore del OPremio Viareggio, che è stata inaugurata il 21 agosto nei locali di Villa Paolina a Viareggio (Lucca), e che si chiuderà il 30 agosto prossimo.
Sempre a Villa Paolina il 26 agosto, alle ore 21.30, si svolgerà il convegno Omaggio a Leonida Rèpaci con gli interventi di Enzo Romeo (TG2 RAI)e di Ottavio Rossani (Corriere della Sera). L’attore Salvatore Puntillo leggerà alcuni brani particolarmente significativi dello scrittore, Con un sottofondo musicale (dal vivo). Infine, la proiezione dello storico documentario RAI del 1973, girato ne La Pietrosa di Palmi, la villa a strapiombo sul Tirreno, amatissima dallo scrittore e della moglie Albertina, filmato nel quale Rèpaci racconta e si racconta. Il documentario è firmato da Stefano Vecchione ed Attilio Zagari; nel Catalogo della Mostra l’introduzione è di Maria Brancato.
“La Calabria è una terra grande quanto mezzo Piemonte, e io non posso dire di conoscerla tutta. È questa una delle mie spine. Ho girato tanto mondo... e non conosco della terra nativa che quella balconata a mare infiorata di ulivi, di vigne, di eucalipti, di aranci, che guarda la Sicilia e le Eolie. Più che alla realtà, la Calabria appartiene per me alla geografia dell'anima...” Così scriveva Leonida Rèpaci nel suo Taccuino segreto. Partendo dalla sua celeberrima “favola” Quando fu il giorno della Calabria e spaziando poi in tutta la sua produzione letteraria, la mostra mette a confronto le parole di Rèpaci con immagini capaci di restituire le emozioni dello scrittore. Un viaggio nella regione attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuta e amata profondamente. Una storia che diventa sintesi del patrimonio storico, artistico, ambientale della regione.
La Mostra è stata ideata e prodotta dall’Associazione Amici Casa della Cultura ‘Leonida Répaci’ di Palmi, città natale di Leonida Rèpaci, e viene presentata a Viareggio grazie alla collaborazione fra il Comune di Viareggio e l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria.
La Mostra, con ingresso libero, resterà aperta, escluso il lunedì, dalle ore 18 alle 23. Per informazioni: Ufficio Cultura Comune di Viareggio, tel. 0584 961076 – 966341. www.comune.viareggio.lu.it;
ufficiocultura@comune.viareggio.lu.it
Riporto il bando di un Master in "Cultura scritta e società" organizzato dall'Università della Tuscia il cui scopo è quello di fornire agli interessati gli strumenti per svolgere le professioni di bibliotecario, archivista, documentalista e collaboratore di case editrici.
Colgo anche l'occasione per augurare a tutte e a tutti un'estate ricca di felici ispirazioni, letterarie ed umane. I.M.
“Cultura Scritta e Società”
Master
Facoltà di Lingue e
Letterature Straniere
Moderne
Università degli Studi della Tuscia
COMITATO ORDINATORE
Prof. Fabio Troncarelli
Prof. Leonardo Rapone
Prof. Saverio Ricci
Prof. Gino Roncaglia
Prof. Maria Paola Saci
Dott. Pamela Michelis
Dott. Francesca Lotti
SEGRETERIA:
Dipartimento Ciclamo,
Facoltà di Lingue e Letterature Moderne,
via S. Maria in Gradi 4, Viterbo 01100
Tel.0761/357607
e-mail: lucianagrazini@unitus.it
ORGANIZZAZIONE DIDATTICA:
Dott. Pamela Michelis
e-mail: michelispamela@hotmail.it
l Master di primo Livello in “Cultura scritta e società” sviluppa temi e problemi di “Storia della comunicazione”. La storia della comunicazione permette di ricostruire l’evoluzione delle tecniche e dei metodi di comunicazione e trasmissione della cultura dall’antichità ai nostri giorni.
Il Diploma, rilasciato dall’Università degli Studi della Tuscia e valido a tutti gli effetti di legge, costituisce specifico titolo di studio e requisito preferenziale per il superamento di concorsi pubblici correlati a questi argomenti. Il Master ha come obiettivo principale quello di fornire ai partecipanti gli strumenti necessari per la descrizione e catalogazione di manoscritti, documenti di archivio, libri, foto, stampe, documenti scritti e visivi e per la collaborazione occasionale o il lavoro continuativo con case editrici. Al termine del percorso formativo il partecipante ha acquisito competenze e conoscenze utili per svolgere le funzioni ordinarie di bibliotecario, archivista, documentalista, esperto in tecniche
di archiviazione fotografica nei musei e nelle istituzioni dotate di materiale scritto, visivo e sonoro, operando come libero professionista o come dipendente di un ente pubblico o privato. Nello stesso tempo il Master fornisce gli strumenti concettuali e tecnici per una collaborazione professionale con le case editrici. Il corso di Master si rivolge principalmente a titolari di Lauree di I Livello. Gli insegnamenti sono organizzati in moduli suddivisi per aree didattiche. Ogni insegnamento prevede lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche. Saranno tenute lezioni di antropologia della scrittura,
paleografia, archivistica, storia del libro, storia dei mezzi di comunicazione di massa e delle tecniche di
comunicazione nella società contemporanea, con esercitazioni pratiche in biblioteca ed in archivio.
Saranno tenute anche lezioni ed esercitazioni sulle tecniche di pubblicazione online, gli E-books e l’Elearning. Oltre alle lezioni frontali, si svolgeranno lezioniesercitazioni su manoscritti, documenti d’archivio, libri rari e testimonianze storiche custoditi in istituzioni prestigiose, come ad esempio la Biblioteca Nazionale di Roma, l’Archivio di Stato di Roma, l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, la biblioteca Casanatenese di Roma, la Biblioteca dell’Antonianum di Roma, la Biblioteca degli Ardenti di Viterbo. Si terranno inoltre due cicli di seminari. Il primo ciclo di seminari prevede lezioni di responsabili di case editrici (Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Settecittà, Coniglio, Fazi, Castelevecchi, Onyx, Socrates) con esercitazioni pratiche di tecniche editoriali (come, ad esempio, l’ impaginazione, la revisione e correzione delle bozze, la compilazione di indici analitici, la preparazione della quarta di copertina). Il secondo ciclo di seminari prevede lezioni di scrittori professionisti, sceneggiatori, giornalisti e pubblicitari tra i quali figurano Rosalba Campra ( Gli anni dell’Arcangelo, Il
filo, 2007), Antonio Pascale ( Scienza e sentimento, Einaudi 2008), Renzo Paris, ( Cani sciolti, De Donato 1999; La croce tatuata, Fazi, 2005) Mario Quattrucci ( Marè in luogo di Mare, Robin 2009), Francesco Piccolo (scrittore e sceneggiatore: di Il Caimano, di Nanni Moretti; Caos Calmo di Antonello Grimaldi) Mauro Casiraghi (scrittore e sceneggiatore di Un Posto al Sole, La Squadra, RIS), Pasquale Chessa (Vicedirettore di Panorama); Gioacchino del Balzo (Marketing Consultino Pirelli). Anche questi seminari prevedono esercitazioni pratiche: in accordo all’identità dei docenti invitati ai seminari, si svolgeranno esercitazioni di scrittura creativa, di elaborazione di sceneggiature e di composizione di articoli di giornale. Il corso avrà la durata di 9 mesi, da novembre 2009 a Luglio 2010, secondo un calendario articolato che prevede lezioni nella Facoltà di Lingue e Letterature moderne a Viterbo; seminari ed esercitazioni in biblioteca, in archivio e in case editrici a Viterbo ed a Roma.
A complemento del corso è prevista una settimana di seminario nella sede del CSALP dell’Università della Tuscia di Pieve Tesino di Trento. Il seminario ha carattere internazionale e prevede la partecipazione di studiosi che provengono da Università italiane ed europee, come la Tuscia, La Sapienza, Pisa, Alcalà de Henares, Valencia. I partecipanti al corso saranno ospitati nella sede del CSALP.
La sede della Direzione del Master è presso la cattedra di Paleografia della Facoltà di Lingue e
Letterature moderne dell’Università della Tuscia. Il contributo di iscrizione richiesto è di € 1.500,
che possono essere versate in due rate all’atto dell’iscrizione e a metà dei corsi.
Le iscrizioni si effettuano tramite presentazione alla segreteria del Master di una domanda, con allegato
curriculum (è possibile iscriversi online collegandosi a: www.unitus.it). Il termine ultimo per iscriversi
è il 15 ottobre 2009. L’impegno didattico richiesto è di 600 ore complessive per un totale di 60
crediti. La frequenza è obbligatoria per almeno l’ 80% delle ore totali di lezione e per le esercitazioni.